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Terremoti. Si rivalutano le tecniche tradizionali: da Sant’Angelo dei Lombardi all’Abruzzo
di ELEONORA PUNTILLO
corriere del Mezzogiorno 30 set 2010 Napoli


L’ex soprintendente Mario De Cunzo: «A Sant’Angelo si puntò fin da subito sul recupero del centro storico»

Sorpresa: l’Irpinia fa scuola 30 anni dopo
Restaurata La Cattedrale di Sant’Angelo dei Lombardi

Iterremoti insegnano. Quello di trent’anni fa in Irpinia ha insegnato che le tecniche e i materiali tradizionali sono migliori, più economici e soprattutto più sicuri del cemento e del ferro, e quindi il recupero è spessissimo molto più conveniente di demolizione e ricostruzione. Al meeting scientifico sul restauro che si svolgerà fra Avellino e Sant’Angelo dei Lombardi da oggi a sabato (con visite a numerosi centri storici recuperati), oltre che dalle terre ballerine di Calabria e Campania, anche da L’Aquila, un anno e mezzo dopo la tragedia del 6 aprile 2009 (308 vittime), interverranno il soprintendente Luca Maggi e l’assessore Vladimiro Placidi.

Nel trentennale del sisma del 23 novembre 1980, che uccise in Campania e Basilicata 2.914 persone (feriti 8.848, senza casa 280 mila), Sant’Angelo dei Lombardi è oggi all’attenzione degli esperti, perché sede della più importante esperienza di restauro e miglioramento sismico, quello della Cattedrale, lavori progettati nel 1985 dal compianto Antonino Giuffré, attuati dalla Soprintendenza, e riconosciuti a livello internazionale come esempio di una fondamentale svolta nei metodi di consolidamento della muratura.

Mario De Cunzo, nominato soprintendente per le zone terremotate di Avellino e Salerno mentre ancora si scavava fra le macerie, oggi docente nell’Università Suor Orsola, ricorda quella esperienza, dichiarandola «diversa da quella del Belice, dove la delocalizzazione, l’abbandono dei vecchi paesi in macerie sono stati un disastro! A Gibellina nuova, costruita dai più noti architetti italiani, con case basse e strade larghissime dove non si può più passeggiare, ho visto gli abitanti incontrarsi per chiacchierare in farmacia, il farmacista è evidentemente più umano degli architetti…!».

In Irpinia, invece, è andata meglio?

«Decisamente meglio: soltanto il Comune di Conza scelse la delocalizzazione e gli abitanti ancora se ne pentono. A Sant’Angelo dei Lombardi il sindaco Rosanna Repole e l’assessore Romoaldo Marandino scelsero subito il recupero del centro storico e chiamarono a operare la Soprintendenza e Italia Nostra. A quell’epoca la legge prevedeva che i cittadini potessero delegare il Comune o la Soprintendenza per la ricostruzione o il restauro della casa: moltissimi a Sant’Angelo, Sant’Andrea di Conza, Calitri, Caposele, Avellino, e in tanti altri paesi, delegarono proprio la Soprintendenza. Con i cittadini della zona e l’opinione pubblica ci fu un rapporto positivo sotto tutti gli aspetti. Ricordo che Indro Montanelli, nell’esprimere critiche durissime sugli interventi pubblici in Irpinia, scrisse che l’unico ufficio che aveva lavorato bene era stata la Soprintendenza di Avellino-Salerno. Ne scrissero tanti giornali stranieri, e la

Frankfurter Allgemeine Zeitung,

che è fra i più importanti quotidiani tedeschi, teneva addirittura una specie di rubrica periodica per parlare del nostro lavoro».

A Sant’Angelo che cosa ci fu di speciale?

«Ci fu una donna eccezionale, Rosanna Repole, sindaco che io considero una vera eroina del recupero. Ha avuto il Premio ‘‘Zanotti Bianco’’ da Italia Nostra. Lo diedero anche a me, ma il lavoro sul posto lo facevano tanti giovani collaboratori. Cito fra tutti Nora Sciré, che appena laureata arrivò da Genova, visse e lavorò prima in una roulotte, poi in una baracca. Ed è rimasta in Irpinia».

Che ha di speciale la tecnica adoperata a Sant’Angelo?

«Giuffré dimostrò nella pratica che l’uso di mattoni, tufo, pietra calcarea, legno, con tecniche costruttive tradizionali, era più sicuro e più economico…».

Mario De Cunzo precisa che da allora ci sono stati progressi nelle tecniche, ma che per converso si è fatta poca prevenzione: «Chi lavora per mettere in sicurezza gli edifici considera il terremoto un evento atteso, calibrato sul sisma più violento del passato. Il Codice di Pratica, metodo per verificare la vulnerabilità degli edifici di fronte a un evento atteso che non si sa quando verrà, ma verrà, è stato già redatto per Matera, Siracusa, Palermo. Perché venga fatto anche per Napoli abbiamo di recente sollecitato l’assessore regionale Taglialatela. Il Comune aveva previsto il famoso fascicolo di fabbricato agganciandolo alla concessione di contributi con il Progetto Sirena, ma lo hanno fatto in pochissimi».



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