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LOMBARDIA - I cinque ecomostri che feriscono Milano
Cesare Giuzzi
CORRIERE DELLA SERA 30 set 2010 Milano




Lo scheletro di cemento di Ponte Lambro? Solo un esempio. Ogni zona ha il suo sfregio I comitati: «Interveniamo prima del 2015»

Ci sono quelli mai finiti. Quelli solo accennati. E quelli che — nonostante l’estetica — hanno una loro funzione. Come l’eliporto che sovrasta i nuovi palazzi della Regione in via Melchiorre Gioia. Omagari come le torri vuote di via Stephenson ora in attesa di una maxi riqualificazione in vista dell’Expo. Ma per i milanesi sono e restano ecomostri.

Edifici, costruzioni, scheletri, nati fuori posto e condannati a deturpare il già malconcio paesaggio di città. Di sicuro sono monumenti al degrado da conservare «a futura memoria». Eppure, ad ogni legge speciale per i grandi eventi (il prossimo sarà l’Expo...), nascono nuovi orrori, come denunciano da anni Legambiente e i Verdi con il concorso «Non solo Punta Perotti».

AMilano sono stati censiti un migliaio di edifici e capannoni industriali abbandonati. Solo una parte però resiste da decenni a riqualificazioni e sviluppo. Il caso più emblematico è quello dell’hotel da 300 stanze costruito per i Mondiali di Italia ’90, a Ponte Lambro e rimasto come scheletro di cemento armato.

Dietro l’ecomostro non c’è solo una questione estetica. Anzi, secondo Daniela Volpi, presidente dell’Ordine degli architetti di Milano, il concetto stesso di «brutto» non esiste: «Gli ecomostri nascono dal contesto, non esistono progetti belli o brutti. Se un edificio resta abbandonato per anni il suo destino è inevitabile. Il peso della burocrazia è enorme».

Ecomostro ha rischiato di diventarlo, ad esempio l’ex istituto Marchiondi, il cui plastico è esposto al Mo.Ma di New York come esempio di architettura «brutalista». Diversa invece la questione della «stecca» di uffici di via Virgilio Ferrari, per la quale dopo anni di inutilizzo si sta tentando la ricollocazione immobiliare come alveare di loft. Dalla pensilina di piazza Piemonte, al centro di furenti polemiche dei residenti, fino ai parcheggi multipiano, come quello di Famagosta, ma gli ecomostri proliferano anche grazie agli interessi della criminalità organizzata e alle sue infiltrazioni nell’edilizia. Nell’aprile del 2008 venne abbattuto con l’esplosivo il «Blue residence» di via Tolstoj, a San Giuliano Milanese, «gemello» dell’ecomostro di Ponte Lambro. Gli abitanti festeggiarono. È rimasto l’unico caso di abbattimento a Milano.



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