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TOSCANA - LUCCA. Anfiteatro, piano a rischio. La Sovrintendenza avvia la revoca dell’ok al progetto
ILARIA BONUCCELLI
SABATO, 02 OTTOBRE 2010 IL TIRRENO - Lucca

L’ha dato e ora potrebbe ritiralo: il 22 settembre la Sovrintendenza ha attivato la procedura di revoca del parere favorevole alla realizzazione di un anfiteatro in piazzale Verdi. Anche se l’idea è del tedesco Hans Kollhoff, uno dei più importanti architetti europei, le Belle arti sono pronte a fermare il progetto inserito nel Piuss, il piano di riqualificazione del centro urbano, perché prevede la cancellazione del parco della Rimembranza e lo spostamento del monumento ai caduti.
Le Belle arti hanno dato tempo al Comune fino a lunedì per presentare una memoria difensiva, dopo di che revocheranno l’atto con cui a febbraio l’ex sovrintendente Guglielmo Malchiodi aveva espresso parere favorevole, sia da un punto di vista monumentale che paesaggistico, a tutti i progetti del Piuss.
A opporsi all’operazione di piazzale Verdi era stata Italia nostra che la considera sbagliato sia da un punto di vista architettonico che urbanistico. Già mesi fa aveva presentato un esposto che aveva portato alla sospensione del primo parere favorevole delle Belle arti. Ma il Comune ugualmente ha indetto la gara d’appalto (anche per l’anfiteatro) e la Sovrintendenza (che ha un nuovo dirigente) ha avviato la procedura per la revoca del nulla osta al progetto di piazzale Verdi «per carenza istruttoria e procedurale». E ha dato al Comune una decina di giorni (dalla notifica dell’atto) per presentare una memoria difensiva.
«Gli aspetti che contestiamo a questo progetto - esordisce l’architetto Roberto Mannocci, presidente di Italia nostra - sono sia urbanistici che architettonici visto che l’intervento distruggerebbe il parco della Rimembranza, con il monumento ai Caduti della grande guerra. Quello che il Comune sembra non voler capire è che tutti i monumenti ai caduti della prima guerra mondiale, compreso quello di Lucca, sono vincolati da una legge del 1926, mai abrogata e che solo il ministero può autorizzarne la demolizione (anche con ricostruzione) o la rimozione». Nel caso di piazzale Verdi, in effetti, è previsto lo spostamento delle opere scultoree «ma il monumento - evidenzia Mannocci - non coincide con il solo Faro e l’ara in pietra del Carso: il monumento è tutto il parco, compresi i sentieri alla cui intersezione sono state posizionate le opere scultoree, le piante e le aiuole che scomparirebbero con la realizzazione dell’Anfiteatro».
Infatti, il progetto proposto da Kollhoff prevede - secondo quanto si legge anche nell’esposto di Italia nostra - la rimozione o l’abbattimento di gran parte dei lecci (circa 65) delle aiuole, la rimozione delle opere di Francesco Petroni, la distruzione dell’impianto del parco e la ricollocazione degli elementi scultorei sul baluardo San Donato, circondandoli con una ventina di lecci tolti dal parco.
Dal punto di vista urbanistico, poi, per Mannocci è inconcepibile «pensare di collocare una struttura di forma ellittica, adibita a spettacoli, che avrebbe lo scopo di richiamare l’ellisse (per la corsa dei cavalli) realizzata dal Nottolini. Niente di più sbagliato perché intanto la struttura del Nottolini era in legno, mobile e collocata in una zona di poco pregio, per quanto interna alle Mura. Oggi, invece, questo anfiteatro, circondato da una siepe alta tre metri, per impedire a chi non paga il biglietto di vedere gli spettacoli, tappa porta S. Anna, aperta nel 1910, per creare un collegamento fra la città e quello che è diventato il quartiere più popoloso a ridosso delle Mura». Se questo non bastasse - aggiunge Mannocci - la delibera di Malchiodi sarebbe «viziata anche dal punto di vista formale. Con un unico atto viene dato il nulla osta sia monumentale che paesaggistico, per i quali sono necessari atti distinti. In più il potere di esprimere il parere paesaggistico compete all’apposita commissione comunale, avendo la Sovrintendenza solo il potere di controllo ed, eventualmente, di annullamento». Ecco, quindi, le contestazioni del parere che ora rischia la revoca «perché il Comune - conclude Mannocci - non ha voluto seguire i consigli della Sovrintendenza. E lo stesso sta facendo con lo stadio, dimostrando che il precedente dell’esposto su piazzale Verdi non ha insegnato nulla».



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