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Napoli. Vele di Scampia, da ecomostro a monumento, scatta il vincolo
Gerardo Ausiello
Il Mattino – Napoli 2/10/2010

Il sovrintendente Gizzi scrive al sindaco: «Complesso urbanistico di interesse culturale» La procedura
Il provvedimento sarà esaminato dagli enti locali entro 30 giorni poi tocca al ministero la valutazione

Da ecomostri a monumenti, da obbrobri a patrimoni da tutelare. Al centro della rivoluzione ci sono le Vele di Scampia, tristemente note in tutto il mondo come simbolo di degrado, insicurezza e illegalità. Da decenni si discute e si lavora per demolirle, ma molto presto saranno intoccabili. E’ la volontà di Stefano Gizzi, sovrintendente per i beni architettonici e paesaggistici, che ha avviato una procedura urgente per istituire un vincolo di legge sugli edifici. E’ tutto nero su bianco, in una lettera inviata ai funzionari della Sovrintendenza, alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania ed al Comune di Napoli. L'obiettivo della missiva è la predisposizione in tempi rapidi di «tutti gli atti propedeutici ad un'eventuale dichiarazione di interesse culturale per il complesso storico-architettonico- urbanistico delle Vele, soprattutto in relazione a quanto previsto dal codice dei Beni culturali in riferimento ai valori della storia, della cultura, della civiltà e della vita sociale». Ma perché questa decisione? Secondo Gizzi si tratta di un'opera importante, «progettata dall'insigne architetto Franz Di Salvo e riportata in una copiosa letteratura». A questo punto dalla data di invio della lettera (il 14 settembre scorso) gli enti interessati hanno un mese di tempo per presentare eventuali osservazioni. Poi dovrà arrivare il via libera del ministro Sandro Bondi. Si va dunque verso lo stop alle ruspe che, nonostante la carenza di fondi, sono già entrate in azione nel quartiere per abbattere due delle sette Vele. Nati a seguito della legge 167 del 1962, gli edifici a forma triangolare si ispirarono ai principi delle unitès d'habitations di Le Corbusier e alle strutture «a cavalletto» proposte da Kenzo Tange. Il progetto iniziale messo a punto da Di Salvo prevedeva la realizzazione di grandi unità abitative dove centinaia di famiglie avrebbero potuto integrarsi e creare una nuova comunità, gettando le basi per un riscatto sociale. Accanto alle Vele, inoltre, avrebbero dovuto vedere la luce centri sociali, uno spazio di gioco per bambini ed altre attrezzature collettive. Il sogno si è però trasformato in un incubo poiché il complesso residenziale è diventato un ghetto, regno dello spaccio e della delinquenza. Anche il regista Matteo Garrone ha scelto di ambientare nelle Vele molte scene del film «Gomorra». Da qui il pressing della politica per arrivare in tempi brevi alla demolizione o almeno ad un cambio di destinazione d'uso, come stabilito dal consiglio comunale. Una posizione rilanciata nelle scorse settimane dal capogruppo regionale del Nuovo Psi, Gennaro Salvatore, che ha appoggiato la proposta del sindaco di Roma Gianni Alemanno: «Le Vele vanno demolite per riqualificare Scampia». Sul caso si esprime anche il capogruppo comunale di Iniziativa Popolare, Marco Mansueto: «Ritengo - scrive a tal proposito sul suo blog (www.marcomansueto.it) - che una decisione di tale importanza debba essere condivisa con i tanti napoletani che vivono quotidianamente questa realtà. Ecco perché ho lanciato il dibattito on line a cui spero vogliano partecipare numerosi cittadini. Lunedì presenterò invece un'interrogazione al sindaco Rosa Russo Iervolino per conoscere le intenzioni dell'amministrazione sul futuro delle Vele».



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