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Centri storici soffocati dal cattivo gusto. L´archistar Foster: "Italia, cambia la legge"
Carlo Alberto Bucci (in collaborazione con Nicola Pellicani)
La repubblica 4/10/2010

I direttori dei musei internazionali lanciano l´appello: salvate Venezia deturpata

Roma invasa dai maxi cartelloni. Ma vieta i poster sul restauro del Colosseo

A Roma più di sessanta palazzi storici trasformati in cartelloni pubblicitari. A Firenze almeno 37 edifici ammantati di poster. E Milano che di réclame formato cantiere ne conta qualcosa come 261. E poi Venezia, che ha solo 6 gioielli impacchettati per pubblicizzare Rolex, Coca Cola, Bulgari. Ma è la perla della Laguna ad aver svegliato lo sdegno internazionale.
Contro l´uso delle sponsorizzazioni invadenti sui ponteggi di restauro a palazzo Ducale e sul ponte dei Sospiri i direttori dei maggiori musei del mondo, capeggiati dall´archistar sir Norman Foster, hanno scritto al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e al sindaco Giorgio Orsoni. Chiedono che mai più su piazza San Marco e sul ponte dei Sospiri i turisti si trovino davanti i mega poster: réclame gigantesche che nascondo - fino alla fine dei lavori, nel settembre 2011 - gli archi e le grazie dell´architettura gotica. Ma la lettera degli esperti internazionali coinvolge tutto il sistema dei restauri in Italia. Si apre infatti con una richiesta precisa «al governo italiano»: «cambiare la legge che permette le enormi pubblicità sui ponteggi dei palazzi pubblici».
La lettera, firmata tra gli altri da Neil MacGregor del British Museum e da Glenn Lowry che guida il Moma di New York, è stata lanciata dalla rivista Art Newspaper. Bondi ha deciso di non rispondere. Replica la soprintendente veneziana Renata Covello: «Abbiamo soltanto 6 palazzi storici "impacchettati" di pubblicità: attualmente Firenze ne ha 37, Roma più di 67, Milano 261». Spiega l´architetto: «I soldi dei privati sono indispensabili per i restauri e poi ricordo cantieri-poster anche sul British di Londra o al Neue Museen di Berlino. Sappiatelo a Venezia è vietata la pubblicità per le strade ed è la città meglio conservata e tutelata al mondo».
Ancora più duro il sindaco Orsoni: «Questi illustri personaggi pensano forse che siamo dei selvaggi con l´anello al naso?». Palazzo Ducale è del demanio ma dal 1924 il Comune l´ha in gestione e, con i 7 milioni di euro di incasso l´anno dalla biglietteria, tieni in piedi tutti i musei civici. Per i restauri, deve quindi rivolgersi agli sponsor. Che pretendono però poster in bella evidenzia, previa autorizzazione statale del bozzetto pubblicitario. «Lo prevede la legge - incalza Orsoni - Vengano a Venezia i soloni di Londra e New York a vedere come stiamo restaurando i monumenti e amministrando bene la città».
Stato e Comune vanno a braccetto anche al Colosseo. E hanno lanciato una gara che entro il 30 ottobre ci dirà quanti sono i "mecenati" pronti a investire nei 10 progetti di restauro. Gli sponsor dovranno indicare la cifra che sono pronti a versare. Ma anche in che modo intendono farsi pubblicità. Sapendo però che mai potranno incartare le arcate del colosso con foto di ragazze ammiccanti. Ne va del decoro del simbolo di Roma. «Ma se solo l´altro ieri hanno montato un mega poster con la pubblicità di un´auto sui ponteggi di un palazzo privato che s´affaccia proprio sul Colosseo, e con tanto di illuminazione sparata che non serve certo alla sicurezza del cantiere» denuncia Massimiliano Tonelli del comitato "Cartellopoli", associazione che a Roma si batte contro i circa «130mila cartelloni abusivi piazzati lungo le strade, mentre il Campidoglio ne ammette appena un terzo».
Almeno le pubblicità sui restauri salvano i monumenti. Ma spesso non si tratta di lavori indispensabili. E scoppiano le polemiche. È successo nel 2008 per il restauro "griffato" di Castel dell´Ovo a Napoli e l´anno scorso per il maxi striscione réclame su Ponte Vecchio a Firenze. A Roma, solo quest´estate, dopo circa otto mesi di cantiere disabitato, sono stati tolti i poster che coprivano la facciata di palazzo Venezia. Un intervento da appena 160mila euro deciso per una caduta di polvere da un cornicione. A Venezia, almeno, palazzo Ducale è entrato in cura dopo che nel 2007 una pietra da 30 chili si era schiantata su piazza San Marco.



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