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Pompei. Gli Scavi vanno coperti o si ridurranno in polvere
Andrea Carandini*
Corriere della Sera 6/10/2010

* Andrea Carandini è Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali

Il più straordinario rudere classico del mondo con reperti ammassati come a «Sing Sing» Prima che un rudere, Pompei è una città che ha perso i tetti e che ha tanti visitatori quanti un tempo i suoi abitanti: circa diecimila ogni giorno. Pur dopo una vita da archeologo militante, se dovessi dirigere la Soprintendenza vesuviana mi tremerebbero i polsi, tanto è immane, prima di tutto, il problema pratico: coperture, scorrimento delle acque, servizi... Mi sentirei più tranquillo se avessi al mio fianco un «sindaco». Noi umanisti abbiamo pregi e carenze, che spesso non vediamo. Il problema è che le competenze, scientifica e pratica, si sono sempre combattute a Pompei; non si è arrivati, come al solito da noi, a fare squadra. Pompei si trova nella situazione dell'Aquila, ma dal '700. Le città senza coperture hanno un solo destino: ridursi in polvere. Quanti isolati siamo stati e saremo in grado di coprire? Certamente pochi, rispetto al centinaio di quelli scavati. E il resto? In polvere, pioggia dopo pioggia. Che fare? Bisogna, innanzi tutto, che Pompei finanzi, con i propri soldi, la pubblicazione di tutti gli isolati, avvalendosi di istituti scientifici italiani e stranieri, al ritmo di almeno dieci isolati l'anno e secondo una metodologia di base unitaria; queste pubblicazioni devono concludersi con proposte di manutenzione e garantire la tutela conoscitiva della città: non abbiamo più la Pompei del '700; documentiamo almeno quella di questo inizio di secolo; a breve constateremo soltanto polvere. Ciò si ottiene organizzando una vasta e strutturata impresa scientifica. Pompei, il più straordinario rudere classico del mondo, è sostanzialmente inedita, come inediti sono i suoi reperti ammassati a «Sing Sing», gli sconfinati sottotetti del Museo Nazionale di Napoli, e a Pompei stessa! Non è uno scandalo? Perché, tra tanti argomenti sollevati, sovente in modo pretestuoso, questo problema non è mai stato sollevato: le indignazioni hanno paraocchi? Di più, manca a Pompei un progetto, che parta da un'analisi imparziale di quel che è stato fatto nell'ultimo decennio, gestione commissariale compresa, per arrivare a una proposta globale, che si concentri su un solo obbiettivo: come spendere gli ingenti fondi che Pompei incasserà nel prossimo decennio? Quali le parti da coprire, come realizzare le coperture, casa fare per quelle che non si potranno proteggere, come e dove comunicare la storia della città? Serve in primo luogo una manutenzione programmata, analogo a quella che il Commissario Roberto Cecchi sta sperimentando per Roma. A Pompei è entrata la Protezione civile per la ragione che è entrata all'Aquila. Ha essa esautorato i funzionari della Soprintendenza? No: i progetti finanziati e realizzati sono stati elaborati dai funzionari archeologi, restauro del teatro compreso! Per il commissariamento a Pompei (non della Soprintendenza di Pompei), come per quello del centro archeologico di Roma, si è trattato di una guerra ideologica, come ho potuto verificare in una visita recente alla città, accompagnato dal Segretario generale del Ministero. Mi aspettavo un disastro. Ho trovato altro. Ho constatato un'efficace segnaletica, servizi igienici funzionanti, un pronto soccorso per i visitatori, percorsi per portatori di handicap, visite organizzate per le scuole. Ho visitato un isolato interamente coperto, quello dei Casti amanti, che consente di apprezzare alcune case in corso di scavo per la prima volta sia dall'alto che dal basso: l'asino che per salvarsi ha ficcato la testa sotto la mangiatoia! (ho fatto osservare un fronte troppo avanzato, che verrà arretrato). La vicina Casa di Polibio è stata assai ben valorizzata, con mobilio, suppellettili e un racconto dell'eruzione, a partire dagli scheletri rinvenuti. Ho visto cantieri di manutenzione aperti, circa una settantina. E’ cominciato il restauro dei marciapiedi consunti e si approfitta dell'occasione per posare cavi per i servizi. Ho apprezzato il restauro dell'Antiquarium, chiuso dal 1980, che a novembre riaprirà. E’ stato reso fruibile il teatro con gradini in tufo, che ho preferito al marmo, proposto in un primo tempo dalla Soprintendenza. Sono stati vincolati venti ettari sopra la città non scavata, destinati a culture biologiche da offrire nel ristorante che sta per aprire alla Casina dell'Aquila. Gli uffici della Soprintendenza non sono più nei container — terremoto del 1980 — ma nell'edificio di San Paolino restaurato. Nel passato sono stati spesi circa sette milioni di euro l'anno, su circa 20 di incassi annuali. In un anno e mezzo sono stati impegnati dal Commissario Marcello Fiori circa settantanove milioni di euro (dei quali quaranta residui attivi della Soprintendenza), destinati per oltre l'ottanta per cento a messe in sicurezza, alla tutela. Verranno destinati due milioni di euro alla manutenzione ordinaria programmata, che è il futuro. Verranno smontati i capannoni sopra la città antica che, rimontati altrove ridaranno decoro paesaggistico al luogo. Tutti disastri? Certo il problema formidabile di Pompei resta. È auspicabile un nuovo modello di gestione, adatto a una realtà tanto complessa, che sia capace di far cooperare diverse competenze. Dovrebbe consentire al Soprintendente di esercitare i poteri di tutela e di verifica in modo in modo pieno e al «sindaco» di esercitare la gestione, altrettanto in modo ampio. Il fine comune è mostrare, raccontare. (Una precisazione: il portale Pompeiviva.it è del Ministero; il criticato Italia.it no).



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