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LIGURIA - Posti barca, crescita senza cemento
MASSIMO MINELLA
GIOVEDÌ, 07 OTTOBRE 2010 LA REPUBBLICA Genova




Crisi e maltempo non aiutano, ma si aspetta la ripresa

Assomarinas: da aree dismesse e porticcioli leggeri 63mila nuovi accosti


Meno visitatori rispetto agli anni passati ma buoni affari. Questa è la sensazione prevalente tra gli stand del Salone Nautico, in una realtà molto variegata, dove alcuni espositori sono delusi, altri soddisfatti e, nel complesso, questi ultimi sembrano i più numerosi. Al calo dei visitatori deve avere contribuito in misura determinante il maltempo. «Domenica - dice la titolare del chiosco di kebab tra l´ingresso e il padiglione C - gli affari erano andati bene, lunedì con il nubifragio l´affluenza è precipitata. Oggi siamo in ripresa». Meno affari anche per i tassisti. Paolo Spanu, presidente di Taxi Confartigianato Liguria, denuncia un calo del 30% rispetto all´anno scorso. Tra gli scontenti, il Cantiere Linetti, motoscafi dai 50 ai 120 mila euro, stand subito dopo l´entrata: poca gente, pochi anche i curiosi. Al padiglione B, nello stand di Sno, che distribuisce marchi prestigiosi di yacht, Sanlorenzo, Hatteras, Dominator, Cabo, Atlantis, Mako Marine e Donzi, l´impressione degli addetti è che siano in calo visitatori e richieste di preventivi. Afflusso dimezzato rispetto al passato secondo Dufour, yacht a vela da 100 a 290 mila euro, esposti in acqua davanti al padiglione B. Nella piccola nautica la soddisfazione sembra generale. Alla Negri Nautica, rispetto alle edizioni precedenti sono meno i curiosi ma più i visitatori interessati. Alla Negri i contatti sono stati finora un centinaio, il 30% dovrebbe andare a buon fine. Meno curiosi ma buoni affari anche per Adria Sail, che vende barche a vela da 80 mila fino a un milione di euro. Soddisfatti i due vicepresidenti di Ucina, Francesca Radice, con i familiari alla guida di Sessa Marine (barche a motore e yacht) e Lorenzo Selva, titolare della Selva Marine (motori fuoribordo, imbarcazioni in vetroresina e pneumatiche), che riassume così l´andamento di questi giorni: "sabato bene, nonostante lo sciopero e le manifestazioni, domenica tanta gente, lunedì il nubifragio, poi la ripresa, oggi va bene. Tutto considerato, va meglio di quanto ci si potesse aspettare. Alla fine sarà un buon salone".
(odoardo scaletti)
(segue dalla prima di cronaca)
C´è innanzitutto il riutilizzo delle aree dismesse dei porti commerciali. Poi ci sono i nuovi porticcioli turistici già in corso di realizzazione o su cui si attende il via libera degli enti locali. E poi c´è ancora la grande opportunità del "dry storage", la nautica a secco, i posti barca a terra, non più in acqua, come sta già avvenendo in mezzo mondo, ma non ancora in Italia, almeno in maniera consistente. Totale, 63mila nuovi posti barca, 43mila dei quali già "sicuri". Roberto Perocchio è il presidente di Assomarimas, l´associazione che riunisce i porti turistici italiani e che aderisce a Ucina. Domani Perocchio parteciperà a un convegno che farà il punto sul rapporto fra parco nautico e posti barca, tentando se possibile di individuare soluzioni concrete.
Ma è possibile far crescere l´offerta di posti barca senza cementificare la costa?
«Certamente sì. Già a suo tempo venne presentato uno studio che individuava quarantamila nuovi posti barca recuperabili attraverso la riconversione di aree dismesse dei porti commerciali. Posti recuperabili con relativa facilità, ma da supportare con parcheggi, viabilità, sistemi».
E da allora quali passi sono stati fatti concretamente?
«Parecchi. Penso alla riconversione del porto industriale di Napoli, che garantirà ottocento nuovi posti barca, a Pisa, all´Arsenale della Maddalena, al porto commerciale di Manfredonia che assicurerà 700 posti. Progetti concreti in corso di realizzazione. Certo questo non può essere sufficiente».
Quindi tocca ai porti turistici.
«Sì, già in costruzione abbiamo strutture che garantiranno 18mila nuovi posti, mentre in corso di esame alle conferenze dei servizi ci sono altri 25mila posti. Totale, quarantatremila accosti in corso di gestazione che potrebbero contribuire non poco a colmare il gap fra parco nautico e posti barca».
Ottimista sulla realizzazione di questi nuovi porti?
«Gli strumenti normativi si sono affinati, mantenendo intatte le loro prerogative. L´approvazione è passata a maggioranza, non più all´unanimità, i tempi di approvazione si sono accorciati e anche la telematica ci ha dato una grossa mano. La cosa più importante, però, può arrivare dal federalismo demaniale».
In che senso?
«Le nuove norme hanno dato competenze agli enti locali su aree quali beni militari dismessi, dighe e manufatti a filo di costa semiabbandonati. Gli enti sono ora titolari e hanno la titolarità dei canoni demaniali».
Ma questo non può diventare un problema?
«Se si applicano i nuovi criteri dei canoni alle concessioni preesistenti, pensiamo agli stabilimenti balneari, è chiaro che esplodono problemi. Ma rivedendo l´intera normativa e tenendo conto di tutte le situazioni, l´opportunità è enorme in materia di spazi che si liberano per nuovi utilizzi. Oltretutto anche la riforma della legge sulla portualità imporrà alle authority il trasferimento delle aree dismesse alla nautica da diporto».
Si parla con sempre più insistenza anche della nautica a secco, del "dry storage". Può essere un´opportunità?
«Enorme, senza dubbio. Hanno iniziato gli Stati Uniti, poi è arrivata la Costa Azzurra. Noi siamo l´ultimo paese europeo a introdurlo. Il motivo di base è quello di togliere dall´acqua le unità più piccole, per fare spazio alle grandi. Ci vogliono gli spazi adeguati, a filo banchina, ma le barche, come avviene ad esempio sul Rio delle Amazzoni, possono essere impilate come fosse uno scaffale. Si telefona e il muletto mette in acqua la barca. In Sicilia si è già cominciato a farlo, speriamo che presto arrivino tutti gli altri».



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