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Appello del ministro Bondi ai privati per la salvezza della cultura italiana
Sandro Bondi
Il Foglio 8/10/2010

Al direttore - In questi due anni abbiamo cercato di sostenere la cultura, nelle note condizioni di crisi della finanza pubblica, ma anche di cominciare a liberarla da un rapporto di eccessiva dipendenza dallo Stato. Ho in sostanza tentato di coinvolgere nella difesa e nella promozione della cultura la società civile, come hanno richiesto intellettuali e artisti come Alessandro Baricco e Angelo Panebianco. L'obiettivo è quello di accrescere le risorse, perché l'Italia è il Paese che investe di meno nella cultura nonostante abbia il più grande patrimonio del mondo e benché il suo sviluppo dipenda in gran parte dalla propria creatività intellettuale e scientifica. La riduzione dei trasferimenti al ministero della Cultura imposti dalla crisi economica ci ha costretto a fare scelte coraggiose e a ripensare il ruolo dello Stato. La riforma degli enti lirici, che ha suscitato tante reazioni, è servita ad affrontare una situazione di crisi non più rinviabile, attraverso una revisione del sistema di contrattazione e l'introduzione di regole di autonomia e di maggiore efficienza nella gestione delle singole fondazioni liriche. Anche la riforma del cinema contiene una filosofia liberale, con la riduzione dell'intervento dello Stato nel finanziamento delle opere cinematografiche e il ricorso al finanziamento privato grazie a moderni strumenti fiscali, come il tax shelter, che hanno già dato risultati straordinari. A questo riguardo, i dati confermano che questi strumenti non comportano un onere per lo Stato, ma al contrario producono un beneficio fiscale alle casse dell'erario, grazie ai capitali provenienti da case di produzioni internazionali. Dopo aver portato a compimento questi provvedimenti, il governo si accinge ora a rifinanziarli per i prossimi tre anni. Per quanto riguarda, infine, i Beni culturali, la scelta di istituire una nuova direzione generale per la valorizzazione del nostro patrimonio storico e artistico, affidandola ad un manager proveniente dal settore privato, ha rappresentato un elemento di svolta e di successo per tutto il sistema dei Beni culturali. Ora possiamo finalmente distinguere tra la tutela del nostro patrimonio storico, affidata ai sovrintendenti, e il compito di valorizzare questo patrimonio ai fini dello sviluppo economico e turistico del nostro Paese. Ciò che desta la maggiore preoccupazione in questo momento è la drammatica mancanza di risorse per sostenere il comparto dello spettacolo: l'opera lirica, i teatri stabili, il cinema e le nostre orchestre sinfoniche. Rispetto all'anno in corso, le risorse per lo spettacolo dal vivo sono scese da 402 milioni di euro a 262 milioni di euro per il prossimo anno. Se le cose non cambiassero, non saremmo in grado di mantenere i livelli minimi di sopravvivenza delle principali attività dello spettacolo. Siamo già alle prese con il rischio di chiusura di teatri storici e della messa in cassa integrazione dei lavoratori dello spettacolo, come dimostra il caso del Carlo Felice di Genova. Nel corso del Consiglio dei ministri di ieri ho rivolto un appello affinché tutti siano consapevoli di questa grave situazione. Farò di tutto per salvare il mondo della cultura dalle difficoltà in cui si trova. Il presidente del Consiglio convocherà una apposita riunione dedicata a questa crisi, alla presenza di tutti i ministri interessati. Lo ringrazio per questa prova di attenzione e di sensibilità, insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio e a tutti i miei colleghi. Da domani mi metterò comunque al lavoro per incontrare personalmente i rappresentanti delle maggiori aziende private e pubbliche italiane, allo scopo di chiedere un sostegno. Sottoporrò a ciascuna di esse un elenco di progetti e di istituzioni che abbisognano di un contributo da aggiungere a quello dello Stato per garantire almeno il mantenimento degli attuali programmi di lavoro. Confido in questo modo, con l'aiuto strategico delle aziende private e pubbliche, di contribuire a salvare quella vitalità e creatività della cultura italiana che la scarsità di risorse mette a rischio.



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