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Pompei. «Per gli Scavi gestioni precarie intollerabili»
Susy Malafronte
Il Mattino- Napoli 8/10/2010

Nomina a tempo del sovrintendente, archeologi e sindacati contro Bondi

POMPEI. Fondazione sì. Anzi forse. E la nomina a tempo del nuovo sovrintendente fa arrabbiare sindacati e archeologi, questi ultimi hanno stilato un documento indirizzato al ministro Bondi, tra i firmatari anche l'ex sovrintendente di Pompei, Guzzo. «Dilettanti allo sbaraglio, due anni di fallimenti», ha tuonato Matteo Orifini, responsabile cultura del Pd, contro il ministro. Chi gestirà il sito archeologico che conta tre milioni di turisti l'anno e fa contare ventidue milioni di euro ai contabili della soprintendenza? Per adesso «si lavora per la Fondazione». Mercoledì, infatti, prima della conferenza stampa tenuta dal ministro Sandro Bondi si è riunita la prima seduta coordinata dall'ex commissario Marcello Fiori. Nell'aprile scorso il ministro Sandro Bondi lanciò l'idea di «una nuova forma di gestione, aperta ai privati». Un modello del tipo «Museo Egizio». A luglio terminata l'era cornmissariale, Marcello Fiori, ex commissario per l'emergenza scavi ed ex braccio destro di Guido Bertolaso, è stato nominato superconsulente per la creazione della Fondazione Pompei. Giuseppe Proietti è andato in pensione e Jeannette Papadopulos è la nuova soprintendente ad interim. Fino al 31 dicembre, però. A novembre, secondo l'ennesimo annuncio del ministro Bondi, il ministero pubblicherà il bando per la nomina di un soprintendente definitivo. Nessuna urgenza sul tavolo della neo dirigente. Tutte le emergenze, ha detto il ministro Bondi, «sono state sanate dai due anni di commissariamento». Tante ipotesi. Nessuna certezza. «Che fine farà Pompei?». Se lo chiede la Cgil. «Molto si è detto e scritto - dicono il segretario generale Salvatore Massimo, il coordinatore del comparto Gaetano Placido e il coordinatore degli Scavi di Pompei Ciro Mariano - sullo stato degli scavi archeologici di Pompei ma, salvo idee vaghe e per lo più contraddittorie, come quelle lanciate in occasione della conferenza stampa di mercoledì, nulla si delinea all'orizzonte sul futuro di un sito considerato, solo a parole, tra i più prestigiosi al mondo. Non siamo degli ingenui - urlano dalla Cgil - sappiamo che per la sua rilevanza Pompei rappresenta un business sul quale gravano interessi molteplici». Pompei è un caso allarmante? «In questi giorni - dicono i responsabili della Cgil - registriamo due fatti allarmanti. Il primo riguarda il tavolo tecnico insediato a Roma con il quale si dovrebbe dare vita alla trasformazione di Pompei in Fondazione. L'altro afferisce all'insediamento del nuovo Soprintendente (ancora una volta pro tempore) del polo archeologico di Napoli e Pompei, Jeannette Papadopulos. Lo diciamo subito: non ci rassicurano affatto le dichiarazioni del ministro rispetto all'apertura di un nuovo bando che dovrebbe a breve risolvere la questione. È mai possibile che si dia avvio ad un'operazione di così grande valore strategico, la trasformazione della soprintendenza di Pompei in Fondazione senza che sia fatta chiarezza rispetto ai connotati giuridico-istituzionali». Intanto, archeologi di fama internazionale, tra i quali figura Pietro Giovanni Guzzo, ex soprintendente di Pompei, si sono riuniti per discutere sulle origini della Magna Grecia. Il convegno non è rimasto insensibile alle notizie sulla mancata designazione del soprintendente archeologo di Napoli e Pompei, essendo contestualmente giunto a termine l'interim assegnato al dottor Giuseppe Proietti. «La vacatio che così si configura sine die di una funzione, ingenera gravi preoccupazioni in merito alla necessaria continuità di gestione di lodevoli iniziative da tempo intraprese», hanno detto gli archeologi. «Senza minimamente voler sottovalutare il valore dei funzionari ai quali è stato affidato l'onere, precario e provvisorio, dell'interim dell'ufficio, formuliamo pressante voto affinché il competente ministero per i Beni e le attività culturali provveda, nell'immediatez-za, alla designazione del soprintendente archeologo di Napoli e Pompei in funzione dell'applicazione della legittima tutela, dell'ampliamento della conoscenza storica, della diffusione della valorizzazione del patrimonio artistico ed archeologico».

Settis: sono grottesche e inutili le soluzioni ministeriali a tempo

Salvatore Settis boccia il modello Pompei. «Gli scavi senza un soprintendente? È gravissimo». Parole dell'ex presidente del consiglio superiore dei beni culturali: «La situazione dei beni culturali italiani è gravissima - afferma Settis che punta il dito sulla situazione della soprintendenza di Pompei - area archeologica più importante del mondo senza un sovrintendente, senza una guida che abbia un lungo respiro gestionale, una prospettiva per poter agire con una visione complessiva delle questioni sul tappeto». Da qui un durissimo attacco sullo stato dei beni culturali in Italia e «dei tesori che tutto il mondo ci invidia». «Non si fanno i concorsi e man mano che le persone vanno in pensione - argomenta il professore Settis - si creano dei vuoti che si traducono nell'impossibilità di mantenere un patrimonio così vasto e capillare come il nostro - ha detto l'ex presidente Settis rivolgendosi in maniera diretta al ministro Bondi -. Non solo: questa idea di poter sostituire i soprintendenti con soluzioni temporanee, anche nominando un prefetto (Renato Profili ex prefetto di Napoli) in pensione come è accaduto all'area vesuviana, è grottesca. Per tener dietro a Pompei ci vuole un archeologo non un prefetto. Le soprintendenze dei beni culturali e archeologici - afferma Settis - funzionano benissimo da oltre un secolo. Tutto il mondo ce le invidia. Ma oggi sembra che le si voglia chiudere». «I partiti di maggioranza e opposizione hanno marginalizzato la cultura - è un altro attacco di Settis – E’solo creando una maggiore consapevolezza nell'opinione pubblica che si può intervenire. Si mettano a disposizione dei fondi per ripristinare organici e mezzi delle soprintendenze».



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