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Bologna. Ex caserme sbloccate a metà, via all'asta per le prime dieci
Francesco Rosano
Corriere di Bologna 8/10/2010

Riqualificazione. Intesa Demanio-Comune, «congelate» nove aree
E in via Mattei resterà il Cpt
I costruttori delusi: sbagliato procedere per lotti

Dieci sono pronte ad andare all'asta, ma molte dovranno aspettare il prossimo sindaco. Palazzo d'Accursio dà il via libera alla valorizzazione di una parte delle diciannove ex aree militari della città. Le aste saranno indette dall'Agenzia del demanio entro novembre e aggiudicate entro la fine dell'anno, mentre il Comune incasserà il 15% del ricavato dalla rivendita. Soddisfatti a metà i costruttori, delusi dall'assenza di una società pubblico-privato che governi l'operazione. «Le aree più grandi troveranno difficoltà sul mercato», dice il presidente di AnceBologna Luigi Amedeo Melegari, mentre Piero Collina del Ccc non esclude «manifestazioni di interesse da altri Paesi». La partita sulle aree ex militari, iniziata con la dismissione del 2007, vale in totale 83 ettari, 318 mila metri quadri edificabili e 1,5 miliardi di euro di valorizzazione prevista. Ieri un accordo tra ministero dell'Economia, Agenzia del Demanio e Comune ha sbloccato in parte la situazione. Il commissario Anna Maria Cancellieri ha infatti lasciato al prossimo sindaco la responsabilità di definire il Piano operativo comunale (Poc) delle aree economicamente più importanti: caserma Mazzoni (Mulino Parisio), Prati di Caprara ed ex Staveco. Altre due ex caserme, la San Mamolo e la Chiarini (via Mattei), resteranno invece allo Stato. La prima per ospitare la cittadella del ministero del Beni Culturali, che lascerà circa 750 mila euro di sedi in affitto. La seconda, per la quale l'ex amministrazione Cofferati aveva previsto negozi e uffici, continuerà invece a ospitare il Cie, l'ex Cpt. Le aste pubbliche che l'Agenzia del Demanio si è impegnata a bandire entro fine mese riguarderanno le aree restanti. L'ex caserma Masini, l'ex teatro della caserma Minghetti (via Castelfidardo), i locali ex birreria della caserma Mameli (Porta Saffi), i locali ex direzione lavori di via Triumvirato, i compendi militari di Monte Paderno, via del Terrapieno, via di Barbiano, via Roncrio e Borgo Panigale potranno essere alienati «per essere recuperati ner nuovi usi e servizi rivolti alla città». Sull'ex caserma Sani al Navile, come prevede il Poc, si potranno costruire «nuove abitazioni, uffici e commercio di vicinato», in cambio della realizzazione di verde, edifici scolastici, strade e parcheggi. Contenti, a metà, i costruttori. «Finalmente si passa dalle parole ai fatti — dice Melegari di Ance-Bologna — ma procedere per singole aree, in un momento così difficile, forse non è la soluzione giusta». I costruttori di Unindustria avrebbero infatti preferito la creazione di una società pubblico-privato a capo dell'operazione: «Anche perché il mercato riuscirà difficilmente a recepire gli interventi più impegnativi, come i 4o mila metri quadri della Sani». Dubbi simili a quelli di Piero Collina del Ccc. «Le risorse in giro sono poche e ci saranno sicuramente difficoltà», dice Collina, che per le aree più grandi come la Sani prevede «anche interessi da altri Paesi». Resta la delusione per l'assenza di una società ad hoc: «Ho sempre pensato che si potesse fare un'operazione congiunta, che ci si accontenti solo del 15% delle rivendite mi sembra poco, una società di trasformazione urbana avrebbe portato qualche vantaggio in più anche per il Comune stesso».



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