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Spazi, musei e protagonisti, ma la Sicilia è ancora in ritardo
Sergio Troisi
La repubblica - Palermo 8/10/2010

Domani si celebra la Giornata del contemporaneo: un´occasione per riflettere su progetto e risorse del territorio
Un panorama ricco e vivace impensabile qualche anno fa ma lontano dai grandi circuiti Fiumara, la fine del "Genio" e il ruolo di Palazzo Riso

La sesta edizione della Giornata del contemporaneo promossa dagli Amici musei d´arte contemporanea in Italia, che si celebra domani in tutta Italia sotto l´Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, sembra mettere allo scoperto una situazione ambivalente. Il 2010 è stato infatti l´anno in cui due attesissimi Musei d´arte contemporanea - il Maxxi di Zaha Hadid e il Macro di Odile Decq, entrambi a Roma - sono giunti a conclusione con grande rilievo mediatico, ma anche quello in cui altre istituzioni recenti e di appeal indubbio come il Madre di Napoli e il Mambo di Bologna (guai a non dotarsi di un acronimo) navigano in pessime acque, con bilanci al lumicino, attività ridotte drasticamente e finanche bollette in protesto. Il contemporaneo che pure continua a mostrarsi spavaldo nelle pagine di quotidiani, magazine e riviste di settore è diventato meno glam o è l´effetto della crisi che ha sgonfiato mercato e quotazioni? Ma cosa è di una situazione come quella siciliana, che finalmente da qualche tempo a questa parte ha attirato le attenzioni costanti degli addetti ai lavori sia per la affermazioni di artisti giovani e non necessariamente emigrati sia per le attività di centri e musei?
Risposta non facile né univoca. Le adesioni siciliane alla giornata di domani registrano una mappa di strategie, interessi e ambiti di azioni variegata: la Fondazione Orestiadi di Gibellina - la cittadina emblema di una volontà progettuale e identitaria agganciata alla contemporaneità - propone una mostra antologica di Pupino Samonà (a cura di Giulia Ingarao), le nuove acquisizioni della collezione e la presentazione della videoinstallazione "Tierra sin males" dell´artista americana Susan Kleinberg; la Pinacoteca Civica di Marsala ha prolungato l´esposizione di Emilio Isgrò "Disobbedisco. Sbarco a Marsala e altre Sicilie" con l´ambiente dedicato a Garibaldi concepito espressamente per il Convento del Carmine; alle Fabbriche Chiaramontane di Agrigento Michele Canzoneri guiderà i visitatori alla sua nuova opera, "Konvolut", mentre nelle due sedi di Palazzo Riso e di Palazzo Valle a Catania, sede della Fondazione Puglisi Cosentino, le opere provenienti dalle Biennali di Marrakech, Istanbul e Atene delineano un orizzonte mediterraneo della contemporaneità aperto e sperimentale.
Un panorama ricco e impensabile sino a pochi anni fa, frutto di un attento lavoro di programmazione che ha reso spazi e istituzioni interlocutori affidabili, con una attenzione alla dimensione territoriale che ha il suo vertice poetico con le iniziative promosse da Antonio Presti per Fiumara d´Arte, a Tusa ma anche in quartiere difficile come Librino a Catania. Tutto bene quindi?
In realtà quello dell´arte contemporanea è un sistema complesso, in cui non è semplice colmare i ritardi accumulati lungo decenni di marginalità (per esempio nella costituzione di collezioni permanenti rappresentative) e dove le variabili sono numerose. Le smagliature più evidenti riguardano ad esempio mercato e gallerie, dove la rete siciliana continua a mostrare più debolezze che punti di forza nonostante alcuni spazi privati come la galleria ubicata nello scenario di rovine di palazzo Rammacca alla Vucciria di Francesco Pantaleone e la Fondazione Brodbeck di Catania abbiano acquisito una visibilità nazionale e la capacità, cruciale, di imporre a una ribalta non più locale gli artisti che seguono e con cui lavorano. I nomi, adesso, cominciano a essere numerosi, e le opere presentate regolarmente a rassegne nazionali e internazionali: da Francesco Simeti a Domenico Mangano e Loredana Longo, da Davide Bramante ad Andrea Buglisi, da Rita Casdia a Benny Chirco, solo a titolo di esempio. Con intelligenza, la direzione di Riso ha deciso di investire in questa generazione under 40 promuovendo residenze d´artista, scambi con curatori internazionali, e uno Sportello per l´arte contemporanea in Sicilia (Sacs) che ha istituzionalizzato quanto la rassegna Il Genio di Palermo aveva promosso dalla fine degli anni Novanta sino alla sua brutale soppressione. Sempre in questi giorni, a Riso è visibile il video di Maria Domenica Rapicavoli, alla Fondazione Brodbeck le installazioni di Alessandro Piangiamore.
È molto, ma forse ancora non abbastanza per dichiarare cosa fatta l´inserimento della Sicilia nei circuiti del contemporaneo. Su Riso, per esempio, aleggiano i fantasmi di una drastica decurtazione dei fondi (sino a due terzi), il modello delle Fondazioni - ambito ma spesso più dichiarato che reale - ha le sue intrinseche fragilità, e soprattutto la nozione stessa di contemporaneità e i linguaggi che l´indagano e la mettono in scena si presentano, oggi, con margini tali di ambiguità da rendere questa definizione sfuggente, elusiva, talvolta tautologica quando pretende di diventare, di per sé, assertivo valore culturale aldilà della pregnanza o della banalità delle singole opere. Tutto è contemporaneo insomma, e il mutato statuto dell´arte nel muoversi contaminando i propri processi con quelli della analisi sociologica, dell´antropologia, dell´architettura e dell´urbanistica non di rado miscelando disinvoltamente moda, pubblicità e showbiz ha allargato la geografia globalizzata includendo territori prima periferici o sconosciuti. Sicilia inclusa naturalmente, che si presenta all´appuntamento mostrando del presente non i processi tumultuosi di mutamento che le sono in gran parte estranei ma le smagliature, le scorie, quel panorama di detriti della modernità che è dappertutto ma che qui è spesso il solo attore.
Prova del nove: sempre domani verrà mostrato dalle 10 a sera al Museo delle marionette "Antonio Pasqualino" il nuovo montaggio di "Incompiuto siciliano" (a cura di Paola Nicita, il lavoro realizzato da Alterazioni Video, presente anche alla Biennale Architettura di Venezia) prendendo a oggetto l´incredibile teoria di edifici pubblici iniziati e mai più terminati (stadi, dighe, chiese, ponti) che affollano l´isola con la loro archeologia di rovine in cemento destinati, prima o poi, a essere riassorbite dalla vegetazione come le antiche città cambogiane. Paradossalmente, sul palcoscenico della contemporaneità la Sicilia è costretta a mostrare frequentemente la sua residuale arretratezza, così come, nel 2001, Maurizio Cattelan piazzò la grande scritta "Hollywood" sulle colline di Bellolampo. Ma se fosse invitato oggi a esporre in città, dove collocherebbe il dito medio in marmo di Carrara che a Milano oggi spicca, colossale come il frammento della statua di Costantino, dinanzi alla Borsa? E sarebbe, in ogni caso, un segno di modernità o una denuncia del sottosviluppo?



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