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Pompei, tra Soprintendenza e Rai scoppia la guerra dei cani
Susy Malafronte
Il Mattino 9/10/2010

Contestate le modalità di realizzazione di un reportage del programma Agorà
La denuncia
L'ex commissario Marcello Fiori si rivolge ai vertici di viale Mazzini: il servizio pubblico non può obbedire a ragioni di parte
Il direttore Varone: una troupe ha aizzato alcuni randagi per dare un'immagine negativa

Cani che abbaiano tra le antiche vestigia, la Rai li riprende e l'ex commissario Marcello Fiori grida al complotto. Dal ministero chiedono «una servizio obiettivo e non la diffusione di una realtà artefatta». Ieri mattina una troupe di Rai 3, impegnata a girare un servizio per il programma «Agorà» negli scavi di Pompei, si è imbattuta in un gruppo di cani che vivono nell'area archeologica grazie a progetto «adotta Meleagro» promosso dall'ex braccio destro di Bertolaso. Per Marcello Fiori «Rai 3 tenta di stravolgere la realtà» e il ministero interviene chiedendo l'interessamento dei vertici della rete nazionale. «Gli operatori - afferma Marcello Fiori - hanno aizzato cani per dare un'immagine negativa dell'antica città». Gli operatori e i giornalisti della trasmissione di Raitre, regolarmente autorizzati dalla soprintendenza per le riprese e accompagnati dal direttore degli scavi (e da pochi giorni vicesoprintendente) Antonio Varone, sempre secondo l'ex commissario, «erano decisi a riprendere esclusivamente aspetti negativi e di degrado, arrivando persino ad aizzare uno dei pochi cani presenti per dare un'immagine negativa dell'area archeologica campana». Fiori, attualmente impegnato nella creazione della Fondazione Pompei, riferisce l'accaduto raccontatogli da Varone. «La troupe della trasmissione condotta da Andrea Vianello è stata accolta con grande disponibilità dallo stesso direttore degli scavi, che voleva illustrare quanto è stato fatto negli ultimi mesi, mettendo in evidenza le grandi differenze rispetto al degrado in cui versavano gli scavi prima del mio insediamento, nel giugno del 2008. Sembra, però, che la troupe - aggiunge l'ex braccio destro di Bertolaso - non fosse affatto interessata a mettere in luce il miglioramento della situazione». Sempre secondo Fiori «la troupe non voleva riprendere, ad esempio, l'avvenuta trasformazione delle domus, ma solo mostrare quelle ancora chiuse e in restauro, asserendo che loro erano lì per la controparte. Mi auguro - conclude - che questa infelice espressione non avesse nessun riferimento di natura politica, né di posizione ideologica contro il lavoro che in questi mesi è stato realizzato grazie alla competenza e al sacrificio di centinaio di tecnici e di funzionari dello Stato. Voglio pensare che i giornalisti del servizio pubblico agiscano e lavorino per informare i cittadini delle reali condizioni in cui è Pompei, senza obbedire a ragioni di parte o di natura ideologica». Varone si è detto sorpreso e infastidito dal «tranello» che a suoi dire i giornalisti gli hanno confezionato. «Noi accettiamo tutti - ha detto Varone - e speriamo che sia fatta una descrizione obiettiva dei fatti. Pompei non è certamente perfetta, ma sono stati fatti grandissimi e lampanti progressi negli ultimi due anni».



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