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"Detraiamo dalle tasse i contributi alla cultura"
Alessandro Mondo
La Stampa – Torino 9/10/2010

Il ministro Bondi approva la proposta dell'assessore Coppola
«Facciamo come per il cinema: chi investe 100 mila euro può detrarne 40 mila»
Per le celebrazioni di Italia 150 non arriveranno altri finanziamenti da Roma

Una sorta di «cinque per mille» applicato alla Cultura. E' l'idea alla quale pensa Michele Coppola per sopperire ai tagli del governo nazionale e convincere i privati a mettere mano al portafoglio. «Idea semplice, ma efficace», secondo il giovane ma scalato assessore regionale alla Cultura nella giunta Cota. Ne è convinto a tal punto che ieri sera l'ha anticipata al ministro Sandro Bondi - presente alla kermesse del Pdl con il collega Andrea Ronchi, unico ministro di Futuro e Libertà nel governo Berlusconi, Gaetano Quagliariello, Fabrizio Cicchitto e Margherita Boniver (Sacconi ha dato forfait) -, incassando una disponibilità di massima: i due si sono lasciati con la promessa di una telefonata per approfondire il discorso. Il modello ricalca il credito d'imposta, con un tetto del 40%, per i privati che investono nelle produzioni cinematografiche: metti 100 mila euro, rientri di 40 mila. E, se la pellicola supera la prova del botteghino, ti porti a casa anche una percentuale sugli utili. Questo, con qualche modifica, è il meccanismo che secondo Coppola dovrebbe essere esportato nel sistema culturale. «Bisognerebbe scegliere 10-15 realtà culturali particolarmente significative, come la Reggia di Venaria o il Museo Egizio, e prevedere una detrazione con un tetto prestabilito - ha spiegato -. Sarebbe un modo per coinvolgere i grandi sponsor privati, rimediando al taglio dei trasferimenti statali e macinando utili da reinvestire nel settore culturale. Oltretutto, questo permetterebbe di liberare risorse da destinare alle attività più piccole». La formula, che rispetto a quanto accade nel settore del cinema prevederebbe solo la detrazione fiscale, è tutta da studiare: dal tetto prestabilito alle realtà culturali interessate, passando per una serie di requisiti. In primis, i bilanci in pareggio. Ma Coppola, accompagnato dall'inseparabile Giampiero Leo, già scalda i motori. Uno stimolo è arrivato dal ministro, introdotto da Enzo Ghigo e Agostino Ghiglia sotto la tensostruttura della Festa non prima che il luogo fosse «bonificato» con l'ausilio dei cani poliziotto. Per un verso Bondi ha ribadito la posizione che giovedì l'ha portato a battibeccare con il collega all'Economia Tremonti: «Stiamo portando avanti riforme liberali, servono defiscalizzazioni per consentire ai privati di sostenere le attività culturali ponendo un freno al peso asfissiante dello Stato». La proposta, guarda a caso, coincide con quella di Coppola. Quanto ai tagli subiti dalla Cultura, in tutta Italia, ha rivendicato di aver mantenuto i fondi per le istituzioni più significative. Nello stesso tempo il ministro ha fatto sua la politica del rigore, arrivando a sostenere che il travaglio di interi comparii - dalla scuola all'università italiana - non dipende tanto dalla stretta sulle risorse quanto dalle riforme mai avviate nei decenni passati. Il ragionamento, declinato a livello locale, significa - tra le altre cose - la pietra tombale sull'arrivo di fondi da Roma per finanziare le celebrazioni torinesi di Italia 150: «Abbiamo fatto il possibile, le risorse statali sono sufficienti per ricordare con sobrietà la ricorrenza». La quale, ha ribadito il ministro, «non dovrà essere un evento celebrati-vo» ma l'occasione per riflettere sull'Italia futura. Confermata la volontà di trasformare il castello di Moncalieri nel Centro internazionale per il Libro. Di più: «Gian Arturo Ferrari vuole istituire, sempre a Moncalieri, un Museo del Libro». Con quali soldi non si sa, visto che Bondi ha accennato solo alla quota della Compagnia di San Paolo. Sono stati i passaggi salienti di una giornata scandita dagli interventi degli invitati. Compreso quello di Ronchi, una delle «colombe» di Fli, accolto da qualche freddezza quando ha messo alcuni paletti all'operato del governo: dalla necessità di fare le grandi riforme («alcune aspettano da troppo tempo») alla necessità di non attaccare la magistratura in toto. Comunque, ha concluso, «saremo sempre leali». «Speriamo!» ha replicato un pidiellino non del tutto convinto. Domani Cota e il ministro Brunetta, a Torino per la Festa Pdl, firmeranno in Regione l'intesa per realizzare un programma di innovazione per l'azione amministrativa.



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