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Federcultura contro Tremonti: «Paghiamo sempre e solo noi»
Angela Dessì
Brescia Oggi 9/10/2010

L'assessore alla cultura in Loggia Andrea Arcai ha firmato un documento per modificare la legge finanziaria
«I tagli rischiano di annullare la maggior parte delle iniziative di carattere culturale e ludico organizzate nelle città»

La manovra finanziaria del ministro Tremonti, così com'è, si annuncia per la cultura come una vera e propria ghigliottina. L'assessore alla Cultura del Comune di Brescia Andrea Arcai lo aveva già detto ai primi di luglio in occasione della riunione organizzata al museo Maxxi di Roma e lo ha ribadito oggi alla luce del documento sottoscritto mercoledì scorso da lui e dal Consiglio Direttivo di Federculture. Un documento che, oltre ad essere un esplicito manifesto politico, propone una serie di emendamenti alla legge finanziaria nella direzione di preservare l'autonomia gestionale degli enti associati ed anticipa altresì una iniziativa di mobilitazione nazionale per il prossimo 30 di ottobre. «Ad oggi non sono intervenute circolari interpretative chiare e, a parte qualche consolante segnale giunto nei giorni scorsi dal sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Maria Giro, i tagli sembrano tutti confermati, ragion per cui come Federculture non possiamo che ribadire e confermare le nostre posizioni - precisa l'assessore Arcai - . Siamo consapevoli del fatto che dei sacrifici debbano essere fatti ma chiediamo a gran voce che non sia ancora una volta il settore della cultura a pagare per tutti, come del resto è avvenuto negli ultimi 20 anni». IL DOCUMENTO, che a breve riceverà anche il sostegno dell'Anci, dell'Upi e del Coordinamento nazionale per la cultura delle Regioni italiane (a dirlo è ancora l'assessore Arcai) ribadisce tanto la netta contrarietà alla riduzione dell'80 per cento delle spese previste per l'organizzazione delle mostre rispetto al 2009 quanto quella alla soppressione delle sponsorizzazioni e propone nel dettaglio la modifica degli articoli 6 (comma 2,5,8,9,12) e 14 (comma 7 e 32) della legge 122/2010. «Abbiamo voluto essere propositivi e segnalare quelle che per noi sono le maggiori criticità» chiarisce ancora l'assessore bresciano che indugia in particolar modo sui comma 8 e 9 dell'articolo 6 relativi rispettivamente «alle spese per le mostre e la pubblicità» (da stralciare secondo Federcultura come voce dalla norma) e «alle spese per le sponsorizzazioni» (qui Federcultura chiede di fare chiarezza tra sponsorizzazione e contributo e di escludere dal divieto i contributi pubblici versati dagli enti locali per manifestazioni culturali e sportive, «perché se così non fosse - spiega Arcai - la scure della manovra finirebbe per annullare la stragrande maggioranza delle iniziative che vengono organizzate in città non solo di carattere culturale, ma che ludico sportivo e amatoriale).
Gli altri emendamenti riguardano la questione relativa la rimborso delle spese di partecipazione agli organi collegiali e la riduzione dei componenti degli organi di amministrazione e collegiali rispettivamente a5 e 3 membri (comma 5 art. 6), norme che «se su Brescia non avrebbero grandi ripercussioni - chiarisce ancora Andrea Arcai - su entità di grandi dimensioni come il Maxxi di Roma o il Museo Egizio di Torino avrebbero invece ripercussioni pesantissime, facendo fare con un passo indietro di decenni rispetto al processo di partecipazione delle imprese a società e fondazioni che contribuiscono alla vita culturale del paese». Ancora, la Federculture propone di emendare il comma12 dell'articolo 6 relativo alle spese per le missioni all'estero, escludendo da tale norma le spese sostenute per l'organizzazione di mostre internazionali che sottointendono la sottoscrizione di accordi internazionali come quelli relativi ad esempio al prestito delle opere d'arte, e interviene altresì sui commi 7 e 32 dell'articolo 14 relativi rispettivamente alla riduzione delle spese del personale (dove propone di abrogare la norma per gli enti di natura privatistica che gestiscono servizi pubblici locali) e alla impossibilità di costituire società da parte dei comuni con una popolazione inferiore ai 30 mila abitanti, «una norma che da sola basterebbe ad annullare totalmente qualsiasi attività culturale nei centri di piccole dimensioni», conclude l'assessore alla Cultura del comune di Brescia. Per saperne qualcosa di più, invece, sulla protesta del 30 di ottobre bisognerà aspettare:«Sarà una sorpresa», conclude Arcai.



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