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PISA - Troppo cemento anche in città
Angela Feo
08-10-10, il Tirreno Pisa

PISA. Come contenere la crescita tentacolare delle città? Come proteggere e tutelare le aree agricole? Come migliorare le leggi a tutela dei beni paesaggistici? Sono solo alcuni dei tanti interrogativi e stimoli di riflessione emersi nel corso dell’incontro su “Territorio e paesaggio, beni comuni.

Riflessioni e spunti di lavoro per il governo del territorio”.

Un incontro organizzato dalla Provincia e a cui hanno partecipato il direttore della Scuola Normale, Salvatore Settis, l’esperto internazionale di urbanistica Vezio De Lucia e l’assessore regionale alla pianificazione territoriale, Anna Marson.

Un tema di grande rilievo, anche per la nostra regione, che non è tra i territori più compromessi a livello nazionale, ma i cui dati fanno comunque riflettere: dal 1990 al 2000 la superficie urbanizzata è infatti passata dal 4,5% al 5,5% e il tasso di crescita è del 16%.

I dati della Provincia di Pisa indicano che sul rischio di cementificazione selvaggia non bisogna abbassare la guardia: nel decennio dal 1995 al 2005 gli ettari di suolo urbanizzato sono aumentati del 20%, passando da 11.414 a 13.749 (+2335). Di questi, 912 ettari (circa il 40%) sono stati usati a fini residenziali, mentre 1.423 ettari (circa il 60%) a fini produttivi. Sono numeri che fanno riflettere se si pensa che la popolazione è cresciuta del 3%, mentre il numero degli occupati nelle attività produttive è rimasto stabile. Ed ecco i capannoni vuoti e gli appartamenti invenduti. Il tema affrontato è molto caro a Settis, che ieri ha peraltro annunciato un nuovo libro in uscita per Einaudi a fine novembre, “Paesaggio, costituzione e cemento”. Settis ha ricordato come, dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia sia stato il primo Stato a inserire la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico tra i principi fondamentali della Costituzione. «Nella previsione delle autonomie era importante che fosse lo Stato il proprietario di tali patrimoni. Si voleva così garantire che la tutela non cambiasse da regione a regione, ma restasse unica. Oggi la situazione è cambiata. E dopo l’infelice riforma del titolo 5º, l’articolo 9 è ancora più importante perché è un’istanza non solo di tutela, ma di unità di tutela. L’istanza di unità del paese deve essere il lievito di ciò che si deve fare su province, comuni e regioni».

«La Toscana è ormai interessata da un unico sistema insediativo - ha detto l’architetto De Lucia - che unisce tutte le province. Ci sono un centinaio di Comuni, non si può pensare di governarli con 100 strumenti urbanistici diversi. È stato un errore abbandonare i piani territoriali di coordinamento. È necessario potenziare la pianificazione provinciale». Quanto alla legge 1 del 2005, «essa pone il problema dal consumo del suolo - ha detto De Lucia - ma l’applicazione della legge è stata problematica, spesso non rispettata. Nella pratica si è proceduto all’espansione». «La legge 1 era ambiziosa ma ha dato luogo a procedure complesse - ha ammesso la Marson - e a volte poco efficaci. Ci proponiamo di rivederne il testo per renderne più chiare le prescrizioni. E poi vogliamo garantire tempi certi ai provvedimenti: non è possibile che ci vogliano 7-8 anni per avere un regolamento urbanistico. Mi piacerebbe anche prevedere dispositivi operativi che semplifichino tempi e costi delle procedure per riutilizzare aree già urbanizzate ed evitare di intaccarne di nuove agricole».



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