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Il viaggio fatale del Faraone nuova polemica sull' arte in prestito
CINZIA DAL MASO
La Repubblica 10-10-10, pagina 28 sezione CRONACA


ROMA - Il faraone si è rotto. Un preziosissimo ritratto di sovrano della XVIII dinastia, uno dei capolavori del Museo egizio di Torino, è tornato a casa pesantemente danneggiato da una tournée di un anno in Giappone. A Shizuoka, ultima tappa della mostra "Ancient Egypt in Turin", uno degli operai incaricati dell' imballo l' ha fatta cadere frantumandone la corona. È stato dunque un banale incidente. Imprevedibile. Ma purtroppo è accaduto quel che molti esperti paventano da tempo. Si fanno troppe mostre, troppe opere d' arte viaggiano. Nel 2009 i soli musei statali italiani hanno prestato oltre 12.000 opere per circa 700 mostre, in Italiae all' estero.E sono parecchie le opere che tornano dai viaggi un po' acciaccate. In genere, però, si aggiusta il danno e si tace. Ma in alcuni casi non si può. Come la famosissima Fanciulla d' Anzio, caduta a terra durante un temporale mentre nel 2005 era in mostra al Colosseo. Oppure il Pianista di Matisse, bucato mentre nel 1998 era in mostra a Roma ai Musei Capitolini. L' incidente, insomma, è sempre in agguato. «I prestiti per mostre devono essere sempre meno», lo dice persino il direttore generale per la Valorizzazione del patrimonio culturale Mario Resca. Che vuole puntare però sui grandi capolavori, quelli che da soli attirano le folle. Mostra sì, dunque, purché renda. Quest' estate, dicendo di voler portare in giro per il mondoi Bronzi di Riace, Resca ha scatenato le ire di reggini e archeologi. Ed è proprio attorno ai capolavori che, in passato, si sono consumate le battaglie più agguerrite dei direttori di musei contrari allo spostamento. Battaglie il più delle volte perdute, come quella per trattenere agli Uffizi nel 2007 l' Annunciazione di Leonardo destinata a Tokyo, o per non muovere da Brera il Cristo morto del Mantegna nel 2006. Ma anche vinte, a volte. Nel 1998 il David del Bernini non ha lasciato la Galleria Borghese di Roma per Washington. Sono due le ragioni principali per non voler allontanare un' opera dal proprio luogo di esposizione: la sua fragilità e la sua indispensabilità per il museo. Quanto alla fragilità, gli addetti ai lavori concordano che la tecnologia odierna offre moltissime garanzie. Si fanno imballaggi pressoché perfetti, come il giubbotto protettivo per trasportare il Satiro di Mazara in giro per il mondo. «Ma è comunque un miracolo che sia tornato sanoe salvo», commenta Mario Micheli docente di restauro all' Università di Roma Tre. «L' imp r e v e d i b i l e p u ò s e m p r e accadere». «Non durante il trasporto vero e proprio - ribadisce Cristina Acidini soprintendente al Polo museale fiorentino - ma nel momento della collocazione, quando l' opera è movimentata da mano umana, può accadere di tutto». E Irene Berlingò, presidente Assotecnici, aggiunge: «Oggi forse si corrono più rischi di un tempo. I forti ribassi nei costi, imposti dalle attuali gare d' appalto, non danno le dovute garanzie sulla qualità degli imballaggie degli allestimenti». Quanto poi alle opere indispensabili, quelle che "valgono il viaggio", nessuno vorrebbe fare chilometri per vedere un cartello "opera in mostra a...". E da tempo molti direttori di museo hanno stilato il loro elenco di opere inamovibili. Primo fra tutti Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi: «Basandomi sul Codice dei beni culturali che proibisce il trasporto all' estero di opere "qualificanti per un museo", nel 2007 ho fatto un elenco di 23 opere. Non posso metterea rischio beni dello Stato, specie quando sono opere cardini della cultura figurativa. E non bisogna privare i visitatori di quel che si attendono». Giuseppe Cerasoli della Uil beni culturali incalza: «Noi dobbiamo promuovere i nostri musei, tutti anche i più piccoli. Chi li priva dei loro capolavori, rema contro».



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