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SICILAI - «No al porto turistico a Sud» La denuncia di Rifondazione comunista.
Pinella Leocata
LA SICILIA Domenica 10 Ottobre 2010 Cronaca, pagina 43


«Chiarezza su un iter lungo e molto irregolare»




Rifondazione comunista scende in campo per richiamare l'attenzione sul «porto delle nebbie» e per denunciare l'iter e il contenuto del progetto di porto turistico a Sud la cui realizzazione è stata affidata da un commissario ad acta alla società Acqua Marcia. E, poiché a loro avviso le irregolarità chiamano in campo anche la magistratura, il segretario provinciale Pierpaolo Montalto e il responsabile delle politiche comunali Marcello Failla hanno inviato una lettera-denuncia al Presidente della Repubblica e del Csm e alla Procura della Repubblica di Catania.
Tutto parte l'8 giugno 2001 quando l'Autorità portuale chiede al Comune di avviare la procedura abbreviata - quella prevista dal «decreto Burlando», Dpr 509/1997 - per l'esame delle cinque domande di concessione del demanio marittimo per la realizzazione di un porto turistico all'inizio della Plaia. La conferenza dei servizi - nella quale i rappresentanti di tutti gli enti interessati sono chiamati ad esprimere il loro parere vincolante - viene convocata dal sindaco il 30 ottobre dello stesso anno. In quell'occasione fioccano i pareri negativi. Contrario il Comune che annuncia che pochi giorni prima il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha valutato i progetti difformi dal piano regolatore del porto vigente, quello del 1978. Uguale posizione esprimono anche il Genio civile e i vigili del fuoco, mentre la sovrintendenza sottolinea la necessità di escludere dalla progettazione l'area del torrente Acquicella, nel rispetto della legge Galassi. Anche l'Autorità portuale è contraria, ma in rapporto al nuovo piano regolatore del porto del quale attendeva l'approvazione. A questo punto l'assessore pro tempore Ciampi, anzicché chiudere la conferenza dei servizi, decide di sospenderla. Sarà il sindaco Scapagnini a riconvocarla l'1 settembre 2004 e a chiedere, irritualmente, alle cinque società di «rimodulare» i progetti in base alla proposta di piano dell'Autorità portuale. Ma quest'ultima, per essere operativa, deve raccordarsi con il piano regolatore generale di città e, dunque, deve avere l'avallo del Consiglio comunale, l'unico deputato in campo di scelte urbanistiche. Ma la IV commissione consiliare, l'8 novembre 2007, respinge la proposta di piano dell'Autorità portuale. Tutta la procedura, dunque, dovrebbe decadere. E, invece, no.
La conferenza dei servizi non viene chiusa formalmente e risulta sospesa. Così, dopo 9 anni, e siamo al 2010, Acqua Marcia si rivolge al Tar chiedendo la nomina di un commissario ad acta. La sua domanda è accolta, viene nominato l'ex vicecomandante del Porto di Catania che aveva partecipato da militare all'avvio dell'inter procedurale. Questi, in sostituzione del sindaco inadempiente, riconvoca la conferenza dei servizi, nomina un perito tecnico e sceglie il progetto di Acqua Marcia come «il maggiormente idoneo». «Uno scandalo - commenta Rifondazione - perché il progetto prevede nuova cementificazione - 400.000 metri cubi, un albergo e un grande centro commerciale - e perché si basa su una planimetria falsa perché falsata è l'ubicazione del torrente Acquicella che pure il commissario doveva conoscere bene. Così, contro legge e contro l'esperienza e le tante catastrofi che si sono registrate in caso di pioggia, è prevista l'edificazione sul torrente e sulle rive. E, tra l'altro, non si tiene conto che l'Acquicella convoglia le fogne della città».
Di qui la denuncia e l'annuncio di una prossima mobilitazione sociale contro questa scelta e a difesa del rispetto delle leggi e delle procedure. Di qui anche la denuncia della «cappa di silenzio scesa sulla vicenda, nonostante le informazioni date dalla stampa. Un silenzio assordante da parte di tutte le forze politiche, sindacali e istituzionale. Gli unici a dissentire pubblicamente - rilevano - sono stati il sindaco e l'Autorità portuale, seppure senza alcun atto scritto e per motivi diversi». E concludono. «Segnaliamo elementi di irregolarità su un bene pubblico quale è il porto, sottratto alla città, e chiediamo a chi ha gli strumenti per indagare di chiarire che cosa c'è dietro tutto questo». Infine l'appello ai catanesi «affinché impediscano che Catania sia scippata del suo porto e delle sue possibilità di sviluppo, attraverso il compimento delle gravi irregolarità descritte».


10/10/2010



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