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VERONA - L'acuto di Katia: «Svecchiare l'opera»
13/10/2010 L'Arena



I PROTAGONISTI. Per Marco Berti: «L'Arena deve essere un teatro popolare in tutto. Microfoni e copertura? Perché no»

La Ricciarelli: «C'è bisogno di una bella spolverata. Basta con i puristi: il loro tempo è finito»



«La crisi c'è». «La città non ama più la sua Arena». È l'amaro sfogo del sovrintendente Francesco Girondini convocato in prima commissione provinciale.
Come e cosa dovrebbe fare allora di nuovo e di migliorabile l'Arena per essere più appetibile al suo pubblico? Per sconfiggere la sensazione di abbandono annunciato dalle cifre delle sue presenze? Lo abbiamo chiesto a due attori che hanno calcato a lungo, seppure in epoche diverse, il palcoscenico areniano.
A Katia Ricciarelli, che ha vissuto i momenti più felici della sua carriera negli anni 70-80 e che ora è cittadina veronese a tutti gli effetti.
«I tempi sono cambiati. Bisogna che ce ne rendiamo conto. La lirica è rimasta troppo legata a teoremi ed usanze ormai consunte, che non dicono più niente alle giovani generazioni, abituate come sono oggi a viaggiare in internet. Allora questa nostra opera, tanto amata nel mondo, avrebbe bisogno di una bella spolverata, di una bella ventata di novità, fatta con tutte le cautele del caso, ma fatta. E siamo già in ritardo sui tempi. Ma manca soprattutto il coraggio a tutti di imboccare una strada nuova. Basterebbe qualcuno con un po' di coraggio e tutti poi lo seguirebbero. In Arena poi si dovrebbe mettere mano a qualche opera diversa dai soliti titoli. Opere che pur non perdendo della loro spettacolarità (sono pur sempre rivolte al popolo, ricordiamocelo), fossero condotte nell'alveo di una comprensione maggiore da parte del pubblico più giovane, con delle belle sforbiciate alle partiture, con una rivisitazione oculata (lo fanno anche nel teatro di prosa), rispettando la durata degli spettacoli perché è anche finito il tempo delle ore piccole. La gente deve trovarsi davanti a spettacoli comprensibili, adeguati al tempo che viviamo. Abbasso la filologia. Se la devono mettere via i puristi: il loro tempo è finito».
Marco Berti, da dodici anni frequenta l'Arena, nei ruoli più habitué, da Aida, a Trovatore, Carmen, Turandot, Nabucco.
«L'Arena deve ritornare a com'era un tempo: aperta al pubblico ed alle sue esigenze. Deve essere un teatro popolare in tutto. Quindi dobbiamo pensare anche alla durata degli spettacoli, alle intemperie meteorologiche (non è più pensabile che si debba rinunciare per un temporale improvviso), ai costi dei biglietti. Sono aperto a tutte le innovazioni tecnologiche per rendere migliore e più attuale l'ascolto dell'opera. Perfino alla copertura dell'Arena, all'uso (purché di altissima definizione) dei microfoni. Se fossimo in Giappone tutti questi accorgimenti sarebbero già stati realizzati. Per quanto riguarda il repertorio? Anche lì andrebbe fatto qualcosa di innovativo. Non sarei contrario a titoli nuovi, basterebbe ci fossero i giusti interpreti, i giusti registi». G.V.



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