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Senza soldi, ecco la Venezia in pericolo
Roberta Brunetti e Paolo Navarro Dina
Il Gazzettino – Venezia 15/10/2010

Il Comune chiede fondi allo Stato ma manda l'elenco anche ai Comitati privati

Un fabbisogno smisurato: 108 milioni all'anno, solo per il restauro degli immobili, a cui aggiungere i milioni necessari alle altre esigenze delle città (scavo dei rii, fondamente, infrastrutture). L'altro giorno, a Roma, il sindaco aveva sintetizzato così, in un numero, gli enormi bisogni di Venezia. E ieri, ai comitati privati, la città ha presentato una lunga lista di desiderata. Interventi urgenti, che in una città rimasta a secco di finanziamenti, devono solo sperare di essere scelti da qualche comitato straniero. Visto però che anche questi finanziamenti sono limitati (una «goccia nel mare» per usare le parole di Orsoni), molto resterà fuori. Ma che cos'altro salterà, in questo clima di ristrettezze? «In realtà non ci sono cantieri che rischiano di fermarsi - premette l'assessore ai lavori pubblici, Alessandro Maggioni - semplicemente perché, senza finanziamenti, non erano nemmeno partiti». In pratica è stata «ridotta al minimo, ormai al di sotto del limite di guardia, tutta la manutenzione della città» denuncia sempre Maggioni.
Emblematica è la situazione di Insula, braccio operativo del Comune proprio per la manutenzione della città, a cominciare dalle escavo dei rii. «Non sappiamo nulla del 2011. E questo è devastante perché non abbiamo più la possibilità di programmare - denuncia il presidente, Paolo Sprocati - Si tenga presente che un'azienda come la nostra, prima di attivare un cantiere, impiega un anno da quando ha la disponibilità finanziaria». Per il momento il lavoro prosegue, al rallentatore, su interventi già finanziati. Ma il prossimo anno «lavoreremo al 50% delle nostre potenzialità» calcola Sprocati. Mentre ci sono interventi incompleti che «gridano vendetta - accusa sempre il presidente - perché non hanno completezza di risultato».
E’ il caso di Burano: 45,5 milioni già finanziati, altri 29,3 mancanti. Ebbene, trattandosi di un «sistema di protezione dalle acque alte fino a un metro e 40, basta lasciare un varco incompleto perché tutta l'opera non funzioni». Simile il caso di Pellestrina: 32,1 milioni finanziati, 16,9 mancanti. In questo caso è stato completato un collettore centrale, ma manca una parte della rete con alcune vasche di contenimento. Il risultato è che l'isola, alla faccia dei soldi già spesi, continuerà ad allagarsi con i grandi acquazzoni. «Il nostro criterio era quello di intervenire su di un'intera insula, in modo sistematico e puntuale - conclude Sprocati - Questo sistema non è più realizzabile. E l'intera città non è più tutelata».
E per avere un senso delle proporzioni e soprattutto delle necessità basta consultare il ricco dossier che Ministero per i Beni culturali, attraverso le soprintendenze, Comune, ma pure enti e istituzioni culturali locali (Fondazione Cini, Ateneo Veneto) o comunità parrocchiali (Santa Maria Formosa e Procuratoria di San Marco con la proposta di restauro della Cappella Zen, la Chiesa di Ognissanti) hanno fatto pervenire ai Comitati privati internazionali per la salvaguardia di Venezia.
E qui c'è veramente di tutto. Il Comune ha deciso di sottoporre agli enti internazionali una quarantina di interventi. Una "nota" con tanto di importi di spese che potrà servire ai Comitati, sulla base di un protocollo d'intesa sottoscritto con il Comune poche settimane fa nella quale vengono evidenziate le 'priorità". Come: il restauro delle facciate di Ca' Farsetti e Ca' Loredan (610mila euro); le porte d'acqua di Palazzo Ducale (1 milione 390 mila); il sottoportico dell'Ala Napoleonica (200mila); il volto del portico delle Procuratie Nuove (950mila), una serie di vere da pozzo; il restauro del pergolato dei Giardinetti ex Reali (380mila), la facciata del Museo Fortuny (850mila). Altri interventi ritenuti priorità la Pescheria di Rialto (407mila per facciate e statue varie), affreschi della Scoletta dei Calegheri a San Tomà (300mila). E così ha fatto anche la Soprintendenza ai Beni architettonici che ha sottoposto una serie di progetti di restauro con varie priorità come Vetrata Vivarini ai Ss Giovanni e Paolo (450mila euro); Cappella Stucky a San Michele (400mila) gli affreschi della chiesa di San Barnaba (300mila euro); numerosi interventi all'Arsenale (Gru Fainbairn, Gru Armstrong, Gru Latini Nathan). E molto altro. Allo stesso tempo la Fondazione Cini ha proposto restauri per dipinti (Lefevbre, Il Sogno di Giacobbe per 66mila euro; ciclo di teleri di Giovanni Coli e Filippo Gherardi per 156mi1a euro).



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