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MILANO - Addio orto planetario sull' area tanto cemento come per 25 Pirelloni
ALESSIA GALLIONE
La Repubblica 15-10-10, pagina 3 sezione MILANO






«QUESTO accordo è la pietra tombale sull' idea di orto planetario presentato al Bie. Expo è stata usato come grimaldello per regalare migliaia di metri quadrati ai privati». Quel progetto di un' Esposizione leggera e verde, Stefano Boeri l' ha seguito fino a quando ha lasciato la Consulta architettonica per candidarsi alle primarie. Ed è «dall' eredità tradita», che parte l' accusa. Dopo 927 giorni, siamo tornati alla scelta iniziale: il comodato d' uso. «È umiliante che dopo più di due anni si sia arrivati a una soluzione che per certi aspetti peggiora l' accordo di programma presentato all' atto della candidatura». Perché parla di scelta peggiore? «Se nell' accordo iniziale era prevista un' edificazione sul sito di 580mila metri quadrati, la variante attuale in attesa di essere presentata in consiglio comunale consentirà ben 740mila metri quadrati di costruzioni, l' equivalente di 25 Pirelloni. Con buona pace dell' orto botanico e dell' idea di una grande area agricola di sperimentazione e di ricerca». Secondo Moratti, però, Expo lascerà un grande parco su metà dell' area. Non basta a salvaguardare l' orto globale? «Dai miei calcoli, dopo il 2015 i privati potranno costruire 505mila metri quadrati. A questi ne vanno aggiuntii 230mila che Expo realizzerà. E in questa quota sono compresi le serre, il villaggio, ma anche 80mila metri quadrati di una non ben chiarita sede Rai. In totale è l' equivalente di un quartiere come la Bicocca concentrato su un territorio più piccolo. Si tratta, nonostante la partecipazione dei privati ai costi delle infrastrutture, di un' indebita valorizzazione di un terreno privato prodotta grazie a investimenti pubblici». La proposta della Newco avrebbe tutelato di più il pubblico? «La linea di Formigoni era più seria e trasparente, ma non si misurava comunque con il problema di fondo: è profondamente sbagliato realizzare un grande investimento pubblico su aree private senza averle prima espropriate o avere chiarito che nessun vantaggio derivante da quegli investimenti favorirà i proprietari. Oggi quelle aree non valgono più di 10 milioni. Mi risulta che per l' acquisto si sia arrivati a offrirne fino a 180». Chi ritiene che sia giusto costruire un nuovo quartiere lo fa sostenendo che così si farà vivere la zona. «La nostra idea di orto botanico, oltre che dalla necessità di creare un paesaggio attrattivo e inedito, nasceva dalla volontà di non dare vantaggi ai proprietari privati e di valorizzare un terreno mantenendo la sua natura di grande spazio verde, permeabile e coltivabile. Oltre alle serre sarebbero rimasti l' auditorium e il villaggio. Il viale centrale si sarebbe potuto trasformare in un boulevard dell' alimentazione e della ristorazione italiana e con la Fiera si sarebbe potuta organizzare una grande esposizione dedicata al tema». Quando ha iniziato a lavorare al progetto, però, l' accordo era quello. Perché non ha denunciato allora questi pericoli? «I membri della Consulta avevano manifestato una totale contrarietà all' accordo di programma, ma avevamo avuto rassicurazioni sul fatto che i terreni di RhoPero sarebbero stati acquisiti o gestiti come pubblici. La verità è che, dopo il nostro progetto, non è stato fatto nulla per ridurre le premesse e promesse fatte ai privati». Jacques Herzog ha espresso preoccupazione per la necessità di affrontare subito i contenuti. La condivide? «Condivido pienamente la posizione di Herzog e il suo richiamo al coinvolgimento di Carlo Petrini, una delle anime del progetto. Bisognava partire subito anche con la valorizzazione delle cascine e di un' Expo diffusa. Ma si è fatto poco anche da questo punto di vista». Expo può ancora essere un successo? «Sono profondamente amareggiato da questa vicenda, ma la speranza è che si riesca a superare questo momento. Per questo faccio un appello alla città, a cominciare dai nostri governanti. Bisogna ridurre drasticamente le aspettative dei privati, valorizzate l' investimento pubblico sull' orto, che deve essere considerato come l' unica eredità possibile, e misurare su questo il valore del terreno. Se non si riesce spostiamo subito il progetto all' Ortomercato: è un' area pubblica e può ospitare lo stesso progetto con costi minori e procedure corrette e veloci».



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