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Roma, il restauro dei caravaggeschi rovinati lo pagano gli antiquari
Roma, 15 ott (Il Velino) -2010


A S. Maria in Aquiro intervento-sponsor da 35 mila euro per tre opere della scuola dell'artista circondate dal “mistero”

Roma, il restauro dei caravaggeschi rovinati lo pagano gli antiquari
Roma, 15 ott (Il Velino) - Dimenticate come buona parte del patrimonio artistico ritenuto “secondario”, torneranno a splendere nei loro chiaroscuri originari le tre tele di scuola caravaggesca (“Flagellazione”, “Incoronazione di spine” e “Pietà”) conservate nella cappella della Passione della chiesa di Santa Maria in Aquiro. A finanziare l’intervento, del costo di 35 mila euro, saranno gli antiquari che parteciperanno alla prossima Biennale, in programma a Palazzo Venezia nell’autunno 2012. Per l’occasione i mercanti d’arte ricorreranno all’autotassazione, pagando un extra per la loro partecipazione alla rassegna. Un importo che dovrebbe aggirarsi attorno ai 500 euro a testa (quest’anno gli stand espositivi erano 66), ma che permetterà alla Soprintendenza capitolina, priva dei fondi necessari, di restaurare quei dipinti che di fatto rappresentano l’ultima committenza pubblica affidata alla scuola di Caravaggio. Il restauro fra l’altro permetterà di chiarire molti dei misteri che ancora circondano la cappella della Passione.

Gli elementi del giallo, infatti, nella chiesa di piazza Capranica, ci sono tutti. Innanzitutto per quel che riguarda l’attribuzione. Si parla del francese Trophime Bigot per due tele e del cosiddetto “Master of candle” per la terza (un maestro anonimo celebre per gli effetti luministici affidate alle candele ritratte all’interno della composizione, che secondo parte minoritaria della critica sarebbe lo stesso Bigot). A complicare le cose è stato il recente rinvenimento di un documento che attestava il pagamento della tela a un tal “Maestro Iacopo”, finora ignoto. Una risposta definitiva potrà venire solo dal restauro. Ma è sulla datazione che da anni gli storici dell’arte battono la testa senza risultati. Le tele sono state dipinte nel 1634, quando ormai il gusto imperante virava verso il Classicismo, il Barocco e Pietro da Cortona, mentre il caravaggismo era ormai ritenuto un “residuato” del passato. E invece in pieno riflusso, dei seguaci del maestro lombardo ricevono una committenza pubblica, l’ultima. Perché?

“Speriamo di riuscire a mettere a posto i tasselli di questo puzzle intricato, anche attraverso una revisione archivistica e degli studi che accompagneremo al restauro”, dice al VELINO la soprintendente al Polo museale di Roma, Rossella Vodret. D’altronde c’è molto ancora da scoprire sui caravaggeschi, seguaci di un artista che non ne voleva e offuscati dalla luminosità della sua stella al punto da finire, per quanto virtuosi ed eccelsi nelle capacità pittoriche, ben presto nel dimenticatoio. Una miriade di artisti toscani, marchigiani, lombardi, francesi e soprattutto fiamminghi che arrivarono a fondare perfino a fondare una loro società, la Banda degli uccelli o Bendvogel (in olandese), dediti a bagordi e gozzoviglie che si concludevano all’alba con un ultimo brindisi al mausoleo di santa Costanza, sulla Nomentana, raggiunta a piedi da piazza del Popolo. Una vita da punk ante-litteram, insomma, che a qualcuno, come al pittore francese Valentin, costò perfino la vita. Dopo aver bevuto vino in compagnia degli amici-artisti “e avendo preso gran tabacco (sì come era suo costume), s’infiammò di modo che non poteva vivere del grand’ardore - racconta Giovanni Baglione nel suo ‘Vite de’ pittori, scultori et architetti’ -. Ritornando a casa di notte ritrovossi alla fonte del Babuino (la fontana di via del Babuino, ndr) e trasportato al grand’incendio, gettossi dentro a quell’acqua fredda, e pensando d’acquistarvi ristoro, vi trovò la morte”.

(Paolo Fantauzzi) 15 ott 2010 17:46



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