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Sesto, ora rischia di sparire la memoria storica del lavoro. Senza fondi l´istituto che raccoglie i documenti
ILARIA CARRA
GIOVEDÌ, 28 OTTOBRE 2010 - LA REPUBBLICA Milano






L´appello del direttore "È il periodo più difficile" Conservati 100mila volumi e 150mila fotografie


Da 40 anni custodisce la storia del lavoro milanese. Falck, Ercole Marelli, Breda sono solo alcuni dei nomi più importanti dei preziosi archivi che ha raccolto, conservato e ordinato in quasi mezzo secolo la Fondazione Isec, l´istituto per la storia dell´età contemporanea di Sesto San Giovanni, esempio unico nel Nord e rarissimo in Italia. Oggi, però, quello che è anche l´istituto per la memoria storica della Resistenza e del movimento operaio italiano è a un passo dalla chiusura definitiva. Con il rischio di perdere un patrimonio inestimabile per il nostro territorio, oltre che un posto di lavoro per archivisti e impiegati appassionati. E il problema sta tutto nelle risorse che mancano.
In quanto onlus, l´istituto è stato finanziato negli anni da enti privati e pubblici che l´hanno promossa e si erano impegnati nel sostenerla ma che da mesi hanno chiuso i rubinetti. L´anno scorso, in pratica, solo pochi hanno versato la loro quota, mettendo già in difficoltà le casse e le attività interne. Tra questi la Banca Popolare di Milano, A2A, Fondazione Cariplo ma anche il ministero per i Beni culturali e Comune, Provincia, Regione e Camera di Commercio di Milano, oltre al Comune di Sesto. È solo questione di tempo: se i fondi non arriveranno entro brevissimo, con il prossimo anno la chiusura della struttura sarà inevitabile. Per questo il direttore dell´istituto lancia un accorato appello: «L´istituto sta attraversando la crisi più grave della sua storia - scrive il direttore Luigi Ganapini anche sul sito della Fondazione - la politica dei tagli alla cultura del governo si sta riflettendo anche dove non ci sono finanziamenti pubblici con i privati che si stanno adeguando all´indirizzo generale: chiediamo a tutti di intervenire con ogni mezzo per porre fine a questa distruzione».
Centomila volumi, 150mila fotografie, quattro chilometri di scaffali, l´Isec ha raccolto una documentazione fondamentale per ricostruire le vicende storiche, politiche ed economiche, lombarde e italiane. Ma anche approfondimenti e documentazione sulla storia del sindacalismo, specie negli anni caldi della lotta operaia testimoniata negli scritti non solo dal punto di vista delle imprese ma anche dei lavoratori. E poi ma non solo. Da sempre svolge e pubblica ricerche di storia contemporanea, organizza convegni e seminari di studio e collabora da anni con le università milanesi e le istituzioni locali. Un´attività per cui ci vogliono all´anno dai 300 ai 400mila euro: soldi che oggi mancano, la situazione è critica. Ogni attività di divulgazione pubblica e dibattito è sospesa, la sede di Sesto San Giovanni (donata dal Comune) resta aperta grazie ai collaboratori che continuano a lavorare nonostante non vengano pagati da quattro mesi. Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto, assicura: «È un patrimonio inestimabile per il quale mi impegno a mediare con le banche e le altre istituzioni affinché tutti facciano la loro parte e possa restare aperto».



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