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Legge speciale: Venezia espropriata
Roberto D'Agostino *
Nuova Venezia 28/10/2010

* Roberto D'Agostino è Presidente Arsenale Spa

Sono usciti molti articoli in questi giorni sulla proposta di nuova legge speciale presentata dal ministro Brunetta, che riportano commenti un po' critici, un po' favorevoli, un po' perplessi: tutto sommato una buona accoglienza. Forse varrebbe la pena approfondire meglio. A mio avviso si tratta di una proposta che non può essere accettata dalla città per due ordini di ragioni: per il suo impianto generale radicalmente centralistico e autoritario; per il sistema di proposte che, quando non sono generiche e desideranti, mostrano la mancanza di una riflessione vera sulle necessità di Venezia. Vediamo con ordine. Lo Stato e la Regione sono i domini assoluti di ogni decisione, indirizzo, orientamento, controllo e attuazione, direttamente o attraverso Alti Commissari. In particolare attraverso: - il Comitato Istituzionale presieduto dal Presidente del Consiglio e formato da otto (sic!) ministri, dal Presidente della Regione, da quello della Provincia, e da quattro sindaci: in questo Comitato il potere del Comune di Venezia è pari al 6,6%, vale a dire zero. - Il Magistrato alle Acque, organismo dello Stato, che realizza, attraverso il suo concessionario (il Consorzio Venezia Nuova) le opere di salvaguardia: potere del Comune di Venezia uguale a zero. - L'Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Laguna, di nuova istituzione, con segreteria tecnico-operativa nominata dal Presidente del Consiglio e costituita da tredici persone, di cui una nominata dal Comune di Venezia. potere del Comune pari a 7,6%, vale a dire zero. - L'Autorità portuale che, tra gli altri compiti, realizzerà la grande opera del prossimo ventennio, la piattaforma off shore. - La Commissione di Salvaguardia che viene mantenuta nelle sue competenze, autocratiche e sovraordinate rispetto alle funzioni del Comune, senza che si affacci un qualsiasi ripensamento critico sul suo ruolo. - Le procedure di pianificazione/programmazione: la Regione provvede direttamente o attraverso sue società o il suo concessionario a fare tutto ciò che si deve fare a Porto Marghera - bonifiche, piani di riconversione, gestione dell'area ecologicamente attrezzata, fonti energetiche. Lo fa attraverso un accordo di programma col Comune per realizzare un Progetto Marghera, ma qualora l'accordo di programma non sia sottoscritto e ratificato si provvede attraverso un «Alto Commissario per il recupero e la valorizzazione di Porto Marghera» di nomina del Presidente del Consiglio. Una Commissione per la sdemanializzazione dell'Arsenale formata da Sindaco, Ministro dell'innovazione (Brunetta), Agenzia del Demanio, Ministero dei Beni culturali e Regione deve fare un piano di valorizzazione dell'Arsenale, che varrà come variante al PRG e che verrà approvato dal Comitato Istituzionale: qualora il Piano tardi, il Presidente del Consiglio nominerà un Commissario Straordinario per fare tutto. Naturalmente il Piano verrà redatto da esperti nominati dal Comitato Istituzionale per evitare che il Comune metta il becco su qualche cosa. Come si vede è una legge disegnata su una città, una comunità civile, organismi democraticamente eletti, rappresentanze politiche, sociali, culturali dei cittadini, inesistenti, o irrilevanti, che vengono percepiti non come risorse e riferimenti anche costituzionali, ma come fastidiosi inciampi ad una visione e a una cultura delle emergenze, dei commissariamenti, delle protezioni civili, dei rifiuti di Napoli, dei G8 e delle Maddalene, e così via. No grazie: una legge speciale così concepita deprime la città, altro che favorirne sostenibilità e salvaguardia fisica, ambientale e socioeconomica. Naturalmente i contenuti, quelli che non riguardano concetti generali e petizioni di principio, sono coerenti con questa impostazione del tutto staccata dalla città e dal suo ruolo, anche se naturalmente qua e là vi sono affermazioni del tutto condivisibili. Per entrare nel merito in modo articolato dovrei sforare i limiti di un articolo di quotidiano. In generale, non si accenna neppure ai nuovi orizzonti economici posti dalla crisi globale e si parla di valorizzazioni immobiliari, oneri di urbanizzazione, grandi operi non si entra nel merito di nessuna soluzione concreta, finanziaria o fiscale, quando si parla di politiche della residenza o politiche produttive; non si accenna a nessun nuovo ruolo di Portomarghera, mettendoci un po' di tutto: sviluppo residenziale, centri congressuali, direzionali, ricreativi e casi via; si parla di destinazioni turistiche all'Arsenale, attraverso la cui valorizzazione e la successiva concessione, locazione e alienazione (sic!) fare cassa. E, a proposito di cassa, non essendo previsto alcun finanziamento diretto della Legge, le principali fonti di finanziamento individuate, su cui in larga misura concordo, verranno conferite solo per il 10% al Comune di Venezia. Come si vede dunque, una legge che espropria Venezia senza dare in cambio niente: quando anche fosse possibile dare qualcosa in cambio di democrazia e dignità.



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