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Assalto al "tesoretto" di Tremonti
Michele Lombardi
Secolo XIX 27/10/2010

Ci sono 7 miliardi, caccia grossa dei ministri

ROMA. Dalle carte del decreto dello sviluppo spunta un tesoretto da sette miliardi. Ed alla Camera, così come nel consiglio dei ministri, scatta subito l'assalto alla diligenza. Sottoposto al pressing di Silvio Berlusconi, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti si è convinto ad anticipare i tempi del "decreto per lo sviluppo", che dai primi calcoli vale 7 miliardi ed era atteso per la fine dell'anno. Il decreto annunciato sarà presentato a novembre. «Il provvedimento si può considerare politicamente collegato alla manovra», ha spiegato ieri Marco Milanese, relatore della legge di stabilità in commissione Bilancio alla Camera. La legge di stabilità non consente grandi modifiche come accadeva con la vecchia Finanziaria e in più sarà blindata con la fiducia: il risultato è che tutti i ministri finiti sotto la scure di Tremonti, stanno affilando le armi per trovare spazio nel decreto in arrivo a metà novembre per finanziare il quale ieri sera si parlava addirittura di un nuovo scudo fiscale odi un condono legato al catasto. In ogni caso, quella di novembre sarà l'ultima "diligenza" disponibile per non rimanere a secco con i budget di spesa dell'anno prossimo, falcidiati per 12 miliardi dalla legge di stabilità. E così, prima ancora di mettere mano al decreto, il titolare del Tesoro si è ritrovato sulla scrivania una lunga lista di richieste ministeriali, alle quali si accoderanno maggioranza e opposizione. In prima linea c'è il ministro Mariastella Gelmini, che si aspetta di ricevere i primi 800 milioni per la riforma dell'Università, finita su un binario morto perché priva di copertura. Al portone di via XX Settembre ha bussato anche il ministro Maurizio Sacconi, che chiede 700 milioni per pagare gli ammortizzatori sociali anti-crisi. Per non chiudere i parchi, la titolare dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha bisogno di almeno 100 milioni. E in fila c'è anche Sandro Bondi, che vuole rimettere in circolo i 150 milioni del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, e in più sta chiedendo sgravi fiscali per altri 100 milioni l'anno per tre anni. Da quando è stato nominato, il ministro dello Sviluppo Paolo Romani ha puntato tutto sulla banda larga (un suo cavallo di battaglia), per la quale sono stati stanziati 800 milioni mai erogati da Tremonti. Ma ora Romani passa all'incasso, potendo disporre di una moneta di scambio pesante: sui 7 miliardi del decreto messo in cantiere almeno 3 miliardi ce li dovrà mettere lui, impegnandosi a vendere le frequenze digitali tv (gli altri 4 miliardi si ottengono con la rimodulazione di spese e nuove entrate, senza escludere qualche sanatoria). Romani inoltre è deciso a ottenere la proroga del bonus fiscale del 55 per cento per le ristrutturazioni degli edifici realizzate per risparmiare energia. L'elenco delle richieste è destinato ad allungarsi, tanto da riuscire a prosciugare le risorse disponibili prima ancora che il decreto arrivi in Consiglio dei ministri. Anche perché c'è un piccolo problema che rischia di frenare la corsa per accaparrarsi un posto sull'ultimo treno del Tesoro in partenza nel 2010: lo stesso decreto dovrebbe servire a finanziare almeno 5 miliardi di spese considerate inderogabili come le missioni internazionali, gli sgravi per l'autotrasporto e altre agevolazioni di solito inserite nel decretone "Milleproroghe" di fine anno. E già lotta all'arma bianca per assicurarsi quello che resta dei fondi disponibili. Ma ieri sera alla Camera prendeva quota un'altra ipotesi: quella di due decreti distinti, uno da 7 miliardi legato alla manovra e l'altro, il "classico" decreto di Natale, da circa 3 miliardi per un totale quindi di 10 miliardi da gestire entro la fine dell'anno. Il Pd è già in rivolta: «Se c'è un decreto in arrivo, lo presentino subito altrimenti alla Camera perderemo 15 giorni in discussioni inutili sulla legge di stabilità», ha detto al Secolo XlX Pier Paolo Baretta. E c'è un dubbio che si fa strada: per trovare una parte dei 10 miliardi in ballo il Tesoro potrebbe essere tentato di riattivare lo scudo fiscale o ricorrere a qualche condono, legandolo magari al rinnovo del catasto previsto dalla manovra di luglio.



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