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Sos dalla Maddalena: no a multiproprietà
Pier Giorgio Pinna
La Nuova Sardegna, 26 settembre 2010

Allarme sulla cessione dei loft nell’ex arsenale. “Niente mutamenti nella destinazione d’uso”.

LA MADDALENA. «No alle multiproprietà nell’ex arsenale: laggiù non vogliamo privatizzazioni». Tra speranze di rilancio e attese per la fase 2 delle bonifiche, c’è un dubbio che nell’arcipelago non fa dormire sonni tranquilli a molti. È la possibilità di una cessione a terzi delle residenze turistiche alberghiere costruite o ancora da realizzare nelle due «stecche» del Porto Arsenale. Eventualità, però, nettamente smentita da Mita, Regione, Protezione civile. «Non sono previsti né prevedibili cambiamenti di destinazione d’uso», sottolineano, chiarendo che resta integro il progetto originario. Ovvero: dar vita a loft e appartamenti collegati alla gestione centrale dell’hotel, affidato come l’intero complesso al gruppo Marcegaglia. Come mai, allora, tanti timori? A farli nascere sono state alcune comunicazioni pubblicitarie. Fatte da chi, per conto di Mita, promuove in ogni parte del mondo i vantaggi di un posto barca abbinato a una residenza. Le società interessate, su differenti versanti, sono la «Idea» di Milano e la East Coast Yacht Brokers. La loro attività è stata intensificata per la rassegna nautica di Cannes, l’analoga manifestazione in corso a Montecarlo e il salone di Genova. Come hanno fatto siglando convenzioni per ospitare d’estate congressisti della Whirlpool, della Epson e ora del Rotary International, naturalmente i dirigenti di Mita si sono attivati per dare la migliore immagine del centro garantendo comfort e soluzioni ultramoderne. E fin qui nessuna questione. Anzi. Gli interventi – con proposte, tariffe e offerte competitive – si avvalgono del forte battage tipico di chi crede nei propri investimenti come la Mita. Gli interrogativi iniziano quando in Europa cominciano a circolare e-mail e lettere spedite dalla East Coast o da suoi incaricati. Missive nelle quali, dopo aver parlato di «progetto straordinario» e «location suggestiva», testualmente si scrive: «È possibile partecipare alla realizzazione, in fase di ultimazione, con l’acquisto dei diritti di superficie per 40 anni sia di posti barca che di appartamenti/loft: l’attuale listino prezzi in prevendita, decisamente interessante, concretizza tutti i più rigorosi ed esigenti parametri di un ottimo investimento». In sostanza, una prospettazione di situazioni che differirebbero non poco dagli accordi sulla gestione, dalle convenzioni con Mita, dalle intese nelle conferenze di servizio. Tra i primi a insorgere, gli ambientalisti. Il ricordo di Rta (o residenze turistiche alberghiere) trasformate in alloggi e rivendute a privati vicino a Punta Cristallo, a Terrata Due e Bacu Mandara è troppo recente per non far gridare allo scandalo. «Se le cose andranno avanti lungo questa direzione, l’intera partita della Maddalena si confermerà una faccenda nata male e gestita peggio – dice Stefano Deliperi, del Gruppo d’intervento giuridico – Non si può privatizzare in maniera strisciante un patrimonio pubblico». Pierfranco Zanchetta, consigliere d’opposizione, rincara la dose: «La Mita non pensi di costituire un principato a sé nell’arcipelago. Chiederemo il massimo rispetto delle norme urbanistiche e commerciali a tutela di un bene pubblico come il Porto Arsenale. Frammentazioni e spezzatini non vanno consentiti. La destinazione d’uso può essere stabilita solo dal Comune della Maddalena».Mentre l’ad della Mita, Stefano Zaghis, precisa subito che si tratta semplicemente di un equivoco (come spiegato nell’intervista sottostante), dalla Regione e dalla Protezione civile confermano le posizioni di sempre: «Le idee originali non si toccano». E, allargando il ragionamento, il «soggetto attuatore» subentrato dopo l’inchiesta sul G8, Nicola Dell’Acqua, ribadisce per intero i piani iniziali. Sul risanamento, innanzitutto. «Esperti della Regione Lazio e della Sapienza stanno completando i rilievi batimetrici nella darsena interna e davanti al Main Conference – dichiara – Ultimati questi lavori, saranno loro stessi a definire il successivo cronoprogramma. In ogni caso, le operazioni integrative verranno concluse in dicembre. Useremo il milione e 300mila euro stanziato per l’occasione e – in tutto o in parte – i 5 milioni residuali su cui la Protezione civile può contare ancora per La Maddalena». E per il waterfront? «Sul punto io m’interesso solo di come si possano ricavare vantaggi per questa nuova opera dalle bonifiche: se cioè sabbie, materiali, altri strumenti legati al risanamento da completare nelle acque interne dell’ex arsenale debbano essere sfruttati pure per il waterfront – replica Dell’Acqua – Per il resto, il problema fa capo alla presidenza del Consiglio in generale e all’amministrazione sarda nello specifico». Insomma, alla Maddalena lo stop and go del Dopo-G8 continua. Così come le attese nella riconversione economica basata sull’industria delle vacanze. Tanto da suscitare altre prese di posizione. E da far dire a Zanchetta che lo spostamento dei traghetti a Punta Chiara non basta. Che la diga in divenire avrà un impatto ambientale tutto da valutare. E che in definitiva bisogna intendersi su progetti e fondi: «O si parla di costruire un porto turistico o solo di rilievi batimetrici: e in ogni caso quando si comincerà davvero a realizzare il waterfront, dato che i ritardi già adesso sono evidenti?»



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