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Passano le ruspe sulle 36 case abusive sul mare a Porto Pino
Mauro Lissia
La Nuova Sardegna, 24 settembre 2010

CAGLIARI. Le trentasei villette costruite abusivamente nell’isoletta di Corrumanciu, al centro della laguna di Porto Pino, devono essere demolite. L’ordine è partito dalla Procura della Repubblica ed è già sulla scrivania del presidente della Regione Ugo Cappellacci. Non c’è scampo: la sentenza che stabilisce il ripristino dei luoghi allo stato originario è definitiva, il compito di eseguirla è dell’amministrazione regionale. Starà all’ufficio del governatore decidere quali mezzi meccanici utilizzare, mentre sui tempi la flessibilità è limitata: dall’ufficio del pubblico ministero Daniele Caria il provvedimento è partito da giorni, per evitare sanzioni Cappellacci dovrà muoversi. Quello di Corrumanciu è uno dei pochi casi in cui il procedimento penale per abusi edilizi arriva al capolinea della Cassazione entro i tempi stabiliti per scongiurare la prescrizione del reato. La sentenza di condanna è stata emessa dalla Corte d’Appello di Cagliari il 7 dicembre 2008, poi è arrivata la conferma dei giudici supremi. Con un conto finale piuttosto severo: nove mesi di reclusione per il responsabile dell’ufficio tecnico di Sant’Anna Arresi Paolo Granella, per l’amministratore dell’‘Isolotto srl’ Francesco Monti e per il direttore dei lavori Fulvio Pilloni, responsabili di violazione delle norme sulla tutela paesaggistica. Più un dettaglio tutt’altro che secondario: per tutti e tre la sospensione condizionale della pena è subordinata al ripristino dei luoghi, vale a dire la demolizione completa del villaggio illegale. Sarà poi un giudice civile a stabilire l’ammontare del risarcimento che gli imputati dovranno liquidare alle parti civili, gli ambientalisti di Gruppo intervento giuridico e degli Amici della Terra, ai quali i giudici hanno assegnato una provvisionale di ottomila euro ciascuno e le spese processuali. Quindi la demolizione delle villette, così come provvisionali e spese, sarebbero a carico degli imputati. Ma in mancanza di un loro intervento è la Regione a doversi far carico dell’esecuzione, per poi rivalersi sui responsabili che dovranno pagare le spese del ripristino. La battaglia processuale tra accusa e difesa si era combattuta sul problema di Corrumanciu: è un’isola o no? Alla fine è passata la tesi del pm Daniele Caria, che ha sempre sostenuto la prima ipotesi. In base a quella per l’isolotto conosciutissimo dai pescatori di Sant’Anna Arresi valgono tutte le norme di tutela e quindi il divieto assoluto di costruire nella fascia di massimo rispetto. Per via dell’attività di estrazione del sale l’area risultava poi coperta da ulteriori tutele che hanno determinato la condanna degli imputati.



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