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Beni reali. Vince il fai da te, in calo il passaparola. Quasi la metà dei clienti investe in beni artistici
Marilena Pirrelli
Sole 24 ore Plus 30/10/2010

Cresce la voglia di usare le opere a garanzia per ottenere in cambio liquidità

Resta stabile al 21% la quota di ricchezza investita in beni reali come immobili, barche, auto e anche arte, dei 391 miliardi di euro affidati a giugno 2010 agli operatori del private banking. Il 47% delle famiglie private italiane possiede opere d'arte (situazione stabile nel 2009 il 46%), ma soltanto 1'8% si rivolge alle banche per la compravendita, la gestione o la protezione delle sue collezioni. Emerge dall'indagine effettuata dall'Associazione Italiana Private Banking (Aipb), che evidenzia una propensione molto più alta della clientela privata ad includere la propria banca tra i tradizionali punti di riferimento per la gestione del patrimonio artistico (83% nel 2010 rispetto al 75% dell'anno precedente). Ancora le controparti privilegiate rimangono i mercanti, i galleristi e gli antiquari scelti dal 52% del campione. Il 43% dichiara invece di ricorrere ad "esperti indipendenti". Nel 2009 la percentuale di possessori di opere d'arte che si affidavano ad amici, conoscenti esperti ma non professionisti era il 29%, dato sceso al 20% nel 2010, perché i collezionisti sono diventati più consapevoli e vedono nel servizio dell'intermediario il metodo migliore per far fruttare i propri investimenti. «Come per gli strumenti finanziari, il bisogno di consulenza aumenta al crescere delle incertezze e dei ribassi di mercato, così si sta ampliando il ricorso e l'apprezzamento dei clienti private per il servizio di Art Advisory bancario: essenziale chiedere più pareri, confrontare le posizioni, avere accesso a consulenze autonome dai meccanismi commerciali del mercato» spiega Bruno Zanaboni, Segretario generale Aipb. Ma sono ancora poche le banche o divisioni private attrezzate: solo il 15% offre il servizio interno, il 28% in outsourcing, il 13% lo sta allestendo e il 44% non lo fornisce affatto. Naturale che il mercato sia molto concentrato nelle mani di pochi operatori: infatti coloro che offrono il servizio ne gestiscono complessivamente 1'83% (contro il 75% di un anno fa) degli asset totali serviti dal private banking). E c'è un 30% di clienti private non serviti da strutture Pb, che possiede opere d'arte e il 56% di decisori, con patrimonio superiore ai 2 milioni di euro, che possiede arte. Un mercato, se così si può definire visto che la gran parte del servizio è gratuito, da conquistare! Infatti gli operatori stanno studiando possibili servizi assicurativi e di finanziamento con un sottostante di opere d'arte, ovviamente remunerativi anche per la banca. «Abbiamo osservato che quando un cliente ricorre una prima volta al servizio di Art Advisory della propria banca - prosegue Zanaboni - di solito consolida il proprio rapporto con la struttura, poiché scopre le potenzialità inespresse del proprio patrimonio artistico. La domanda si fa più sofisticata con richieste sulla consulenza legale su temi della circolazione nazionale ed internazionale delle opere, sulle coperture assicurative a stima accettata, sulla valorizzazione di oggetti d'arte mediante prestiti a musei o mostre, sulla trasmissione agli eredi o sulla donazione delle collezioni mediante veicoli quali Fondazioni e trust. Chi ne fa già uso richiede prima di tutto la consulenza di tipo assicurativo per sottoscrivere contratti di protezione. «Sono evidenti le potenzialità di sviluppo dell'art banking - anticipa Zanaboni - le turbolenza e l'instabilità dei mercati, anche di quelli artistici, dimostrano la necessità di avere un approccio consapevole e informato agli investimenti e alla gestione di tutte le forme di ricchezza, finanziaria o reale. La possibilità di poter fruire della consulenza di professionisti di diversi settori, opportunamente selezionati e coordinati, rappresenta un tema vincente per affrontare le complessità e le opacità del mercato dell'arte meno regolamentato di altri, che per sua natura risente anche di valutazioni estetiche e modaiole». Nell'indagine Aipb sul campione rappresentativo di clienti serviti da strutture private una buona percentuale (39%) si dichiara disponibile a considerare la propria banca come interlocutore per il mercato dell'arte e il 59% la delegherebbe addirittura nella gestione del proprio patrimonio artistico. La domanda cruciale sul futuro dell'Art Banking a questo punto è di natura organizzativa: nel prossimo futuro, l'Art Advisory potrà rappresentare - assieme a tutta la consulenza finanziaria, legale, immobiliare - un servizio cui attribuire un valore in base alla complessità delle soluzioni e al valore creato, per il quale il cliente private potrebbe essere disposto a pagare un giusto compenso? Ai private banker la risposta.



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