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ROMA - 'Centro, niente scempi nelle aree militari e in Prati solo spazi per la cultura'
La Repubblica 30-10-10, pagina 3 sezione ROMA






«QUELLE caserme da trasformare in case che sono nel cuore del centro, come in via delle Fratte, mi sembrano tutte con destinazioni assurde. Potrebbero avere al massimo funzioni di modeste dimensioni legate all' artigianato. In ambienti edilizi storici mi pare molto difficile poter cambiare radicalmente quelle che sono delle funzioni ormai consolidate». Italo Insolera, il massimo studioso dell' Urbanistica romana, illumina un punto debole nella delibera approvata nella notte in Consiglio. In Centro vieterebbe anche le destinazioni commerciali? «Se per commerciale intendiamo dei piccoli negozi per l' artigianato, probabilmente questo rientra nell' organizzazione storica degli spazi nell' area centrale della città, se invece pensiamo ai supermercati o alle grandi griffe allora il contributo alla trasformazione sbagliata del centro può essere davvero deleterio». Altre caserme da trasformare in abitazioni, negozi, case popolarie servizi pubblici sono nei quartieri storici, come ad esempio Prati. Che fare qui? «Per questa parte di Roma ci sono delle funzioni, per esempio scolastiche, che vanno benissimo. Va bene ciò che eleva il livello sociale e culturale del quartiere». E le case? «Mah, queste sono zone per cui vigono il piano regolatore generale e i piani particolareggiati. Se le caserme cessano di avere funzioni militari va benissimo, figuriamoci, ma quelle che le devono sostituire dovrebbero essere culturali. Ci terrei a sottolineare l' esempio dell' università Roma Tre che è andata distribuendo i suoi spazi in vari edifici del quartiere Ostiense ed è diventata una struttura essenziale che impreziosisce la zona». Un esempio per tutta la città? «Se la nuova destinazione delle caserme può servirea questo in tutta Roma ben venga, ma che sia principalmente culturale». Invece nella delibera si parla tra l' altro di un impiego per il 30% commerciale, per un altro 30% a residenze private, per un 15% servizi pubblici e un 5% case popolari. «Queste percentuali non hanno senso, soprattutto perché quello che conta è la rivalutazione culturale di una città come Roma, dove leggiamo tutti i giorni che le università e le scuole non hanno spazi sufficienti. Questa è la grande prima necessità». Nelle caserme ad Est, Tiburtina e Casilina? «In quella zona dai primi studi del piano regolatore del 1950 si ripete continuamente che le iniziative devono servire a bonificare le vecchie borgate. Anche lì si faccia un piano sociale ed economico di tutta l' area e alle esigenze che verranno fuori sarà possibile venire incontro grazie alle caserme dismesse». E a Boccea e al Trullo? «Qui sono validi discorsi sull' incremento delle destinazioni residenziali pubbliche e private, perché sono zone di espansione più vaste e si può fare un piano». L' operazione caserme con la vendita ai privati serve al Campidoglio per fare cassa. «Questo è un procedimento perverso, perché si dovrebbe volere che la maggior parte di queste iniziative restino al Comune e siano gestite dal Comune stesso».



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