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MILANO - 'Il Pgt è da rifare, fermiamolo'
ORIANA LISO
30-10-2010, La Repubblica, Milano



LA PROMESSA, e la premessa, è che saranno barricate. Da una parte i fautori in consiglio comunale del Pgt, il Piano di governo del territorio - ancora per poco più di due settimane a disposizione delle osservazioni dei cittadini - che cambierà il volto di Milano; dall' altra i no pasarán dell' opposizione, pronti all' ostruzionismo duro pur di riuscire a non far approvare entro la fine del mandato di questa giunta un piano urbanistico che autorizzerebbe una colata di cemento. Il motivo, sintetizzato dal candidato del Pd alle primarie del centrosinistra Stefano Boeri, è semplice: «Questo Pgt non si può emendare, ma solo rifare da zero». Per le osservazioni di cittadini e società civile ci sarà tempo fino al 15 novembre, poi ancora tre mesi per l' approvazione in Consiglio. A meno che non vengano indetti i comizi elettorali prima del 14 febbraio (e in quel caso i tempi per l' approvazione si dilatano a 5 mesi), quella data è ultimativa: vuol dire che, in mancanza del sì dell' aula, gli atti del Pgt diventeranno inefficaci, carta straccia. «Aspettiamo di vedere le osservazioni dei cittadini, procediamo un passo per volta»: usa un tono scaramantico il sindaco Moratti, per commentare lo stato dell' arte del Pgt. Perché, visti i ritmi del consiglio comunale - anche ieri le numerose assenze soprattutto nella maggioranza hanno fatto chiudere la seduta in 15 minuti - il rischio che non si riesca ad approvarlo prima delle elezioni è reale. Questo nonostante i bellicosi propositi del capogruppo del Pdl Giulio Gallera - «Il Pgt è una priorità assoluta, saremo in aula anche per 90 giorni e 90 notti per battere l' ostruzionismo», spiega-e la difesa della Lega, per cui «gli emendamenti fatti finora l' hanno già reso migliore». Un rischio che i quattro candidati alle primarie del centrosinistra vedono come una benedizione. «Questo Piano non rimette in discussione gli indici volumetrici, che non tengono conto della realtà: ci sono 80mila appartamenti vuoti, 900mila metri quadri di uffici sfitti o invenduti, centinaia di negozi chiusi. Milano è una città già vuota, non ha bisogno di altro cemento solo a vantaggio dei costruttori», spiega l' architetto Boeri. Che del Pgt salva solo una cosa - «il concetto, ma non la realizzazione, dei Nuclei d' identità urbana» - e che mette come premessa fondamentalea un nuovo Piano la creazione di un' anagrafe degli edifici sfitti e invenduti. Del mega-progetto di Palazzo Marino - di cui è considerato il papà l' assessore all' Urbanistica Carlo Masseroli - salverebbe solo i lavori, gli studi preliminari fatti, un altro candidato alle primarie, Giuliano Pisapia. «Mi auguro che il Pgt non sia approvato in questo mandato, così potremo mettere mano alla riforma radicale della sua impostazione, che non risponde agli interessi di Milano, non considera lo sviluppo dell' area metropolitana né una migliore separazione dei tipi di traffico». I calcoli fatti dal Pd dicono che il Piano permetterà di costruire l' equivalente di 161 nuovi grattacieli come il Pirellone, il candidato ecologista Michele Sacerdoti alza il tiro: «I Pirelloni saranno almeno 243, perché bisogna aggiungere i metri quadri di volumetrie generati dal Parco Sud». Sacerdoti ha preparato 25 osservazioni al Piano, ma è pessimista: «Gli emendamenti significativi non verranno di sicuro neanche presi in considerazione da Masseroli, ma il problema è che questo strumento andrebbe rifatto totalmente». È, insomma, un Piano «sovradimensionato nelle previsioni che non programma seriamente e rinuncia a governare»: così lo definisce il candidato indipendente, il costituzionalista Valerio Onida. Che spiega: «La partecipazione dei cittadini è un fatto nobile, ma per la giunta il Piano sarà emendabile solo per aspetti marginali. Meglio non approvarlo ora e farlo nel prossimo mandato, quando Milano avrà una vera amministrazione cittadina».



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