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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Sardegna. Cultura, un'industria negata
Mario Girau
Nuova Sardegna 8/11/2010

Parlano i sovrintendenti: Non abbiamo n mezzi, n personale

CAGLIARI. Beni ambientali e culturali risorsa paracadute contro una disoccupazione giovanile che viaggia verso quota 45%. Pi che una proposta quella del sindacato stata un appello, immediatamente attuabile, al presidente della Regione perch un piano straordinario per il lavoro giovanile parta dalla Sardegna-museo a cielo aperto. Sarebbe il miracolo della Finanziaria. Siamo una delle regioni italiane con la pi alta concentrazione di beni culturali e ambientali dice Gabriele Tola, sovrintendente ai beni artistici e architettonici per le province di Cagliari e Oristano e ad interim per le province Sassari-Nuoro ma con organici largamente deficitari nelle nostre strutture statali e quindi impossibilitati a spalancare le porte dell'immenso patrimonio artistico-storico sardo. In questo settore lo Stato apre le piste, che pubblico e privato sono chiamati ad esplorare. Invece il ministero dei Beni Culturali taglia. Nelle sovrintendenze artistiche sarde gli organici sono fermi al 1997. Di questo passo annuncia un funzionario tra otto anni chiudiamo. Non siamo pi in condizioni di svolgere il nostro lavoro: non la tutela, non la conservazione, forse neppure l'esposizione al pubblico. Altra miniera di nuovo lavoro il settore archivistico. Nei quattro archivi di Stato provinciali operano poco pi di 80 persone, come a met degli anni '90, quando le unit necessarie erano 250. Dal 1978 in certi uffici non si fa turn over. Ogni comune dice Carla Ferrante dell'Archivio di Stato di Cagliari tenuto ad avere un archivio storico, curato da professionisti. Se si escludono i grandi municipi, tutti gli altri navigano nel buio. Non hanno risorse? Potrebbero consorziarsi. Per non parlare di altre categorie di enti pubblici dove l'organizzazione archivistica lascia a desiderare. Anche i dieci archivi diocesani aggiunge monsignor Tonino Cabizzosu, direttore di quello cagliaritano richiedono la presenza continua di esperti nella catalogazione e conservazione, conoscitori di paleografia e diplomatica. L'accesso alle fonti documentali, ancora inesplorate, custodite dalle chiese potrebbe modificare parti so- stanziali della storia della Sardegna cos come oggi conosciuta. Nel 1994 negli undici uffici periferici del ministero dei Beni Culturali archivi, sovrintendenze, biblioteche universitarie operavano oltre 800 addetti, oggi diminuiti a quota 600. I sindacati rivendicano un organico di dimensioni almeno doppie. Marco Minoja, sovrintendente archeologico per Cagliari e Oristano, insiste sulla necessit di nuovi stanziamenti. La Regione ha gi fatto, ma deve continuare a investire nella tutela e valorizzazione dei beni culturali. Per il nostro patrimonio abbiamo bisogno di esperti in catalogazione, in valorizzazione del bene artistico, in archeologia preventiva: professionisti in grado di esercitare un controllo ex ante sui lavori pubblici. Infine conclude Minoja sono necessarie figure idonee ad assicurare conservazione e manutenzione alle nostre grandi emergenze archeologiche, come Nora e Tharros, per citare le pi conosciute. Solamente il recupero e il restauro di chiese e centri storici potrebbe dare lavoro a centinaia tra muratori, architetti, restauratori, falegnami, stuccatori, etc. Di importanza strategica, non solamente nel contesto culturale, ma anche in quello dello sviluppo economico, il sistema regionale dei musei. Il nostro Michelangelo dicono gli studiosi il patrimonio etnografico raccolto in circa 50 musei, poco meno di un terzo dei circa 170 istituti museali sardi censiti, esclusi gli statali. Tra i restanti, 35 sono archeologici, 28 scientifico-naturalistici, 19 artistici, 31 storico-biografici e di arte sacra. Se tutti funzionassero al meglio, organizzati secondo quanto previsto dal "Piano di razionalizzazione e sviluppo" messo a punto dalla Regione", insieme costituirebbero la prima grande industria della Sardegna. Ogni museo o raccolta museale deve prevedere figure professionali qualificate per svolgere funzioni direttive, curatoriali, educative e didattiche, comunicative e promozionali, amministrative, di sorveglianza e accoglienza, gestione della sicurezza.



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