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I conti in rovina di Pompei
Sergio Rizzo
Corriere della Sera 9/11/2010

Il crollo della Casa dei gladiatori nel sito archeologico di Pompei ha alzato il velo su un disastro, la gestione fallimentare di un gioiello archeologico: gli scavi perdono tre milioni all'anno. N parcheggi n servizi: i visitatori (che sono la met del Beaubourg di Parigi) fruttano soltanto 7 euro a testa. Colpa della sabbia negli ingranaggi degli appalti, delle lungaggini burocratiche nei processi decisionali e di molto altro ancora.

I conti della Sovrintendenza. Ottanta milioni rimasti non utilizzati per anni
La gestione fallimentare di un gioiello. Cos si perdono tre milioni all'anno
N parcheggi n servizi: i visitatori (met del Beaubourg) fruttano solo 7 euro a testa

ROMA L'architetto Luciano Di Sopra ricorda bene ci che accadde nel 1981. Non fosse altro perch in quel periodo lui, l'autore del piano di ricostruzione del Friuli terremotato, era sulla cresta dell'onda. Ricorda che quando gli diedero l'incarico di fare un progetto per Pompei era ministro dei Beni culturali il repubblicano Oddo Biasini. Ricorda che riusc a ottenere 100 miliardi dal Fio, il fondo per gli investimenti e l'occupazione. Cento miliardi: pi di 170 milioni di euro di oggi. Ricorda poi che quando i denari arrivarono, ministro era Vincenzo Scotti, lo liquidarono senza troppi complimenti: Architetto, si accomodi. Non abbiamo pi bisogno di lei. E il progetto? Nel cassetto. E i soldi? Boh... Perch a Pompei, per dire come il problema venga da lontano, successo anche questo. Nessuno stupore, dunque, che qualche anno fa, fra le incessanti grida di dolore per lo stato degli Scavi, abbiano scoperto che la Soprintendenza al cui vertice stato per quasi tre lustri lo stimato archeologo Pier Giovanni Guzzo, aveva in cassa 79 milioni inutilizzati. Ma non poteva essere diversamente. Quella che governa le aree archeologiche di Pompei, Ercolano, Oplontis, Boscoreale e Castellammare di Stabia una Sovrintendenza speciale. Al pari, per intenderci, di quelle di Roma o Firenze. Significa, semplificando, che ha grande autonomia contabile: i soldi che incassa li pu investire nel sito. E siccome negli anni spendeva circa un terzo degli incassi, ecco svelato l'arcano. Colpa della sabbia negli ingranaggi degli appalti, delle lungaggini burocratiche nei processi decisionali e di altro ancora. Magari, chiss, anche di frizioni ai vertici, dove a un certo punto il Soprintendente era stato fiancheggiato da un dirigente amministrativo. Una specie di manager che si occupava degli appalti, stilava i contratti. Fatto sta che ogni anno il tesoretto aumentava sempre pi. Fino ad arrivare, appunto, a sfiorare 80 milioni (7 euro a persona). Che fine hanno fatto? Una trentina se li ripresi il ministero al tempo di Roco Buttiglione. Quaranta, in un colpo solo, sono stati trasferiti d'autorit alla Protezione civile che ha finanziato cos le opere realizzate in deroga alle norme ordinarie dal commissario Marcello Fiori. Operazione, manco a dirlo, che ha diviso gli esperti anche per le modalit con cui stata fatta. Chi per ne deduce che in un luogo unico del pianeta come quello si facciano soldi a palate, come sarebbe normale in qualunque altro Paese del mondo, completamente fuori strada. Anche se pu sembrare un'assurdit, gli Scavi di Pompei ed Ercolano sono economicamente in perdita. Lo sono nonostante la modesta entit degli investimenti: 7 milioni l'anno su 22 circa di incassi dai biglietti. In questo calcolo per non c' il personale, che non a carico della Soprintendenza ma del ministero dei Beni culturali. Ma poco importa sono sempre soldi della collettivit. I dipendenti sono 524 e costano 18 milioni di euro. Se consideriamo questa voce, allora per pareggiare i tonti mancano all'appello 3 milioncini tondi. E pensare che l'area archeologica sarebbe perfino pesantemente sotto organico, stando almeno al sindacalista della Uil Gianfranco Cerasoli: C' uno studio del ministero secondo il quale servirebbero 872 addetti alla vigilanza invece dei 312 attualmente in servizio. Tiriamo le somme. Per arrivare a 872 vigilanti bisognerebbe fare altre 560 assunzioni, con il risultato che la spesa per il personale raddoppierebbe. E anzich di 3, il buco sarebbe di 20 milioni. Il tutto mentre la Soprintendenza ha l in servizio appena 9 (nove) archeologi e tre restauratori. II presidente de] Consiglio superiore dei Beni culturali Andrea Carandini, nominato dal ministro Sandro Bondi a febbraio 2009, dice che l'assenteismo dei custodi incredibile. E lamenta un'ovvia conseguenza, la piaga delle guide abusive. Cerasoli replica che per la carenza di organico i custodi non vanno in ferie da due anni. Comunque sia, la situazione generale di Pompei sotto gli occhi di tutti. Se volete una spiegazione del perch l'area archeologica pi grande e sorprendente del mondo sia visitata ogni anno da met dei turisti che entrano al centro Georges Pompidou di Parigi (tre milioni contro sei), eccola: mancanza dei servizi decenti (avete visto i parcheggi?), contesto ambientale difficile, ricettivit a dir poco scadente. Secondo una classifica stilata da The European House-Ambrosetti la Campania al quintultimo posto in Italia per numero di visitatori ai siti archeologici in rapporto al numero degli abitanti, alla pari con la Calabria. Anche per questo sarebbe ingeneroso caricare la croce soltanto sulle spalle dei sovrintendenti, che qualcuno dipinge (non sempre a torto) come una corporazione potentissima abbarbicata alla poltrona. Sulla quale, per, finiscono inevitabilmente per scaricarsi tutte le tensioni. Come dimostra il memorabile siluro sparato cinque anni fa a Guzzo dal senatore di An Luigi Bobbio, che non contento di averlo marchiato come uomo del governatore diessino della Campania Antonio Bassolino ha raccontato che sua moglie Rosanna Cappelli era consigliere di amministrazione della societ che gestisce il bookshop di Pompei, la Electa Mondadori (incarico peraltro nel quale stata riconfermata ad aprile 2010). Ma in un mestiere cos delicato certe ruvidezze della politica sono da mettere nel conto. Ora si vorrebbe risolvere la questione, come ha gi segnalato tempo fa il Giornale dell'arte, separando le funzioni di tutela della Sovrintendenza (affidata fino al 31 dicembre a Jeannette Papadopoulos) da quelle di gestione, da assegnare di nuovo a un manager, stavolta per di una Fondazione privata. Il cuoco non pu stare contemporaneamente in cucina e gestire la sala, ha tagliato corto il direttore del ministero Mario Resca. Naturalmente, crisi di governo permettendo.



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