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Censimento nelle chiese contro i ladri d'arte
Giorgia Baldin
LArena, 14 ottobre 2004

Legnago. Le parrocchie della Bassa sono ricche, ma anche poco protette. Quasi scontato, quindi, che diventino l'obiettivo dei ladri d'arte. Una situazione esaltante e preoccupante al tempo stesso, che emerge in tutta la sua contraddittoriet dall'inventario dei beni culturali ecclesiastici che la diocesi di Verona sta realizzando in collaborazione con la Cei e il ministero per i Beni culturali. Si tratta di un fenomeno increscioso - spiega Andrea Ferrarmi, responsabile per il territorio della Bassa di In arte, societ che collabora con la diocesi nella catalogazione informatizzata - che purtroppo fa di questo territorio il pi colpito in tutta la diocesi dai furti. La causa da imputare alla posizione decentrata e isolata di alcune chiese, molte delle quali non sono abitate dai parroci. Molte di queste ospitano opere preziose sia per il valore economico che per quello artistico - conferma don Tiziano Brusco, direttore dell'ufficio per i beni culturali della diocesi di Verona - Valori che spesso sono sconosciuti agli stessi parroci. Ma la prima causa di tanti furti - tentati e, purtroppo, spesso riusciti - sta nel fatto che molte chiese sono prive di impianti d'allarme. Come, ad esempio, nella parrocchiale di Sanguinetto - ammette don Tiziano - depredata e ripulita senza scrupolo lo scorso anno. O a Gazzo, dove i ladri hanno addirittura tentato di recuperare un'acquasantiera a muro.
La catalogazione dei tesori della Bassa, dunque, un primo tentativo di creare un data-base che sia utile, poi, nelle eventuali ricerche dei pezzi scomparsi. Ma potrebbe essere anche una sorta di catalogo sul quale scegliere il pezzo da rubare: proprio per questo la diocesi non lo rende pubblico e le fotografie concesse per la riproduzione non riportano il luogo di appartenenza degli oggetti. In ogni caso, almeno nella Bassa l'elenco a buon punto e comprende 88 parrocchie, sulle 381 in cui suddivisa l'infera diocesi veronese: la maggior parte sono state schedate nel quadriennio 2000-'03, le altre erano gi state catalogate dalla sovrintendenza di Verona, con cui la diocesi mantiene un rapporto di stretta collaborazione. Inventario completato, dunque, per il vicariato foraneo di Ronco e per quello di Isola della Scala-Nogara. Le dieci parrocchie non ancora raggiunte dall'equipe diocesana sono riunite nel vicariato di Bovolone-Cerea ed in quello di Legnago: una lacuna che sar colmata entro la prossima primavera.
Paramenti sacri, argenterie, pissidi, estensori, dipinti, sculture, calici e tessuti: questo ed altro compare nella lista di tesori di notevole qualit artistica. Non sono rari i casi in cui tali opere sono sottostimate e ridotte a cose vecchie, pi che antiche, dagli stessi parroci - spiega don Tiziano - E lo staff addetto alla catalogazione si trova spesso nella situazione di fronteggiare soffitte impolverate e infestate dai ratti, dove certi oggetti di valore giacciono non solo incustoditi, ma anche in uno stato di degrado che il tempo contribuisce a rovinare. Fenomeni che rallentano la catalogazione e la rendono particolarmente laboriosa. Ci nonostante -continua don Tiziano con evidente soddisfazione - il lavoro finora svolto ci ha ripagato. La Gei, riconsegnandoci le schede dopo averle debitamente verificate, ci ha segnalato un ottimo lavoro. Ora siamo considerati tra le diocesi pilota. Non solo: l'inventario potrebbe presto diventare un'iniziativa editoriale, con una collana sugli oggetti lignei conservati nelle chiese della Bassa: Sarebbe un progetto interessante, specialmente per il distretto del mobile - spiega Ferrarmi - Un oggetto che si trova ancora in molte chiese del territorio, ad esempio, il leggio d'altare: vi sono esemplari, generalmente del XVIIIe XIX secolo, con intagli e decorazioni notevoli. La banca dati sar poi messa a disposizione delle singole parrocchie, al fine di proteggere il patrimonio culturale e artistico dei suoi tesori. E perch ogni oggetto possa tornare nella comunit con tutta la sua importanza e la sua storia.



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