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Pompei. Crepe, transenne e fango, agli Scavi incubo crolli
Pietro Treccagnoli
Mattino 2/12/2010

I nuovi cedimenti a ridosso di una zona molto amata dai turisti ma mai restaurata dal sisma dell'80

Se cominciano a crollare persino i lupanari, allora davvero Pompei va a puttane. Non c' due senza quattro e cos negli Scavi sono venuti gi, nella stessa mattina due muri. Apparentemente senza importanza, ma arcinoto che, a parte i capolavori, il fascino dell'antica citt romana dissepolta dalla cenere vesuviana sta anche nell'insieme, nelle piccole pietre, nell'affresco minore aggraziato, nel labirinto di sassi e basoli. Da un mese piove e quello che non pot il fuoco lo sta facendo l'acqua e la mancanza di una manutenzione quotidiana, costante, pignola, da certosini, da api operaie in un alveare di Storia. Di turisti ieri ce n'erano pochissimi. Un acquario con pochi pesci. Sono di pi i cani randagi. Pozzanghere enormi ristagnanti nel centro di via dell'Abbondanza, rigagnoli che sembrano ruscelli. Fango e fango. in giro solo qualche instancabile giapponese, coppie italiane armate di guida, una scolaresca che, ombrelli e cappucci impermeabili, stata portata direttamente davanti alla transenne delle macerie della domus dei Gladiatori. Rovine per rovine preferiscono quelle pi recenti. Il cedimento a via Stabiana, angolo via degli Augustali, riguarda una bottega. Colpisce perch in una zona molto frequentata dai forestieri, poco lontano dalle Terme Centrali. Qualche rampicante ormai secco, troncato alle radici, sembra tenere insieme le pietre nere pi della malta. - Anche il Lupanare piccolo da quelle parti, zona di via di Nola, dall'altro lato delle Terme, in una traversa del vicolo di Tesmo, che prende il nome proprio dall'edificio parzialmente crollato. Qui hanno scavato nella seconda met dell'Ottocento. E chiamata pure via del Ristorante e sbuca nel vicolo del Centenario, dove ci sono altri edifici transennati da tempo immemorabile. E un'area a ridosso del Regio DC, quella parte dell'area archeologica mai dissotterrata che dal lato di via dell'Abbondanza incombe proprio sulle domus dei Gladiatori e del Moralista. Il vicolo chiuso al pubblico da trent'anni, dal terremoto de11980. E si vede. Le pietre di ieri sono cadute su cumuli di altri sassi coperti da una massa compatta di muschio che sembra un presepe. C' un albero di sorbe che ha lasciato cadere i frutti, a marcire per terra, tra le foglie secche. Dentro, in una zona protetta, ci sono gli affreschi erotici, simili a quelli del pi famoso lupanare della via omonima. Ma fuori nella stradina sono pi i muri pericolanti che quelli integri. C' uno spuntone che sta ritto alla faccia di Giove pluvio: ha una crepa larga due dita che lo percorre in tutta la sua altezza. Un'escursione attraverso il sito archeologico pi grande del mondo, un tesoro di 1500 edifici e case (ma solo una settantina sono visitabili) una vera Via Crucis. Pompei, si sa, sempre stato un cantiere. Tubi Innocenti, pali di sostegno e sbarramenti sono all'ordine del giorno, fanno parte del paesaggio, anche nelle strade pi frequentate. Accanto a una domus restaurata e sorvegliata eccone unaltra off limits. Porte divelte; mura gonfie di umidit, pareti pencolanti, sassi sparsi di pareti collassate non necessario allontanarsi molto dal centro. Proprio accanto al frequentatissimo (dai turisti) Lupanare (quello grande) c' una casa parzialmente visitabile, all'apparenza anonima, che poi sbuca nel vicolo del Balcone Pensile. Basta addentrarsi nelle stanzette pi inter-ne per scoprire dovunque cumuli di pietre appoggiate ai muri, segni di prolassi anteriori a quello clamoroso della domus dei Gladiatori e che quindi sono passati sotto silenzio. Ogni stanza ha il suo mucchietto. Ce n' addirittura uno con i resti di una parete affrescata di giallo. Sono pietosamente raccolti. Hanno l'aspetto di reliquie, ma ci sta gi crescendo sopra l'erba e chiss cosa potr mai essere recuperato. Una trave marcia, rosicchiata dal tempo e dagli insetti,- rischia di far venire gi un'altra parete. Poco lontano, c' il vicolo di Eumachia, chiuso solo da un lato, mentre da via degli Augustali e facilmente accessibile grazie a una transenna di legno divelta e che nessuno sistema. Case e botteghe si susseguono. Anche qui resti di piccoli cedimenti che non hanno fatto scalpore. Siamo alle spalle del Tempio di Vespasiano e del Santuario dei Lari Pubblici. Basta infilarsi in una casa aperta per scoprire un mosaico bianco a terra completamente allagato, con decine e decine di tessere staccate e disperse nel fango, mescolate al brecciume vulcanico e ai cocci di anfore. Acqua su acqua, abbandono su abbandono. Hanno voglia, i rassegnati, a ripetere, come una cantilena: inevitabile a Pompei, peri suoi duemila anni, per la vastit, per gli obsoleti restauri fatti con sistemi e materiali (leggi cemento armato) che con il tempo si sono dimostrati pi dannosi che inutili. I custodi si meravigliano della nostra meraviglia. Mo' ve ne accorgete?, chiedono con un sorriso amaro, sono anni che ne segnaliamo a ripetizione, altri tre giorni di pioggia va tutto a terra. Perch a Pompei ogni vicolo lancia il suo grido d'allarme, ma come sciogliere i grani del rosario delle occasioni perdute.

Le ferite
I segni di collassi sono ovunque Un mosaico coperto d'acqua in ogni vicolo case pericolanti
L'Osservatorio
A rischio l'80 per cento dell'area
Gli affreschi
Si staccano e cadono da centinaia di pareti: pietre accumulate come reliquie

A rischio crolli quasi 1'80% delle domus presenti negli scavi archeologici di Pompei: una diagnosi ferale quella avanzata dall'architetto Antonio Irlando, responsabile di Osservatorio Patrimonio Culturale e autore di numerose pubblicazioni sul sito archeologico. Le criticit riguardano interi isolati: Entrando in quella zona - dice Irlando - sembra quasi di accedere in un'area bombardata per cui parlare del crollo di questo odi quel muro sembra quasi volersi esercitare in una cinica elencazione di disfacimenti frutto unicamente dell'incuria e dell'abbandono. Nel mirino anche l'area della Casa dei Vettii, chiusa al pubblico per restauri da nove anni. Lavori - sottolinea l'architetto - di fatto fermi al palo ormai da motto tempo. Se si dovesse verificare un crollo l - aggiunge Irlando - sono sicuro che nemmeno ce ne accorgeremmo.



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