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Pazzi noi, ci stiamo mangiando la terra
Marted 28 Dicembre, 2010 CORRIERE della sera




Alluvioni e frane ci sono costate, nel decennio 1994-2004, ventun miliardi di euro. Due miliardi allanno, che, se spesi in prevenzione, ci avrebbero evitato, oltre ai danni materiali, anche quelli psicologici e morali. Ma il nostro sembra il paese di Bengodi e delle catastrofi annunciate. Al rimedio si arriva sempre dopo, quando il male gi avvenuto e le ruberie e gli abusi dimenticati. Cos avviene anche con le immondizie. Se ci fossimo impegnati nella differenziata, non saremmo al punto in cui siamo. Lo dimostrano quei pochi comuni virtuosi in cui dai rifiuti si ricava ricchezza anzich malattie e degrado. Ma sul cemento c ancora molta sordit. Il fatto che si continua a pensare al cemento in termini di sviluppo, senza mai tenere conto delle conseguenze sul territorio. Eppure dal 1930 abbiamo avuto 5.400 alluvioni e 470.000 frane censite di cui 11.000 gravi. I morti sono 3500, ovvero 6 al mese. Oltre la met della popolazione italiana vive in aree soggette ad alluvioni. Frane, smottamenti, terremoti, fenomeni vulcanici: Lestensione delle aree a criticit idrogeologica pari al 9,8%del territorio nazionale (il 6,8 coinvolge direttamente centri urbani, infrastrutture e aree produttive) , scrivono Claudio Jampaglia ed Emilio Molinari in un libro che tutti dovrebbero leggere: Salvare lacqua, pubblicato da Feltrinelli. Sono a rischio elevato l 89%dei comuni umbri, l 87%di quelli lucani, l 86 di quelli molisani, il 71 di quelli liguri e valdostani, il 68 di quelli abruzzesi, il 44%di quelli lombardi . Secondo una mappatura del Cresme (Centro studi degli operatori delledilizia) oltre ventimila edifici pubblici tra cui scuole e ospedali sono stati realizzati in aree dichiarate di estrema pericolosit. Cosa possiamo dire di un popolo cos incapace di pensare al futuro se non che caduto in preda a una furia suicida? In 15 anni abbiamo perso oltre 3,6 milioni di ettari di superficie agricole, di cui 20%non abitate, a fronte di oltre tre miliardi di metri cubi di nuovi capannoni industriali . Eppure continuiamo imperterriti a costruire. Come se disponessimo di un territorio grande come il Canada o lAustralia. Ci stiamo mangiando la terra come dicono gli autori. Non ancora passato nella consapevolezza del Paese che la terra deve respirare, che lacqua deve avere le sue strade per raggiungere il mare. Pi alberi tagliamo, pi cemento gettiamo, pi la terra diventa impermeabile e le acque, appena piove, non sapendo dove defluire, si precipitano per le strade delle citt, invadendo case, allagando piazze, campi. E tutto questo non ha niente a che vedere con la natura, ma solo con la stupida imprevidente negligenza umana. Una antica filastrocca siciliana racconta di un servo maltrattato dal padrone che si lamenta con Cristo e gli dice j vi preju, chista mala razza/distruggila vui, cristu, p mia . E Cristo gli risponde: Tu forse hai chiunchi li vrazza, inchiavati comu mia?/Si tu s omu e non si testa pazza/metti a profittu sta sintinza mia:/Jo non saria supra sta cruciazza/si avissi fatti quanti dicu a tia . Come dire: usa la testa e chiedi i tuoi diritti invece di lasciarti ingannare e derubare.



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