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Galan al Senato: il testo dell'intervento

Senato della Repubblica XVI LEGISLATURA
13 aprile 2011

Informativa del Ministro per i beni e le attivit culturali sulle linee programmatiche del suo Dicastero e conseguente discussione

GALAN, ministro per i beni e le attivit culturali. Signor Presidente, onorevoli senatori, poich siamo in un periodo dove molto pi semplice sottolineare ci che divide piuttosto che ci che unisce, preferisco partire dallarticolo 9 della Costituzione che, come noto, recita: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio storico e artistico della Nazione. Non mi risulta che nessuno abbia mai pensato di mettere in discussione questo articolo. E una sorta di philosophia perennis: per mutare questo articolo bisognerebbe prima mutare i connotati del nostro Paese. Questo articolo chiama la Repubblica alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale in modo non equivocabile e, quindi, rappresenta una piattaforma programmatica ineludibile per qualsiasi schieramento politico. Ci si pu e ci si deve dividere sulle modalit con le quali dare corso a questa parte del dettato costituzionale, ma la sostanza rimane un imperativo per tutti.
Concentrer, quindi, il mio programma del Ministero per i beni culturali in poche parole; come dire, meno retorica e pi sostanza. E certo che ci che va fatto per la cultura in Italia o lo si fa tutti insieme o non riuscir a farlo nessuno. Vi sono altri settori dellattivit politica dove si possono realizzare cose egregie anche senza la sempre auspicabile partecipazione di tutti. Non il caso della cultura. La cultura, infatti, non solo ci che si riesce a fare; anche ci che un Paese riesce a trasmettere come propria identit. Non mi riferisco alla necessit di una sorta di omogeneizzazione di tutto e di tutti per parlare con una voce unica, ma piuttosto alla necessit che occorre lavorare per lo stesso obiettivo, facendo cose diverse, pensandola in modo diverso, aspirando anche in modo competitivo a perseguire obiettivi diversi, utilizzando mezzi e strumenti diversi, esprimendo le impostazioni culturali pi diverse, ma sapendo che stiamo lavorando nella diversit per un obiettivo comune.
LItalia per crescere deve contare sulla sua autentica natura; deve saper investire e impegnarsi su ci che le pi proprio. La cultura la benzina che ha reso unico il nostro Paese, il settore che pi ci ha arricchiti e fatto crescere nei millenni. Investire in questo campo non indispensabile, fondamentale. Occorre dunque, prima di tutto, utilizzare fino in fondo le risorse a disposizione. Non servono pi soldi, ma necessario acquisire la necessaria capacit di spenderli. Quando si vuol fare una cosa e se ne ha la capacit, i soldi si trovano. Un esempio su tutti, Pompei. Proprio ieri mi sono recato presso larea archeologica e ho provato una grande gioia e un profondo orgoglio per questo simbolo dellItalia, ma anche rabbia, perch esso soffre di una carenza di utilizzazione dei fondi europei a disposizione.
Il quadro delle risorse comunitarie per il Sud Italia per il 2007-2013 (e siamo nel 2011) prevede un totale di risorse pari a 34 miliardi e 99.000 euro disponibili, divise ovviamente nelle varie linee di intervento. Di queste, solo il 16 per cento stato programmato, e solo il 9 per cento stato speso; per parlare chiaro, vi sono ancora pi di 31 miliardi di euro da investire. Ecco perch importante ma non esclusiva la progressiva crescita dellimpegno economico dello Stato in questo settore. Voglio anche rilanciare lintuizione che port il mio predecessore Giuliano Urbani a costituire Arcus spa. Ogni intervento infrastrutturale ha, inevitabilmente, delle conseguenze sul contesto paesaggistico in cui insiste e, talvolta, persino sul patrimonio culturale circostante. Arcus fu pensata come strumento di compensazione a tali conseguenze, ma poi il lungo protrarsi della mancanza di un regolamento, il commissariamento e lincertezza sulle risorse ne hanno appannato la missione. Per questo proporr che Arcus possa fare affidamento sul 3 per cento di tutti gli stanziamenti statali destinati ai lavori relativi a infrastrutture strategiche e a insediamenti produttivi. In questa linea di direzione intendo proporre a breve che gli introiti dei musei e dei siti archeologici statali rimangano al Ministero per i beni e le attivit culturali. Pertanto, mi impegner a eliminare una norma della legge finanziaria del 2008, lultima del Governo Prodi, che vieta la riassegnazione al Ministero dei proventi della bigliettazione dei musei, dei servizi aggiuntivi, dei fondi Lotto e perfino delle stesse elargizioni liberali. Tale norma, di fatto, ha ridotto di pi del 50 per cento negli ultimi anni queste importanti fonti di finanziamento nellazione di tutela del Ministero. (Commenti della senatrice Garavaglia Mariapia).
Inoltre, voglio ribadire lobiettivo di incrementare il coinvolgimento economico dei privati, cittadini e aziende, anche perfezionando, migliorando e semplificando il sistema degli sgravi fiscali, sullesempio di quanto gi accade nel mondo, in Europa in particolare, e in Francia in special modo. Intendo anche ribadire quanto sia fondamentale puntare a progetti realizzabili insieme ai privati, del terzo settore, del no profit, delle imprese. La sussidiariet orizzontale non uno slogan o una previsione astratta che resta scritta come lettera morta nellarticolo 118 della Costituzione. Al contrario, una linea di fondo delle dinamiche del nostro Paese, che si caratterizza proprio per la sempre pi larga e responsabile partecipazione dei privati singoli, ma soprattutto nelle forme associative libere alla cosa pubblica, alla gestione, alla valorizzazione e alla cura del nostro patrimonio culturale. Dovranno, naturalmente, restare ben ferme le garanzie di qualit tecnico scientifica che presidia le attivit di tutela del patrimonio, garanzie che si concretizzano e si attuano nello straordinario patrimonio di conoscenza e di saperi delle nostre Soprintendenze, degli uffici tecnici del Ministero che da decenni assicurano livelli di assoluta eccellenza.
Vorrei adesso svolgere delle considerazioni su alcune tematiche specifiche che mi sembra si pongano allattenzione con particolare urgenza. In tema di tutela e di valorizzazione del patrimonio culturale, io credo sia importante che il codice di settore, varato nel 2004 con lallora ministro Giuliano Urbani, non solo venga conservato, ma possa trovare piena e pi compiuta attuazione. Si tratta di un corpus normativo che, pur con i necessari ammodernamenti ed aggiornamenti, ha mantenuto intatta la struttura logica portante del sistema di tutela, frutto di unormai secolare tradizione giuridica consacrata nellarticolo 9 della Costituzione che ha fatto scuola nel mondo e costituisce una solida base costruita sullelaborazione giuridica di valori fondamentali ampiamente condivisi nella nostra societ.
Nelle complesse tematiche legate alla tutela del patrimonio, intendo valorizzare le grandi potenzialit tecnico-scientifiche espresse dal Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, organo di alta consulenza che pu e deve contribuire alle scelte strategiche del Ministero, creando ed affiancando anche un Consiglio dei giovani in cui inserire i migliori laureati italiani in beni culturali. Nello svolgimento delle funzioni di tutela vorrei che il ruolo e lazione dei soprintendenti fossero percepiti sempre pi come garanzia di qualit dello sviluppo. Il soprintendente uno degli attori principali della garanzia che lo sviluppo vada nella giusta direzione, nel rispetto del nostro patrimonio culturale.
Il Ministero che ho lonore di guidare non dovr essere vissuto dal mondo delle imprese come la burocrazia che dice sempre no, ma come un servizio di qualit, che aiuta ed assiste nella ricerca delle soluzioni giuste ed equilibrate, che garantisce le condizioni di uno sviluppo vero che metta a frutto e accresca la nostra ricchezza culturale senza rovinare la bellezza dei nostri territori. In questottica intendo mantenere e dare impulso alla forte accelerazione gi impressa dal mio predecessore, Sandro Bondi, nel completamento delle procedure di VIA e delle altre procedure autorizzatorie. Intendo inoltre proporre in Parlamento il varo di alcune semplici norme per migliorare la capacit di spesa del Ministero ed il rapido affidamento dei lavori di recupero e manutenzione. In particolare, nel quadro delle iniziative del Governo per il rilancio della competitivit e della crescita, proporr una modifica al codice dei contratti pubblici, per innalzare la soglia della trattativa privata riguardo ai lavori sui beni culturali da 500.000 euro ad 1,5 milioni di euro. In tal modo vorrei creare le condizioni perch gli interventi possano essere assicurati con adeguata tempestivit, evitando per restauri di non grande dimensione economica, ma importanti per lefficacia della tutela le lungaggini e gli appesantimenti inutili delle procedure di gara, pur nel rigoroso rispetto dei canoni di trasparenza e di imparzialit nellutilizzo del denaro pubblico: 15 anni di presidenza alla Regione Veneto testimoniano in tal senso.
Un tema che dovr trovare presto una soluzione rappresentato poi dalla disciplina del riconoscimento della qualifica di restauratore. Al riguardo, condivido limpostazione del codice, che fa del restauratore una figura professionale di eccellenza, ma credo che debbano ricercarsi in Parlamento, a livello normativo, soluzioni equilibrate (e condivise tra maggioranza e opposizione) della complicata vicenda del regime transitorio, tali che siano tenute in debito conto le esperienze lavorative e formative seriamente compiute, ma sia nel contempo garantita leffettiva qualit della selezione.
In materia di tutela e valorizzazione dei beni archeologici, ho dato disposizione agli uffici per pervenire rapidamente alla definizione delle linee guida operative di attuazione dellarcheologia preventiva. Si tratta di una grande opportunit per la conoscenza del patrimonio archeologico e, al contempo, per laccelerazione della realizzazione delle grandi opere infrastrutturali, come le metropolitane, le autostrade, le linee ferroviarie, per evitare ritardi eccessivi nellesecuzione dei lavori. Dovranno altres essere approntate ed gi in corso il lavoro di un apposito gruppo di studio con le autonomie territoriali adeguate linee guida per la gestione dei parchi archeologici.
In materia di paesaggio intendo orientare la mia azione di governo ai seguenti criteri guida: condivisione e partecipazione paritaria con le autonomie territoriali nella missione di tutela e valorizzazione del paesaggio, sia nella fase dellindividuazione dei beni paesaggistici, che in quella della pianificazione, del controllo e della gestione dei vincoli stessi. Larticolo 9 della Costituzione assegna alla Repubblica e, dunque, per larticolo 114, allo Stato, alle Regioni, alle Province e ai Comuni, questa fondamentale funzione. La compartecipazione paritaria deve per avvenire nel rispetto dei ruoli, non a caso diversificati dalla legge. Il principio di sussidiariet verticale (il cosiddetto principio di prossimit), per cui meglio il livello di governo pi vicino ai cittadini, vale soprattutto per lamministrazione che eroga beni e servizi, ma non sempre va bene anche per lamministrazione di tutela. Si deve poter dire, in alcuni casi, dei no, o si devono porre dei limiti ai diritti individuali al fine di tutelare linteresse generale, sicch pu essere preferibile che essa si collochi ad un livello distinto e indipendente dagli interessi locali. Il ruolo delle Soprintendenze statali, dunque, resta, in questo quadro, indefettibile. Daltra parte il paesaggio, pur essendo un bene di centrale importanza per le popolazioni che vi sono stanziate (come recita la Convenzione europea di Firenze dellanno 2000), non esaurisce la sua rilevanza in ambito esclusivamente locale, poich i paesaggi italiani protetti sono patrimonio della Nazione e la loro sorte non pu essere decisa solo a livello locale. Da questo punto di vista, intendo sicuramente favorire e condividere nel Governo le giuste esigenze di semplificazione e accelerazione delle procedure di autorizzazione, ma a condizione che esse non si traducano in uno svuotamento dei controlli e non mirino a ridurre la tutela a pura finzione formale. Io credo in un metodo di semplificazione ragionata e razionale, che elimini il troppo e il vano delle procedure, ma faccia salva la sostanza di una funzione di tutela effettiva ed efficace.
Un obiettivo fondamentale che intendo perseguire con decisione quello di pervenire finalmente al varo dei nuovi piani paesaggistici regionali, definiti dintesa con lo Stato, in modo da stabilire regole certe e condivise per i cittadini circa le trasformazioni del territorio compatibili con la tutela del paesaggio. Il Ministero ha avviato il processo di pianificazione congiunta con le Regioni. Ha stipulato numerosi protocolli dintesa per la redazione congiunta dei nuovi piani paesaggistici (Veneto, Abruzzo, Umbria, Piemonte, Campania). E in corso il lavoro di predisposizione di questi piani, che dovranno infine essere approvati con un accordo conclusivo. Finora, per, per vari motivi che voglio approfondire e per diversi problemi che desidero risolvere, non si ancora pervenuti alla definizione di questi nuovi piani, che potrebbero semplificare, e di molto, le problematiche attuali della materia.
Sul versante della valorizzazione del patrimonio culturale, vorrei richiamare lattenzione sulla sempre pi diffusa consapevolezza del fatto che labbinamento tra cultura e turismo culturale pu rappresentare un fattore decisivo per affrontare le emergenze economiche e contribuire anche alla creazione di reddito e di nuovi posti di lavoro, in relazione a una fase storica in cui la domanda di cultura registra un continuo aumento presso il pubblico di tutto il mondo ed i settori economici legati allofferta culturale intravedono prospettive di crescita superiori alla media e solidamente ancorate alla portata del grande valore del patrimonio comunicato. In proposito, mi impegner a migliorare la qualit dellofferta e dei servizi nei luoghi di cultura statali e a promuovere in Italia e allestero le iniziative culturali organizzate dal Ministero.
Per quanto riguarda larcheologia, mi riprometto di rafforzare e migliorare la catalogazione dei reperti conservati nei depositi dei musei, in modo da rendere pienamente fruibile questo immenso patrimonio culturale e migliorare i livelli di gestione e di conservazione delle aree archeologiche e del restauro monumentale, in particolare a Roma e nellarea vesuviana. Ho disposto la costituzione di unapposita unit operativa, con la partecipazione degli uffici di mia diretta collaborazione, che identifichi a breve le modalit operative e una tempistica certa per lattuazione della norma su Pompei, attraverso la redazione e approvazione del programma degli interventi e la definizione dei rapporti con la Regione Campania per assicurare lattrazione di eventuali altri fondi europei nel pi ampio contesto del Piano per il Sud promosso dal ministro Fitto, che qui ringrazio insieme al commissario europeo Johannes Hahn per aver individuato nelle riserve finanziarie un investimento importante per avviare unautentica rivoluzione nellarea degli scavi di Pompei. Risorse queste che potranno essere ben impiegate grazie ai poteri concessi al soprintendente degli scavi e alla costituzione di un gruppo di intervento composto da archeologi, architetti, operai specializzati, misure tutte previste dal decreto. Intendo inoltre valorizzare una norma che facilita le sponsorizzazioni, gi contenuta nel decreto-legge, in modo da consentire alle imprese, ai cittadini, a chi lo desideri di adottare il restauro di domus pompeiane e di altri monumenti archeologici dellarea.
Ritengo importante richiamo alle celebrazioni per i 150 anni dellUnit dItalia. Rivolgo sin dora al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un sentito ringraziamento per lo spirito con cui sta onorando questa ricorrenza. e annuncio che sar sempre al suo fianco in ogni possibile occasione. Presto riunir il comitato dei Ministri per fare il punto della situazione e capire quali siano ancora le necessit. Sulla base delle evidenze presenter in seno al CIPE la richiesta per le risorse necessarie ad ultimare il programma delle infrastrutture, che comprende opere importantissime come il Palazzo del cinema al Lido di Venezia, lAuditorium di Firenze, il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria; in quella sede richieder inoltre i fondi necessari alla realizzazione della Grande Brera a Milano, permettendo al commissario di proseguire il suo operato dopo il primo, importante risultato raggiunto grazie allintesa con il Ministero dellistruzione, il Ministero della difesa e il Comune di Milano. Lo spettacolo nelle sue varie articolazioni quale componente imprescindibile della nostra produzione culturale ha una importanza fondamentale nella formazione e conservazione della nostra identit culturale: teatro, musica e cinema fanno parte della vita di ciascuno di noi e ci aiutano a vivere meglio, sia come individui che come popolo. Oltre questo, lo spettacolo parte integrante delleconomia della creativit, il cui ruolo importante anche sotto il profilo strettamente economico e dal punto di vista delle potenzialit di sviluppo. Tutto lo spettacolo, con diverse sfumature, un equilibrio delicato tra creazione culturale e produzione economica.
Passando al settore cinematografico, il rinnovo delle agevolazioni fiscali fino al 31 dicembre 2013 ed il rifinanziamento del Fondo unico per lo spettacolo consentono di dare un quadro certamente pi confortante di qualche settimana fa, anche se le risorse disponibili non sono al momento sufficienti per finanziare le varie linee di intervento: in questo momento, ed anche per queste ragioni, sono sospesi i decreti tecnici relativi ai contributi percentuali sugli incassi, quelli alla promozione, quelli alla produzione cinematografica, quelli allesercizio cinematografico e ai premi di qualit. Occorre velocemente riformularli, continuando a confrontarci con le associazioni di categoria, alla luce delle risorse effettivamente disponibili. Laspetto economico e produttivo, quindi, importante, ma al Ministero per i beni e le attivit culturali laspetto economico interessa quale mezzo per agevolare la produzione culturale; una struttura economica slida dei settori non un obiettivo, dal nostro punto di vista, molto di pi: uno strumento, un prerequisito per assicurare al nostro Paese un adeguato livello di produzione culturale. dunque questo
lobiettivo del Ministero per i beni e le attivit culturali, la sua missione: favorire, anche attraverso loculata concessione di contributi finanziari, unofferta culturale adeguata dal punto di vista quantitativo e qualitativo e coerente con la storia e la tradizione del nostro Paese. Un Governo pu essere o non essere apprezzato dalla comunit intellettuale o dalla sua parte maggioritaria, in un paese. Ma non si arriva da nessuna parte, se la politica da un lato e la comunit intellettuale dallaltro si fanno la guerra. Questo vale ancora di pi se consideriamo un Paese nel contesto internazionale. La politica senza comunit intellettuale perde di spinta ideale; la comunit intellettuale senza la politica perde una possibilit in pi di far diventareconcrete le sue proposte.
Si dice che in Italia la cultura sia monopolio della sinistra; si dice anche che questa costituisca una sorta di egemonia frutto di una riuscita attuazione della profezia gramsciana dellauspicata conquista delle cosiddette casematte. Se ne potrebbe discutere sia nel merito che per quanto riguarda le origini.
Per il Ministro della cultura, in qualche modo e in una certa misura, questo che potrebbe risultare un ostacolo insormontabile deve essere in qualche modo superato. Non pu essere superato auspicando trasformismi culturali impensabili; non pu essere fatto chiedendo a questa parte dellintellighenzia italiana di sposare le tesi e la storia culturale di un Ministro del centrodestra, che proviene da una storia culturale e politica liberale, e non pu essere fatto neanche chiedendo unadesione preconcetta al programma di governo del Ministro. Certamente, invece, pu essere fatto chiedendo almeno che per difendere le proprie posizioni e idee non si arrivi a episodi di vero e proprio autolesionismo nazionale. Non chiedo altro che un dibattito franco e aperto, disponibile a salvare ci che c da salvare in quanto di interesse nazionale; poi ognuno torner sulle proprie posizioni e le difender, com giusto che sia.
Pu ipotizzarsi un momento nazionale di chiamata a raccolta di tutti coloro che vogliano o debbano occuparsi della cultura italiana, della sua conservazione e del suo sviluppo, per poter fare una rassegna che faccia il punto su tutti gli aspetti critici e definisca per la parte restante di questa legislatura una scala di alcune priorit, possibilmente condivise, ma soprattutto raggiungibili? Chiedo questo perch sono convinto che non basti il dibattito allinterno dei partiti e nelle Aule parlamentari. Occorre un momento pi importante di chiamata a raccolta, nelloccasione del 150 anniversario dellUnit del nostro Paese, di tutti coloro che vogliono dare un contributo, segnalare una criticit, indicare una via, proporre modalit di reperimento di risorse. Senza esagerare, io credo che in Italia sia arrivato il momento in cui necessaria una sorta di piano rooseveltiano della cultura. E lo dico perch, quando in un Paese c di mezzo qualcosa di fondamentale, questo non pu che essere perseguito chiamando a raccolta e coinvolgendo tutti, ascoltando, vagliando, condividendo ove possibile, e decidendo. Come si fa a far rinascere la cultura senza limpegno degli enti locali, degli operatori del settore, di coloro che a vario titolo operano nel settore culturale, di tutti coloro che conservano il nostro patrimonio, di tutti coloro che fanno spettacolo, ricerca e cultura in senso generale? Non so se tutto questo un sogno e basta: ho pensato molto a cosa dire in questa Aula e alla fine ho deciso che non potevo non chiamare a raccolta tutti.
Mentre mi accingo a prendere su di me questo compito lo so bene assai grave e difficile, ho ben chiara la natura ultima della missione del Ministero per i beni e le attivit culturali. Essa consiste nel restituire lItalia agli italiani, nel restituire loro una conoscenza, unesperienza viva, uninterazione intellettuale ed emotiva con il retaggio dei nostri padri.
E per questo che sono convinto che, prima e pi ancora che sui cosiddetti grandi eventi, troppo spesso spersonalizzanti e prodotti in serie come format televisivi, il Ministero debba concentrarsi sul patrimonio. Non sulleffimero quindi, ma sul permanente. Non sulla distrazione, ma sulla concentrazione delle forze, delle risorse e del pensiero. Un grande storico italiano dellarte, Roberto Longhi, ha scritto che ogni italiano dovrebbe imparar da bambino la storia dellarte come una lingua viva, se vuole aver coscienza intera della propria Nazione. Ebbene, a noi spetta proprio questo alto compito: far s che un italiano, di ogni regione e di ogni livello sociale e culturale, torni a sentire come proprio il patrimonio ereditato dai padri. Se vogliamo che gli italiani tornino ad esercitare davvero la loro piena sovranit di cittadini, dobbiamo aiutarli a riappropriarsi delle loro chiese, delle loro piazze, delle loro campagne, di un Paese la cui unicit consiste nella densit di un patrimonio artistico diffuso, inestricabile dal paesaggio urbano e naturale, in cui andato infinitamente stratificandosi, in millenni di storia gloriosa.
Il Ministro per i beni culturali sente su di s la responsabilit di far rivivere il teatro, la musica, il cinema, di tutelare e valorizzare i musei, i siti monumentali, le biblioteche gli archivi e ogni altro serbatoio di cultura e memoria. Ma sente soprattutto la responsabilit di far conoscere, di difendere e di far respirare un organismo vivo, un ambiente culturale in cui la natura e larte sono state tanto unificate dalla storia da non potersi salvare luna senza laltra. Quellorganismo insieme il corpo e lanima della Patria. Quellorganismo lItalia. (Applausi dal Gruppo PdL, dei
senatori Molinari e Garavaglia Mariapia e dai banchi del Governo. Congratulazioni).



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