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Sardegna. Archeopasticci
Marcello Madau
Il Manifesto 21/7/2012

E in grande affanno il patrimonio della Sardegna: su di esso grava non solo il divorzio dei giganti di Mont'e Prama, ma anche l'incuria in cui siti unici al mondo, neolitici, nuragici, fenici, versano da tempo

Nei momenti di crisi della tutela i fondi per le attivit ordinarie calano, le operazioni spettacolari riprendono. Il problema delle statue nuragiche di Monte Prama (vedi appello e la petizione qua a fianco) il contesto. Non solo quello archeologico. La vicenda esemplare: sfumato nel 2009 il G8 di La Maddalena, e le statue in risposta ai previsti Bronzi di Riace, ecco a Sassari il convegno Invitalia Sulle spalle dei giganti (maggio 2010). Poi il tentativo di invio all'Exp di Pechino, a restauro non ancora ufficializzato. Fermato anche grazie alla campagna di stampa su queste colonne (il manifesto, 10-08-2010), sul Manifesto sardo e La Nuova Sardegna (8-08-2010). Il mancato inserimento di Cagliari nel polo museale sardo di Invitalia (qualcuno puntava a tenere le statue nel sassarese?) viene sanato dalla stessa. Mario Resca in azione a Cagliari dall'agosto del 2010 (non far il progetto, come ha dichiarato il Soprintendente, ma che il suo ruolo non fosse quello del progettista lo si sapeva): a questo punto, prende corpo la divisione, e un altro tentativo di spedizione dei giganti, verso la Corea - un'altra Exp - o alle Olimpiadi di Londra. Spariti i 500 milioni di Arcus per Pechino, 500 milioni vanno ai nuovi spazi del Museo nazionale di Cagliari: per gli esemplari pi artisticamente rappresentativi del grande gruppo. Un tributo che sa di antico. Chi vedr le statue pi belle del reame potr evitare il viaggio a Cabras, ammesso che le altre ci vadano. Quello che in affanno il patrimonio archeologico pi vasto e differenziato del mondo, con tutte le epoche rappresentate e almeno ventimila monumenti. Meridione parallelo, i Fenici al posto dei Greci. Grandiosa e unica civilt nuragica. Strepitoso neolitico. Identit complesse. Sarebbe una risorsa per un nuovo modello sociale ed economico, territorio per territorio, unica massa critica possibile per la tutela: perch gli uffici delle Soprintendenze operano oltre i limiti dell'eroismo, decimati dai tagli dello Stato e dall'endemico abbandono del turnover. Perci i paesaggi, come nel titolo del bel libro collettivo di Sandro Roggio, rischiano di essere Paesaggi perduti. Cos vi sintetizzammo le tante ragioni della perdizione: Tiscali, il luogo distrutto lasciato distruggere. Nurdle, il luogo indagato d'urgenza e non protetto. Comus, il luogo studiato per la storia e le carriere, poi mollato. Monte d'Accoddi, il grande luogo tramortito da piccole capacit. Monte Prama, il luogo ancora non nato. Guardate la storia infinita della pi grande necropoli punita del mediterraneo. Tuvixeddu, aggredita dalla speculazione, bloccata da ricorsi e controricorsi, ignorata dalla Regione, umiliata persino dalla Soprintendenza che posizion su ventisei tombe puniche gigantesche fioriere a confinarla. Che ora il sindaco Zedda, con il consenso del Soprintendente, si appresta a far togliere. O il futuro sempre radioso della Colonia Iulia di Turris Libisonis, un grande sito romano in un'altra porta turistica dell'isola (Porto Torres). Il Parco archeologico non parte mai. Finalmente decolla da molti decenni il titolo preferito della stampa locale. un'arma a doppio taglio quella che stabilisce graduatorie di pregio. Il grande investimento per dividere un contesto anche sottrazione all'urgenza ben maggiore della tutela diffusa. Quadro critico, situazione difficile. Fanno sperare i lavoratori cognitivi, l'attivismo dell'Associazione Nazionale Archeologi. Le forme di dialogo e unione con gli storici dell'arte, i bibliotecari, i demoantropologi, gli archivisti. L'attenzione alle cose. Ma la percezione della rete lontana. Il presidente della Regione Cappellacci presenta il nuovo PPR, assieme alla bandiera bilingue dei Quattro Mori: apertura al cemento, niente spazio per l'unico modello possibile per la tutela e la valorizzazione del patrimonio: quello dei commons. La Regione non d un serio indirizzo globale (in parte fatto per i musei) verso standard qualitativi di gestione e valorizzazione. Ma pensa ad una Fondazione per la moritura casta. la semplificazione decisiva che si profila nelle aule del consiglio regionale, il testo di legge sulla Fondazione beni culturali Sardegna. Accentrare in una Fondazione tutte le attivit destinate alla tutela e alla valorizzazione, togliendo i fondi ai comuni. Centralisti mascherati da regionalisti! Centro-destra e centro-sinistra firmano i testi travasati (male) in quello unificato n. 235-276-292 A, licenziato per la discussione in Aula; nomi eccellenti del Pd (ora in agitazione per la legge) come Soru, Bruno e Barracciu; di SeL come Zedda e Uras. Una classe politica al capolinea pensa alle sue generazioni future. Il controllo dal palazzo. Promette a domanda - un bacino elettorale di migliaia di voti - l'assunzione di oltre ottocento precari. Una situazione delicata e intricatissima: in alcuni casi lavorano da decenni in aree e biblioteche. Anche bloccando, per l'assenza di evidenze concorsuali pubbliche, l'accesso regolare al lavoro per tutti gli altri. Per questo eco mostro Stefano Deliperi ha evocato i kombinat sovietici. Un accordo di casta, giuridicamente insostenibile, rischia di spegnere per molti decenni alcune attivit dei territori. Indebolimento dei valori pubblici, controllo politico, azioni disinvolte sulle parti remunerative. Il patrimonio archeologico diventa tosi un'appendice dei poteri forti e delle loro rappresentanze cristallizzate nella Regione e nello Stato. ancora l'isola che non c'.



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