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Una legge anti-cemento per salvare i contadini
Carlo Petrini
La Repubblica 25/7/2012

IERI il ministro delle Politiche agricole e forestali, Mario Catania, ha convocato a Roma una conferenza intitolata Costruire il futuro: difendere lagricoltura dalla cementificazione. Un evento piccolo, ma a suo modo storico, perch in Italia finalmente caduto un pesante velo istituzionale. Per la prima volta un ministero riconosce apertamente che il consumo di suolo un problema grave e quindi una priorit.
STATO presentato un rapporto ufficiale con statistiche eloquenti e, un po a sorpresa, un disegno di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo di suolo che, tra le altre cose, propone con grande coraggio labolizione delluso da parte dei Comuni degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente.
Il suolo un bene comune. Una volta cementificato perde fertilit in maniera irreversibile, smette per sempre di produrre cibo, bellezza, cultura. Tre elementi che sono le nostre migliori ricchezze, che continuiamo a sperperare senza ritegno. A tal proposito, sia sufficiente una citazione attribuita alleconomista John K. Galbraith: Penso alla vostra patria, alla bellezza del suo paesaggio, alle vestigia storiche, alla sua agricoltura, al suo turismo. Se voi oggi siete in crisi colpa vostra.
colpa nostra bruciare risorse uniche: secondo il rapporto del ministero dal 1971 al 2010 abbiamo perso il 28% della superficie agricola utilizzata, unarea grande come Lombardia, Liguria ed Emilia- Romagna. Ogni giorno si cementificano 100 ettari di suolo e lagricoltura italiana soddisfa soltanto pi l80% del nostro fabbisogno alimentare.
Se per alcuni decenni lagricoltura ha sopperito alla diminuzione dei terreni con lincremento delle rese delle coltivazioni, oggi ci non pi possibile per motivi strutturali e di sostenibilit ambientale. Lagricoltura industriale non pu andare tanto oltre quanto non si sia gi spinta. Intanto il sistema di produzione del cibo soffre profondamente.
Scarsa remunerazione ai contadini, una filiera iniqua che penalizza soprattutto gli agricoltori e una mancanza cronica di giovani che rigenerino le nostre campagne sono un perfetto apripista per la perdita dei nostri terreni fertili, sia per cementificazione, sia per abbandono. La crisi del mondo agricolo la prima causa del male, perch se distruggiamo i presidi principali del territorio, ovvero le persone che lo lavorano e lo curano,
non ci sar pi speranza. Per ritrovarla servono nuovi paradigmi, creativit, nuove priorit. Ci che giustamente Catania vuole incentivare: Serve una battaglia di civilt, per rimettere lagricoltura al centro del modello di sviluppo che vogliamo dare al nostro Paese. Immagino uno Stato che rispetti il proprio territorio e che salvaguardi le proprie potenzialit. Noi usciremo vincenti da questa crisi se lo faremo con un nuovo modello di crescita.
Dalla buona agricoltura non si prescinde, e quindi non si deve prescindere dalla tutela dei terreni. Il disegno di legge presentato ieri un primo
passo importante. Intanto perch una novit assoluta, che recepisce una sensibilit sempre pi diffusa tra la societ civile. Sono tante le associazioni gi al lavoro, e ricordo che partita la campagna per un Censimento del Cemento da parte del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio Difendiamo i territori: stata spedita a tutti i Comuni dItalia una scheda per censire gli edifici costruiti e inutilizzati, ma in pochi hanno gi risposto. Che si diano da fare per, perch avere dati certi una base indispensabile per lavorare a una legge pi giusta possibile. Intanto il ministero, attraverso il metodo della concertazione, ieri ha saggiamente invitato le associazioni ambientaliste, degli agricoltori e tutte le altre istituzioni a pronunciarsi sul disegno di legge, suggerendo modifiche e migliorie al testo (che potete scaricare dal sito www.slowfood.it). Questo incoraggiante, a prescindere da alcuni limiti che lattuale stesura contiene.
Nel disegno di legge c per una proposta quasi rivoluzionaria: lultimo articolo del testo propone di abolire luso degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente dei Comuni. Ci significa spezzare il secondo meccanismo principale che porta alla sciagurata cementificazione del nostro Paese: la continua emergenza economica degli enti locali che quasi non possono pi esimersi dal sacrificare le proprie terre fertili per fare cassa. Andranno sicuramente previste delle compensazioni, perch arduo pensare di togliere una risorsa cos importante mentre si fa fatica a garantire i servizi essenziali, ma il meccanismo prima o poi si dovr rompere: un po come se durante un inverno freddissimo, quando non funziona pi il riscaldamento di casa, iniziassimo a bruciare tutti i nostri mobili. Alla fine rimarremmo senza mobili e intanto il freddo non sarebbe passato: un lentissimo doppio suicidio. invece necessario puntare alla vita, che pu essere ben rappresentata dallimmagine di un suolo fertile che produce cibo, bellezza, piacere e, ve lassicuro, potenzialmente cos tanta nuova economia da riuscire a sovvertire anche la crisi pi nera.



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