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Pi cultura contro la crisi: parla Marc Fumaroli
Daniele Zappal
Avvenire 28/7/2012

L'impronta romana e il culto cattolico delle immagini, ma anche il rinnovato amore dei giovani per l'arte
La buona novella dell'Europa. L'Italia ma anche tutto il Vecchio continente attraversano una crisi non solo economica, ma di identit. Se ne esce solo con la cultura

Questo nuovo successo di Leonardo da Vinci al Louvre attesta in modo eclatante che la dimensione sacerdotale della pittura italiana non ha perduto nulla della sua potenza di trasmissione, anzi di conversione, in piena epoca di laicizzazione e di profanazione. Non tutti sanno che il grande storico e saggista Marc Fumaroli, al contempo Accademico di Francia e dei Lincei, presiede la storica Socit des Amis du Louvre, la pi importante associazione di amatori d'arte d'Oltralpe. Ad 80 anni scoccati da qualche giorno, Fumaroli interpreta l'afflusso record di visitatori verso il capolavoro leonardesco restaurato Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnello (1510-1513 circa) come un segno di grande portata e una lezione per tutta l'Europa. Professor Fumaroli, la stupisce una simile eco, che qualcuno interpreta gi come "nostalgica"? Se si tratta di nostalgia, viva la nostalgia. Non vedo perch la nostalgia debba figurare fra le parole peggiorative. I tre quarti della pi alta poesia e della pi grande arte mondiale hanno attinto alla nostalgia pi violenta, e senza alcun rimorso di essere violenta. Mi sono interessato molto all'emozione largamente condivisa che ha suscitato l'esposizione al Louvre de La Vergine e Sant'Anna, meravigliosamente ripulita. Inconsciamente, i visitatori, bombardati ogni giorno dalla televisione e dai media che annunciano loro una rivoluzione tecnologica dopo l'altra, e un mondo sempre nuovo, si sono ritrovati di colpo faccia a faccia con una scoperta mille volte pi nuova, bench vecchia di cinquecento anni, una buona novella che riguarda non il nostro intelletto, ma il nostro cuore: una buona novella moderna, sconosciuta dall'Antichit, e che si fatta strada durante mille anni di Medioevo: Dio Amore; la Trinit Amore; dovunque siate in due riuniti nel mio nome, sar fra voi. In questo quadro, dal quale non volle mai separarsi, Leonardo pittore si rivela un quinto evangelista, e la scena della Trinit Anna-Maria-Ges che ha inventato, svelata di nuovo al Louvre, rende visibile, su uno sfondo cosmico, il grande mistero d'amore e di bellezza di cui abbiamo il pi urgente bisogno, per non soccombere sotto il peso dei nostri odi e dei mezzi prodigiosi che abbiamo escogitato per appagarli. Nel suo saggio "Parigi-NewYork e ritorno" (Adelphi), lei racconta che varc per la prima volta la soglia di un museo proprio nella terra di Leonardo, nel 1949... Fu un po' per caso, diciamo che capitai l. A 17 anni, ignoravo che gli Uffizi sono stati il primo museo pubblico dell'Europa moderna, e che l'abate Luigi Lanzi, il suo primo direttore, fu un grande storico dell'arte che ha educato Stendhal al gusto pittorico, sia con il suo grande libro, la Storia pittorica dell'Italia, sia attraverso l'organizzazione pedagogica che diede alle collezioni degli Uffizi, esposte per Scuole locali e nazionali e secondo una cronologia. Che lusso fu per me, senza saperlo, calcare le orme di Stendhal e di colui che fu il suo "precettore" involontario, il grande abate Lanzi.. Malgrado la crisi, i musei italiani conoscono di nuovo un'alta affluenza. Un paradosso? L'Italia e gli italiani, come tutte le altre nazioni europee, attraversano una gravissima crisi d'identit storica, religiosa, culturale, linguistica. Ridurre questa crisi al debito, all'euro, ai sacrifici di sovranit degli Stati, pi o meno auspicabili, significa illudersi sulle poste in gioco pi profonde della crisi. Cos, ci si condanna a lasciar languire la ricerca d'identit. La nazione italiana, pur penando a lungo per dotarsi di uno Stato unitario, ha trovato invece prestissimo la sua identit storica, religiosa e culturale nella memoria di Roma, nel culto cattolico delle immagini, nella pratica delle arti e degli artigianati che civilizzano. In tal modo, stata la cornucopia della civilt e dell'arte del ben vivere per tutta l'Europa. La memoria collettiva italiana sa benissimo ci, senza neppure aver bisogno di esprimerlo e concettualizzarlo. A proposito del patrimonio italiano, si parlato spesso di "giacimenti culturali". Che ne pensa? E una metafora grossolana, nella stessa vena del programma cos riassunto da Walter Veltroni: "Noi italiani non abbiamo il petrolio, ma la cultura". Le arti visive e la musica italiane hanno per secoli educato l'Europa, soprattutto i tedeschi, che hanno dato un nome a questo potere delle arti italiane di formare, civilizzare, nobilitare il cuore e lo spirito: bildung. Goethe non avrebbe mai scritto Wilhelm Meister senza il suo viaggio in Italia. Ancor oggi, non sono le pizzerie che spingono tanti giovani americani ad imparare l'italiano all'universit, ma il desiderio di praticare la lingua degli inventori della storia dell'arte. In che misura gli europei di oggi sono ancora sensibili a1l'impronta di Roma, come lei l'ha definita riferendosi pure ai lasciti di civilt pi antichi? Data l'educazione ultraspecialistica, non storica, non letteraria di cui debbono accontentarsi sotto il ricatto della disoccupazione, temo che solo pochi fra i giovani europei possano oggi prendere coscienza delle basi romane dell'Europa occidentale. Inoltre, la carenza di regolamentazione e di vigilanza pubblica sullo sviluppo urbano e sulla protezione dei paesaggi cancella rapidamente a colpi di bulldozer le tracce ancestrali che hanno trasmesso il senso e il gusto dell'armonia fra la natura e le arti umane. Si pu sperare che lo scandalo del vandalismo su vasta scala sempre pi spinto, attraverso la sua stessa negativit, esorti per paradosso le nuove generazioni alla passione e alla scienza del patrimonio storico delle nostre vecchie e nobili nazioni. "Il Mondo Nuovo". Lei ha scelto il titolo di un dipinto del Tiepolo come incipit del suo "Lo Stato culturale" (Adelphi), saggio che ha suscitato un acceso dibattito in tutta Europa... Quest'affresco di Giandomenico Tiepolo, oggi a Ca' Rezzonico, mi ha sempre affascinato. Questa folla di passanti visti di spalle e che sgomitano - per vedere mai cosa: uno spogliarello, una lanterna magica, un illusionista? - la versione settecentesca della caverna di Platone e la prefigurazione del mostruoso aumento degli spettatori rapiti di quest'antica caverna attraverso i miliardi di schermi attuali, televisivi o portatili. Il pittore veneziano ha compreso tutto. L'illuminismo, che si considerava come educazione e liberazione dell'individuo, sar beffato e stravolto dalle tecnologie generate dalla scienza dei Lumi: i mezzi di comunicazione di massa e i mezzi di distruzione massiccia.



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