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SARDEGNA - "Il Ppr di Cappellacci devaster la Sardegna"
di Costantino Cossu . Intervista a Salvatore Settis.
La Nuova Sardegna 23 luglio 2012

Larcheologo Accademico dei Lincei domani a Cagliari per una tavola rotonda: Alcune lobby di costruttori difendono interessi privati contro il bene comune. Il PPR di Soru va difeso. E in linea con la Costituzione e per le altre Regioni un modello insuperato pericolo cemento Tornando indietro lisola perderebbe paesaggi unici al mondo. I ritardi di Mario Monti. Sui Beni culturali si fa poco e il ministro Ornaghi forse anche peggio di Bondi
Archeologo e storico dellarte di prestigio internazionale, accademico dei Lincei, direttore sino al 2010 della Scuola Superiore Normale di Pisa, Salvatore Settis da anni si batte per la tutela del paesaggio e dei beni culturali, anche dalle pagine di Repubblica, di cui una delle firme pi autorevoli. Domani pomeriggio sar a Cagliari per partecipare ad una tavola rotonda dal titolo Il valore della Terra, organizzata da Sardegna Democratica. Il presidente della Regione Ugo Cappellacci ha presentato il 13 luglio le sue Linee guida alla modifica del Piano paesaggistico .
Qual la sua valutazione del progetto della giunta regionale?
Con incredulit e con dolore, vedo nel nuovo progetto lintento di devastare la Sardegna, e lo strumento per renderlo possibile. Questa la mia valutazione, ma vorrei specificare. Credo infatti che bisogna rispondere pensando alla Sardegna, ma pensando anche allItalia. Pianificare il paesaggio un tema importantissimo, delicatissimo in tutto il mondo, e in Italia lo ancor di pi, per due ragioni: la straordinaria stratificazione di bellezza e di storia del nostro paesaggio, ma anche la tradizione altissima di civilt e di cultura che alla base della normativa italiana di merito. Basti ricordare che la prima legge sul paesaggio dovuta a un ministro della Pubblica istruzione che si chiamava Benedetto Croce (1920). La legge Croce fu poi riscritta e ampliata in una delle due leggi Bottai nel 1939: leggi di un governo fascista che nulla ebbero di fascista, tanto vero che nellAssemblea costituente di una Repubblica nata contro il fascismo nacque larticolo 9 della Costituzione, che contiene (lo ha scritto Sabino Cassese) la costituzionalizzazione delle leggi Bottai. Prima al mondo, lItalia poneva la tutela del paesaggio fra i principi fondamentali dello Stato. Da questa lunga linea di continuit nasce anche il Codice dei Beni culturali e del paesaggio (2004), che contiene lattuale normativa. Ora il fatto che la Sardegna stata, con la giunta Soru, la regione italiana che ha interpretato questa tradizione con la massima intelligenza e fedelt alla legge e alla Costituzione, e nel massimo rispetto della storia della Sardegna, ma soprattutto del suo futuro. Quel piano paesaggistico un modello insuperato in Italia e, data la rilevanza dei paesaggi sardi, ha importanza europea e globale. Buttando via quel Piano, la Sardegna commetterebbe due specie di suicidio: danneggiando irreversibilmente i propri paesaggi unici al mondo, ma anche perdendo loccasione storica di essere la Regione-modello per tutta Italia.

Uno degli argomenti che vengono portati a sostegno delle modifiche al Ppr che i vincoli avrebbero causato la perdita di migliaia di posti di lavoro. Argomento fondato?
Da decenni ci vien ripetuto che ledilizia il principale motore delleconomia in Italia, che condominii, villette a schiera, autostrade e altre grandi opere ci salveranno dalla recessione. Su questa spietata cementificazione del territorio viene posta unetichetta incoraggiante: sviluppo. E in nome di questo sviluppo che si sono succeduti, da Craxi in poi, condoni edilizi e ambientali, piani casa, disposizioni in deroga alla legge. Ma se questa retorica dello sviluppo fosse vera, visto che la pratichiamo da almeno quarantanni, allora come mai lItalia in recessione? Perch la crisi economica mondiale partita dalla bolla immobiliare degli Stati Uniti e di altri Paesi, dallIrlanda alla Spagna? Difendere i posti di lavoro importantissimo, ma la priorit numero uno oggi in Italia, quella su cui indirizzare loccupazione, la messa in sicurezza del territorio, il pi fragile dEuropa. Occorre una politica, e una poetica, del riuso degli edifici abbandonati o sottoutilizzati. E folle continuare a costruire in un Paese in cui ci sono da 2 a 4 milioni di appartamenti invenduti. Dove (credo anche in Sardegna) si lasciano morire interi villaggi di meravigliosa architettura tradizionale per costruire squallide imitazioni di architettura californiana.

La crisi globale spinge a una ridefinizione delle coordinate su cui basare economia e finanza. Ambiente e beni culturali possono svolgere un ruolo?
Abbiamo in Italia, pronto per luso, un manifesto da mettere in pratica: la Costituzione. Essa ha al centro lidea di bene comune, il progetto di costruire una societ libera e democratica sulla base dei diritti dei cittadini. Il grande movimento mondiale contro la cieca dominanza dei mercati potrebbe e dovrebbe trovare in Italia un punto di forza. Vorrei dirlo con le parole di un grandissimo economista, Keynes. Egli esortava a liberarsi dell incubo del contabile, e cio del pregiudizio secondo cui nulla si pu fare, se non comporta immediati frutti economici. Invece di utilizzare limmenso incremento delle risorse materiali e tecniche per costruire la citt delle meraviglie, creiamo ghetti e bassifondi; e si ritiene che sia giusto cos perch fruttano, mentre nellimbecille linguaggio economicistico la citt delle meraviglie potrebbe ipotecare il futuro. E Keynes continua: Questa regola autodistruttiva di calcolo finanziario governa ogni aspetto della vita. Distruggiamo le campagne perch le bellezze naturali non hanno valore economico. Saremmo capaci di fermare il sole e le stelle perch non ci danno alcun dividendo. Ecco: devastare il paesaggio in Sardegna sarebbe come fermare il sole e le stelle.

C anche un problema di tutela del paesaggio agrario. Cosa si sta facendo in Italia?
Molto si sta muovendo, ma in modo assai disordinato. In alcune regioni (come il Piemonte, la Puglia o la Toscana) sono in corso interessanti discussioni ed elaborazioni di piani paesaggistici, in cui quello sardo della giunta Soru sempre un cruciale punto di riferimento. In altre manca invece una vera volont di affrontare questo tema. Ma la vera tragedia unaltra, la quasi totale mancanza di coordinamento fra le varie regioni, anche quando i loro territori sono confinanti. La Sardegna un caso a parte, perch unisola. Ma Abruzzo e Molise condividono un territorio nel quale c un importante Parco nazionale; il Lago di Garda diviso tra tre regioni. Eppure i coordinamenti sono pochissimi. Manca la capacit politica e culturale del ministero di proporsi come il vero cuore di un coordinamento a livello nazionale, come prescritto dallarticolo 9 della Costituzione, dove si parla di tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione, e cio in modo uniforme e coordinato in tutta Italia.
E ci sono anche i beni culturali. Come si sta muovendo, su questo terreno, il governo Monti? Beni culturali e paesaggio (come dice larticolo 9) formano in Italia una superiore unit. In questa legislatura la gestione del ministero ad essa preposto ha toccato il fondo dellabisso. Abbiamo assistito a un continuo calo di risorse e di attenzione, con una micidiale sequenza di tre ministri pochissimo interessati e di nessuna competenza specifica (Bondi, Galan, Ornaghi). E con dispiacere che, per amore della verit, bisogna dire che dei tre Ornaghi forse il peggiore. Mario Monti persona di grande cultura, ma non ha ancora trovato unora per accorgersene. Anche lui dominato dall incubo del contabile.

Le amministrazioni locali sono allaltezza del compito?
Linadeguatezza delle amministrazioni locali non colpa dei sindaci. La giunta Soru aveva istituito un Ufficio del Piano (con fondi adeguati) per supportate i Comuni per ladeguamento del Puc al Ppr. Ma lUfficio del Piano stato smobilitato e ridimensionati i finanziamenti. Al punto che solo dieci Comuni hanno adeguato il Puc, e luoghi come Arzachena hanno strumenti fermi al 1971! E in questa programmata disfunzione e inerzia delle istituzioni che alcune lobby di costruttori e di progettisti vorrebbero ritornare alla cosiddetta urbanistica concertata. Concertata con loro, si capisce, contro la legge, secondo cui le scelte urbanistiche devono essere orientate esclusivamente dal bene comune di tutti e non dagli interessi di pochi.

http://www.sardegnademocratica.it/ambiente/il-ppr-di-cappellacci-devastera-la-sardegna-1.27948


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