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Vittorio Emiliani - Comitato per la bellezza scrive:

OSSERVAZIONI AL CODICE
Comitato per la Bellezza


Sul piano delle strategie generali : accogliendo il silenzio/assenso, il Codice
spezza una continuit plurisecolare nella cultura e nella pratica della tutela. La
inalienabilit gi affermata - soprattutto per i beni mobili allora, ma anche per
interi patrimoni - da leggi e disposizioni pre-unitarie, come quelle vigenti nel
Granducato di Toscana (dove la nozione di "patrimonio pubblico" viene estesa
nell'800 anche ai beni ecclesiastici e a quelli delle opere pie), nello Stato
Pontificio con Benedetto XIV e pi organicamente con Pio VII (chiorografo del 1803 e
editto del card. Bartolomeo Pacca nel 1820).
Una strategia quindi specifica del nostro Paese che si tradurr pienamente nella
legge Rosadi-Rava del 1909 ripresa in gran parte da Giuseppe Bottai nel 1939 con la
legge n. 1089 (per la quale venne, non a caso, mantenuto in vigore il Regolamento
della legge Rosadi-Rava, emanato nel 1913) rimasta sin qui in vigore con i dovuti
adeguamenti alla Costituzione. Dove all'art. 9 questi concetti sono stati con grande
risalto riaffermati connettendo paesaggio e patrimonio storico-artistico della
Nazione.
Per la tutela paesaggistica il nostro Paese arriva pi tardi ad una normativa
completa che nel 1922 (legge promossa e firmata da Benedetto Croce, ministro,
assieme ai primi due Parchi Nazionali) parla essenzialmente di "bellezze naturali".
Legislazione, anche questa, ripresa e resa pi penetrante sia con la legge (Bottai)
n.1497 del 1939, sia con la prima legge urbanistica del 1942.
Normazione la quale affida un ruolo di vigilanza superiore alle Soprintendenze dando
loro il potere di bocciare senza appello i progetti approvati in sede comunale (e
poi regionale). Concetti e ruoli ribaditi dalla legislazione susseguente : come la
legge sull'edilizia economica e popolare n.167, la legge-ponte del 1968, la legge
sulla casa del 1972, e soprattutto la legge n.431 del 1985 con potere di surroga del
Ministero dei BCA, istituito da Spadolini, rispetto alle Regioni inadempienti in
materia di piani paesistici.

L'impianto stesso del Codice - tanto pi accogliendo il decretone Tremonti sulla
vendibilit dei beni culturali pubblici - rovescia o spezza in due punti essenziali
una impostazione teorico-pratica sedimentata nei secoli dalla cultura civica e
giuridica del nostro Paese: dalla straordinaria lettera programmatica di Raffaello
Sanzio (1519), appena nominato Soprintendente alle antichit di Roma da Leone X,
alle leggi pre-unitarie e a quelle del primo e secondo Novecento :

1) tutti i beni culturali di natura pubblica non sono dunque pi inalienabili salvo
eccezioni, ma diventano tutti alienabili salvo eccezioni ;

2) lo Stato, il Ministero dei BC si spogliano del potere di annullare le
autorizzazioni che minacciano l'integrit dei beni paesaggistici.

3) lo Stato conferisce alle Regioni compiti di tutela che la Costituzione assegna
allo Stato o che comunque prevedono un ruolo-chiave degli organismi
tecnico-scientifici territoriali del Ministero.

Col Codice infatti viene denegata alle Soprintendenze territoriali e al Ministero in
ultima istanza una funzione storicamente centrale, viene cancellato un potere
riconosciuto anche da numerose sentenze estremamente circostanziate della Corte
Costituzionale e si rattrappisce tale potere ad un semplice e non vincolante
"parere" iniziale sui progetti e sugli interventi nel paesaggio.
Per il resto del percorso dall'autorizzazione alla realizzazione i Comuni -
sub-delegati dalle Regioni in questa materia - saranno liberati da ogni impegno o
giudizio tecnico-scientifico di livello superiore. I Comuni divengono in realt
controllori e controllati, divengono i certificatori di se medesimi.

Sinora, pur tra grandi difficolt, le Soprintendenze ai Beni architettonici e
paesaggistici avevano operato un esteso controllo bocciando oltre 3.000
autorizzazioni rilasciate da Comuni e Regioni dopo aver svolto nelle Regioni a
statuto ordinario e in Sardegna dalle 130.000 alle 152.000 istruttorie, fornendo una
loro decisione entro 42-45 giorni di tempo (pur potendo disporre, in tutto, di
300-305 architetti soltanto).
Circa 3.000 bocciature di progetti spesso devastanti che in percentuale
rappresentano soltanto il 2 per cento di quelli esaminati e istruiti, quindi un
possibile contenzioso nient'affatto gigantesco come oggi ci si industria di
rappresentare. Non molti i progetti bocciati e per essenziali per la tutela di un
Paese gi manomesso e sconciato. Non a caso le bocciature superano l'11 per cento in
Campania.
Viene meno indirettamente un altro potere deterrente nei confronti dei Comuni e
degli amministratori pi spregiudicati o coinvolti in pratiche edilizie e
urbanistiche di tipo speculativo. Con la riduzione del ruolo delle Soprintendenze a
fornitrici di "pareri" iniziali, si d loro mano libera nell'attacco al paesaggio.

Inoltre :

a) i piani paesistici regionali vengono previsti dal Codice senza alcuna scadenza
imperativa per la loro definizione e approvazione (la data la stabiliranno, di
comune accordo, volta per volta, le Regioni e il Ministero) ;

b) quindi senza un potere di surroga da parte del Ministero attraverso le
Soprintendenze come prevedeva la legge n.431/85 (potere attuato nel '95 dal ministro
Paolucci per la Campania).

Nel Codice (Parte Terza, art. 132) si afferma soltanto che "le amministrazioni
pubbliche cooperano per la definizione di indirizzi e criteri riguardanti le
attivit di tutela, pianificazione, recupero, ecc. ecc.".
Ma si prevede poi che "le regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente
tutelato e valorizzato" (gi la scissione tutela/valorizzazione promette le pi
disastrose scappatoie) e tal fine approvano "piani paesaggistici ovvero piani
urbanistico-territoriali" concernenti l'intero territorio regionale.

Quanto alle Soprintendenze, i loro responsabili (art.137) vengono chiamati a far
parte delle commissioni provinciali per la dichiarazione di pubblico interesse degli
immobili. "Su iniziativa del Soprintendente" ma pure della Regione e di altri enti
pubblici territoriali (tutti alla pari quindi), la commissione (art.138) acquisisce
materiali di conoscenza, valuta "la sussistenza del notevole interesse pubblico
degli immobili e delle aree di cui all'art. 136 e propone la dichiarazione di
pubblico interesse pubblico". Se entro 60 giorni dalla richiesta del Soprintendente
regionale, le commissioni non decidono nulla, il medesimo Soprintendente "pu
chiedere al Ministero di provvedere in via sostitutiva". Quest'ultimo "effettua
l'istruttoria" e poi "invia la proposta ai comuni interessati affinch provvedano
agli adempimenti".

Difficile non sottolineare come il ruolo storico degli organismi tecnico-scientifici, cio delle nostre Soprintendenze, venga anche in questo delicatissimo ambito di
fatto azzerato e sostanzialmente omologato a quello di organismi politici con una mera attivit di assistenza sul piano conoscitivo, e per senza alcun potere
autonomo di intervento. Anche rispetto al Ministero di cui diviene un braccio
territoriale esecutivo senza poteri suoi propri. Ecco un altro aspetto del Codice in
continua oscillazione fra decentramento e accentramento. Con le Soprintendenze in
mezzo.

Come avviene piani paesistici per i quali le Regioni individuano, identificano,
pianificano, e alla fine decidono per conto loro sub-delegando i Comuni (come gi
largamente avviene) per l'attuazione.

Il Comitato per la Bellezza


ATTIVITA' DELLE SOPRINTENDENZE IN MATERIA PAESISTICA

[Dopo ogni anno, le cifre si riferiscono a Istruttorie su progetti, Annullamenti,, Percentuale, Giorni per dare giudizio
1996
129.272 - 2.091 - 1,62% - 45

1998
135.039 - 3.092 - 2,29% - 42

1999
152.312 - 3.020 - 1,98% - 44

Dati strutturali da tenere presenti anche per il carico di lavoro che procurer il
meccanismo del silenzio/assenso.

Nel 1996 con soli 305 architetti in organico le Soprintendenze territoriali hanno
svolto 129.272 istruttorie : 424 per ogni architetto, pi di una e mezza in media
per ciascuno di essi per ogni giorno lavorativo (sabati inclusi).

Le regioni col minor numero di architetti in organico sono risultate nell'ordine :

Marche 4 architetti (per ognuno 612 istruttorie)
Sardegna 7 architetti (per ognuno 496 istruttorie)
Umbria 8 architetti (per ognuno 784 istruttorie)
Puglie 8 architetti (per ognuno 312 istruttorie)
Piemonte 9 architetti (per ognuno 915 istruttorie)
Liguria 9 architetti (per ognuno 816 istruttorie)
Calabria 9 architetti (per ognuno 356 istruttorie)
Molise 9 architetti (per ognuno 432 istruttorie)
Basilicata 10 architetti (per ognuno 324 istruttorie)
Friuli-Venezia G. 10 architetti (per ognuno 196 istruttorie)
Lombardia 12 architetti (per ognuno 1.946 istruttorie)

Relativamente meno pesanti i carichi di lavoro in Emilia-Romagna (18 architetti e
150 istruttorie a testa), in Abruzzo (35 architetti e 174 istruttorie), in Campania
(44 architetti e 141 istruttorie a testa), nel Lazio (54 architetti e 54 istruttorie
a testa).

Particolare il caso della Toscana dove, a fronte di un discreto numero di architetti
in organico, cio 34, vi sono state per oltre 19.000 istruttorie da svolgere e
quindi ben 561 per ciascuno di loro.

Le regioni dove stato pi elevato il numero di istruttorie sono risultate
nell'ordine :

Veneto 26.401 per 25 architetti
Lombardia 23.349 per 12 architetti
Toscana 19.071 per 34 architetti
Piemonte 8.231 per 9 architetti


Le regioni in cui si verificato il maggior numero di annullamenti sono la Campania
con 704 (11,34 per cento), la Toscana con 390 (2,04 per cento), il Veneto con 198
(0,75 per cento), il Molise con 132 (3,40 per cento), l'Emilia-Romagna con 112 (4,04
per cento) e la Basilicata con 110 (3,40 per cento).

In ordine alla quota di superficie vincolata ai sensi della legge n. 1497/1939 e
della legge n.431/1985 questa era nel 1996 la graduatoria delle regioni italiane :

Trentino-Alto Adige 95,89 per cento
Valle d'Aosta 87,71
Liguria 81,99
Toscana 58,01
Abruzzo 54,63
Molise 53,84
Piemonte 51,44
Lombardia 49,28
Campania 47,34
Friuli-Venezia G. 47,15
Lazio 46,65
Veneto 45,59
Calabria 44,60
Basilicata 39,88
Marche 39,62
Sardegna 35,54
Emilia-Romagna 34,10
Sicilia 28,77
Puglia 18,79

Media ITALIA 46,14

* Nel 1999 il dato nazionale era, sia pure di poco, salito al 46,90 per cento del
totale.




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