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Finanziaria 2003 / Il giudizio della Cgil: una manovra senza qualit
2003-10-01

Rassegna del lavoro, di politica ed economia sociale






I conti della Finanziaria varata dal governo "non tornano" e inducono a un ragionevole pessimismo sul prossimo futuro. Lo sostiene la segretaria confederale della Cgil, Marigia Maulucci, in un editoriale pubblicato su Rassegna sindacale. Scrive Maulucci che "la legge finanziaria 2003 si innesca in una situazione pesante, ai limiti della recessione: la crescita si attesterebbe, a detta di Confindustria e governo, ma molti analisti autorevoli sono meno ottimisti, su uno 0,6% che rappresenta un terzo della stima del Dpef di giugno e ben un quinto del precedente Dpef; lindebitamento al 2,1% a fronte di una previsione dello 0,8%, gi notevole rispetto agli accordi di Madrid. Linflazione programmata si attesta su un illusorio 1,4%, a fronte di un dato reale del 2,6%". "In questo quadro - prosegua Maulucci -, i grandi numeri della Finanziaria che ci sono stati anticipati parlano di una crescita prevista per il 2003 del 2,3%, di un debito tra l1,5% e 1,4%: per realizzare questi obiettivi occorre una manovra di 20 miliardi di euro, composta da 8 miliardi di tagli alla spesa, 4 miliardi da cartolarizzazioni, 8 miliardi da concordato di massa. I conti non tornano: c un tale divario tra la situazione attuale e gli obiettivi disegnati che non occorre essere n pessimisti n catastrofisti per dire che impossibile che possano realizzarsi nellassenza perdurante di investimenti a sostegno della crescita e di interventi per favorire la domanda". "Non c una scelta, sostanziata da cifre, per contrastare la crisi e avviare uno sviluppo attraverso investimenti in settori qualitativamente strategici, quali linnovazione, la ricerca, la scuola, la formazione. Il Mezzogiorno non pi una priorit. La discrezionalit delle scelte del Fondo unico, il superamento dellautomatismo nellerogazione dei finanziamenti, la loro trasformazione in mutui saranno il colpo di grazia alla faticosa inversione di tendenza realizzata in questi mesi. Il credito dimposta sugli investimenti e sulloccupazione sostanzialmente finito: le imprese protestano, e fanno bene: ora protesta anche Confindustria che dovrebbe rendersi conto dei guasti provocati dalla sua linea oltranzista e tutta politica di guerra di religione per la modifica dellarticolo 18. Ne ricava una penalizzazione per le aziende che dovrebbe rappresentare, oltrech, alla vigilia dellapertura della fase dei rinnovi contrattuali, un aumento della conflittualit, una divisione tra le organizzazioni sindacali, uninevitabile rincorsa salariale". "Cos come mancano interventi a sostegno dello sviluppo, mancano misure che possano potenziare la domanda. Le tanto sbandierate riduzioni dellIrpef previste dal Patto per lItalia sono riduttive rispetto alla riforma fiscale messa in cantiere dalla Finanziaria Amato e oltretutto sono coperte dal mancato recupero del fiscal drag. Quanto di queste riduzioni Irpef, poi, sar eroso dal taglio dei servizi pubblici tutto da vedere". Sempre pi decisivi i rinnovi contrattualiPer Maulucci "la strada vera, lunica a questo punto in assenza di una politica fiscale che redistribuisca e riequilibri le risorse, quella dei rinnovi contrattuali attraverso i quali dovremo incrementare il potere dacquisto delle retribuzioni, componendo richieste che contengano linflazione reale, quella prevista perch quella programmata finta e la produttivit non redistribuita sul lavoro da articolare tra il contratto nazionale e la contrattazione dazienda. Intanto, il rinnovo dei contratti pubblici ancora a rischio, perch il governo continua a ribadire la sua interpretazione dellaccordo di febbraio, ormai assolutamente inadeguato rispetto ai numeri reali dellinflazione". "In assenza, dunque, di misure espansive, la Finanziaria 2003 si caratterizza sostanzialmente come una gigantesca macchina raccatta risorse per rimpinguare le casse vuote dello Stato. Le entrate sono drasticamente ridotte e questo il primo effetto della tanto annunciata politica di riduzione delle tasse: la sotto-cultura che ha animato la campagna elettorale ha dato i suoi frutti e ora le conseguenze ricadono su tutti". Gli effetti della manovraTornando alla manovra, scrive la sindacalista, "gli effetti sul welfare nazionale e locale saranno pesantissimi: subiranno drastici ridimensionamenti la sanit pubblica, la scuola, i servizi sociali. laltra faccia delle bandiere dei governi di centro destra: allo smantellamento della cultura solidale del vivere collettivo che si materializza nellesercizio di una politica fiscale equa e redistributiva, corrisponde necessariamente unerogazione qualitativamente e quantitativamente ridotta di servizi per la popolazione". "Ci sono poi i 4 miliardi di euro da cartolarizzazioni, vale a dire svendita del patrimonio pubblico a cura della societ Patrimonio spa, appositamente creata. Questo paese in vendita e i danni ambientali saranno evidenti, cos come immediato il danno di prospettiva se si pensa agli effetti dei guasti attuali sulle generazioni che verranno". Riguardo agli effetti del condono fiscale, che dovrebbe portare secondo il governo 8 miliardi di euro nelle casse dello Stato, "c forte scetticismo - scrive Maulucci - degli analisti di bilanci sul risultato di questa misura, anche alla luce del fallimento della legge sul sommerso oltre che del precedente condono del governo Berlusconi del 94 che fu un vero e proprio flop. Le stime sono pi ottimiste se il concordato previsto si trasforma in condono tombale: a quel punto per chiunque paghi le tasse, lavoratore autonomo o impresa che sia, sar additato come lo scemo del villaggio". "Con tutto ci, continuiamo a nutrire il ragionevole dubbio che in realt il decreto taglia spese, con il quale il ministro dellEconomia si riserva la possibilit di intervenire in ogni momento, in presenza di uno scostamento rilevante dagli obiettivi, orientando discrezionalmente gli impegni di spesa, sia la Finanziaria reale, quella vera, a fronte di un bilancio tutto teorico approvato in Parlamento". Lo sciopero generale"Stando cos le cose - prosegue Maulucci -, si aggiungono 20 miliardi di ragioni al nostro sciopero generale del 18 ottobre. Abbiamo proclamato lo sciopero contro il Patto per lItalia, strumento che abbiamo giudicato dannoso per i diritti dei lavoratori, devastante per il ruolo del sindacato l descritto e per giunta inefficace di fronte alla crisi del paese. Avevamo ragione: la Finanziaria attuer, si dice, il Patto per lItalia che, tra laltro, costa pochissimo ma non saranno affrontati n i problemi dello sviluppo n tanto meno quelli delloccupazione. In compenso, le condizioni materiali delle persone che rappresentiamo peggioreranno, a causa del taglio dei servizi e dello stallo delleconomia". "La decisione europea di spostare il pareggio di bilancio al 2006 unopportunit che va colta in tutte le sue potenzialit: non sono saltati i vincoli, si allungato il tempo contingentando per le tappe di avvicinamento. Non ci parso che il governo abbia recepito il monito e questo grave perch il nostro paese ha il debito pi elevato tra i paesi Ue e dunque maggiore dovrebbe essere la sua attenzione. Questo governo, per, com noto, non ama lEuropa, ha lo sguardo le simpatie e le affinit altrove". "In realt, non c niente di casuale o sprovveduto nelle scelte che ha fatto: questi dati catastrofici non sono i risultati della creativit impazzita di Tremonti, sono gli effetti automatici della politica economica contenuta nel programma di governo del centro destra. Era tutto gi scritto. Dispiace, ma anche il Patto per lItalia parte di quel programma. C un filo rosso che lega il contratto di Berlusconi con gli italiani, il Dpef, il Patto per lItalia e la Finanziaria: un disegno non improvvisato, devastante per tutti noi, fallimentare. Con lo sciopero del 18 ottobre della Cgil della sola Cgil, e non pu essere che cos rivendicheremo una diversa politica economica, per una vera qualit di sviluppo fondata sui diritti del lavoro".

http://www.rassegna.it/2002/attualita/articoli/finanziaria/maulucci.htm


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