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Le Osservazioni della CISL al DPEF 2003-2006
2003-07-16

(Testo consegnato alla Commissione Bilancio di Camera e Senato Audizione del 16 luglio 2002)





Manovra correttiva ed ulteriori impegni finanziari.

Il DPEF prevede per il 2003 una manovra correttiva di 10,9 miliardi di euro (0,8 del PIL) per portare il disavanzo pubblico del 2003 dai 21,7 miliardi tendenziali ai 10,8 programmatici (in rapporto al PIL da 1,6 a 0,8).
E motivo di preoccupazione che non vi siano indicazioni precise sullarticolazione di questa manovra, tanto pi che essa deve prevedere risorse ulteriori a quelle indicate per ridurre il disavanzo, necessarie per finanziarie:

i 7,6 miliardi di euro, di cui 5,5 per ridurre lIRPEF sui redditi entro i 25 mila euro;

le esigenze connesse ai rinnovi contrattuali pubblici (non inclusi nel tendenziale);

gli almeno 700 milioni di euro per lavvio della riforma degli ammortizzatori sociali;

le risorse aggiuntive per lobiettivo di mantenere il flusso di nuove risorse da destinare a investimenti pubblici e incentivi nelle aree "sotto utilizzate" in una percentuale del PIL almeno pari a quella media degli ultimi anni, a cui vanno aggiunte le risorse da destinare al cofinanziamento degli interventi dei fondi strutturali;

gli stanziamenti coerenti con gli obiettivi programmatici per listruzione, per la ricerca (dall0,6% attuale all1% del PIL in quattro anni), la giustizia.


Si tratta di impegni enunciati nel DPEF e, per quanto ci riguarda, nel recente Patto : sulla loro copertura finanziaria concreta chiediamo estrema chiarezza, tenendo anche presente il vincolo assunto dal Governo nel Patto che "la prossima legge finanziaria non dovr prevedere riduzione della spesa sociale".
E motivo di ulteriore preoccupazione che le risorse finanziarie per ridurre le imposte nel 2003 siano reperite con misure di carattere straordinario come le vendite e le cartolarizzazioni immobiliari (nellipotesi che lammontare di queste ultime sia lo stesso di quello previsto per il 2002, cio di 7,7 miliardi di euro): la copertura una tantum nel 2003 di una riduzione strutturale del fisco determina una prospettiva di incertezza dellintervento ovvero di tagli, per la CISL inaccettabili, alla spesa sociale o agli investimenti per lo sviluppo.



Il DPEF pure impostando positivamente lapproccio ai temi ambientali, facendo riferimento al 6^ Programma dAzione dellUnione Europea in campo ambientale, agli impegni derivanti dal Protocollo di Kyoto e ad una fiscalit indirizzata a incentivare comportamenti attenti alla conservazione e protezione dellambiente e alla promozione della certificazione ambientale europea EMAS, di fatto fortemente carente ed inadeguato sul piano degli strumenti e delle risorse finanziarie.

La struttura qualificata tecno-scientifica-amministrativa a tutti i livelli fortemente inadeguata a partire dal Ministero dellAmbiente, la cui pianta organica sostanzialmente ferma allatto della istituzione 1986 e in cui il 50% degli attuali addetti rappresentano luniverso delle formule di precariet di rapporti di lavoro.
Il sistema decentrato delle strutture preposte alla gestione delle problematiche ambientali, in particolare le Agenzie Regionali per la Promozione delle politiche ambientali (ARPE) sono completamente inesistenti nel Sud, dove sono maggiori i problemi ambientali, basti pensare ai rifiuti e allacqua. Occorre una certezza di finanziamento e di destinazione di impiego.

Sulla carenza delle risorse, basta rilevare che i siti inquinati di rilievo nazionale da risanare sono passati da 16 a 40, ma le risorse sono rimaste le stesse che erano state individuate per risanare appunto le prime 16.

La crisi idrica nel Sud di questi giorni rende urgente la rendicontazione delle risorse e dei progetti disponibili nel breve e medio periodo e la unitariet del coordinamento politico amministrativo.

Con il ministero dellAmbiente occorre definire un piano di confronto che a partire dalla grave crisi idrica del Sud, dia consistenza alle indicazioni del DPEF, che rischiano di restare semplici auspici.

Scuola, Universit, ricerca
Per tutti gli obiettivi di crescita del Paese sono decisivi gli interventi su listruzione e la ricerca, coerenti con gli impegni assunti a Lisbona e Barcellona in sede UE.

La Cisl chiede che nel DPEF, allenunciazione degli impegni corrispondano le conseguenti indicazioni in termini di postazioni di risorse finanziarie per qualificare il sistema pubblico.

La Cisl ritiene particolarmente grave, oltretutto, la mancata assunzione a tempo indeterminato - peraltro gi programmata - di circa 21 mila docenti e altrettanti ATA, preferendo lassunzione di personale precario.

In particolare ritiene che sia il DPEF e non la legge delega di riforma allesame del Parlamento la sede della definizione del Piano pluriennale di investimenti per lelevazione dellofferta formativa in termini di dotazioni, di qualificazione del personale, di interventi per la lotta al drop out, per la formazione continua e listruzione e formazione tecnica superiore e per leducazione degli adulti.

Infrastrutture


In merito alla costituzione di "Patrimonio dello Stato S.p.A." ed "Infrastrutture S.p.A. " riproponiamo le nostre valutazioni gi avanzate nella fase di approvazione della legge 112/02 tese ad evidenziare:

a) la pericolosit della stessa se utilizzata per il risanamento del bilancio dello Stato in quanto non si tratta di manovre strutturali mentre le possibili alienazioni determineranno un impoverimento del patrimonio dello Stato;

b) la concentrazione dei poteri nelle mani del Ministro delleconomia che operando per decreti ministeriali, esclude il Parlamento dalla gestione del patrimonio dello Stato;

c) la contabilit extrabilancio che solo attenuata dallart.7 comma 12 bis della legge 112/02 che prevede una rendicontazione a latere.

d) sia la legge sia il DPEF prevedono la rendicontazione degli investimenti nel Bilancio dello Stato, considerando cos in modo surrettizio la spesa per infrastrutture fuori dalla contabilit dello Stato;

e) difficile applicare alle due Societ le norme previste per il settore privato, essendo esse , comunque societ pubbliche a fronte della propriet del 100% delle azioni da parte del Ministero dell'Economia. Pi corretto sarebbe collocarle nel settore pubblico allargato.

Inoltre permangono tutte le obiezioni che abbiamo pi volte formulato, cio:

- la possibilit di attivare operazioni di cartolarizzazione;

- limpegno di Patrimonio SpA ad esporsi quale garante per lindebitamento di Infrastrutture SpA;

- che luso oneroso da parte dello Stato del proprio patrimonio appesantisca lonere di bilancio;

- che al posto della rendicontazione venga previsto un bilancio consolidato inserito nel bilancio dello Stato.

Relativamente alla legge obiettivo, possiamo solo riformulare le nostre richieste, disattese nella definizione della legge stessa, e cio:

- lattuale situazione determina una condizione di triplo mercato, diversamente regolato e finanziato.
Il primo relativo alle 21 opere definite chiave; il secondo riguarda le rimanenti opere elencate dalla delibera CIPE; il terzo accumula tutto il resto ed in particolare le opere di competenza territoriale. La proposta che abbiamo avanzato prevedeva una riformulazione della delibera CIPE con solo le 21 opere indicate nella tabella e, l dove sia il caso, una legislazione per opera che non incida sulla restante attivit edilizia;
- il rispetto della percentuale di ripartizione per il Mezzogiorno anche nella spesa effettiva;

- lutilizzo di professionalit interne allAmministrazione;

- maggiore spazio agli Enti locali sia nei confronti delle Regioni, anchesse trascurate, sia nei confronti del Governo;

- la valorizzazione della Conferenza dei Servizi anche se opportunamente modificata nella certezza dei tempi e nelle norme decisionali;

- la possibilit di seguire landamento delle modifiche apportate al progetto preliminare;

- lo sviluppo di una strategia industriale per il settore edile;

- la certezza alla limitazione di qualsiasi forma di subcontrattazione;
- la costituzione di tavoli concertativi per ognuna delle 21 opere elencate;

- il riconoscimento legislativo del "certificato unico di regolarit contributiva".

Relativamente alle 21 opere elencate nel DPEF emerge in modo discordante che la somma riportata nel totale della tabella del DPEF di 22.542,57 milioni di euro, non corrisponde alla somma delle opere elencate che di 14.920,54 milioni di euro. Lerrore macroscopico consiste nellaver sommato, per alcune opere, limporto totale per esse previsto con lo stesso importo suddiviso per le tratte che compongono lopera stessa. Questo porta a ridimensionare la previsione di spesa che diventa di 14.920 milioni di euro, contro i 22.542, 570 milioni di euro indicati dal DPEF, con una minore previsione di spesa di 7.622 milioni di euro.


http://cislcomo.ust.it/documentazione/speciali/trattativa/doc/dpef-valutazioni.htm


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