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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Beni culturali: Assalto alla diligenza.
2003-10-15
Democratici di Sinistra


I contenuti del decreto legge che accompagna la finanziaria per il 2004






Il decreto legge 269 del 30 settembre 2003 che accompagna il disegno di legge finanziaria per il 2004, in discussione al Senato, contiene disposizioni in materia di beni culturali frettolose e inadeguate e, perci, inquietanti. La nota dolente riguarda linalienabilit o lalienabilit di questi beni. Pur essendo vero che il demanio pubblico costituito da beni di natura diversa e che, evidentemente, non tutto ci che di propriet pubblica e che risalga a pi di cinquanta anni fa riveste di per s un interesse culturale, va chiarito che in questo caso il principio della possibile valutazione di alienabilit viene rovesciato.
Ecco i perch.
Larticolo 27 del decreto anticipa in parte i contenuti del Codice dei Beni culturali e paesaggistici al quale lEsecutivo sta lavorando da qualche tempo e sul quale aperto un tavolo di studio e di discussione con le Regioni e gli Enti locali.
La parte del Codice che viene inserita nel decreto riguarda, e non un caso, la questione dellinteresse culturale dei beni appartenenti al demanio pubblico e cio tutti quei beni, immobili e mobili, che, appartenendo allo Stato, alle Regioni, agli Enti locali e ad altri Enti pubblici, costituiscono il demanio storico artistico.
La questione di particolare delicatezza perch nel primo comma dellarticolo 27 del Decreto legge si prevede che le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle Regioni, alle Province, alle Citt metropolitane, ai Comuni ed a ogni altro ente ed istituto pubblico, di cui allarticolo 2 del Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, sono sottoposte alle disposizioni in materia di tutela del patrimonio culturale fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2. La verifica di cui si parla attiene allaccertamento della sussistenza dellinteresse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico dei beni appartenenti al demanio pubblico.
Dunque, per la prima volta nella storia della nostra Repubblica si stabilisce la verifica e la dichiarazione dellinteresse culturale per i beni immobili e mobili di propriet pubblica e questo significa che uno dei principi fondamentali del sistema giuridico e della tradizione culturale italiana in tema di tutela dei beni culturali viene, di fatto, rovesciato. Fino a oggi, infatti, le norme di tutela prevedevano che la dichiarazione dellinteresse culturale particolarmente importante avvenisse esclusivamente per i beni posseduti o detenuti da soggetti privati ed abbastanza chiara la motivazione che giustifica questo principio. Lapposizione del vincolo di tutela su un bene comporta la limitazione del diritto di propriet privata perch diminuisce il libero arbitrio del soggetto proprietario nelluso e nel godimento del bene che possiede e per queste ragioni lo Stato ha lobbligo di notificare al proprietario, possessore o detentore del bene dichiarato di interesse culturale il provvedimento di vincolo di tutela. Viene da s che, quando gli stessi beni sono di propriet pubblica, sia ritenuto naturale e dovuto, in quanto parte essenziale della missione dello Stato e degli altri Enti di governo territoriale, il rispetto di quei vincoli e di quelle limitazioni concepite a favore del pubblico godimento.
Date queste premesse del tutto chiaro che lobiettivo perseguito dal Governo con lidea della verifica dellinteresse culturale dei beni di appartenenza pubblica sia di ottenere, il pi rapidamente possibile, che essi possano essere sottratti al novero del demanio e, quindi, liberamente alienati.
E, come se non fosse gi abbastanza grave modificare le leggi speciali sulla tutela dei beni culturali e paesaggistici raccolte nel Testo Unico del 1999 con un Decreto Legge che, per il carattere di urgenza che gli proprio, gi in vigore dallo scorso 3 ottobre, si peggiorano le cose con i tempi irrisori concessi alle soprintendenze specialistiche per esaminare gli elenchi e le schede descrittive dei beni, istruire la verifica dellinteresse culturale e fornire il parere alla soprintendenza regionale competente per territorio. Il tempo a disposizione delle soprintendenze di settore di trenta giorni ed perentorio. E quasi superfluo ricordare che le soprintendenze di settore soffrono di insufficienze di organico tali da rendere difficile, molto spesso, anche la gestione e lo svolgimento dei compiti di ordinaria amministrazione. Figuriamoci in quale situazione esse si troveranno dovendo provvedere a smaltire un simile straordinario onere di lavoro in un tempo che da giudicarsi irrispettoso del valore e della consistenza del patrimonio culturale nazionale e delle competenze tecniche e scientifiche del personale del Ministero. Insomma, si ha la netta sensazione che lapprossimazione, politica, programmatica e legislativa, con cui il Governo in generale e il Ministro Urbani in particolare, trattano la materia dei beni culturali sia una scelta determinata dalla volont di mettere in liquidazione il patrimonio culturale nazionale.
Non esiste, infatti, nessuna altra logica spiegazione che non sia quella di volere a tutti i costi incassare soldi dalla vendita dei beni culturali che giustifichi lazione del Governo e le sue scelte in questo settore. In perfetta coerenza con se stesso lEsecutivo persegue obiettivi opposti a quelli dellinteresse collettivo, ai bisogni della societ e non investe nessuna energia, n progettuale, n finanziaria, in attivit che hanno a che vedere con la con la promozione e la diffusione della conoscenza e del sapere. Quelle attivit che, normalmente, si considerano fondamentali per favorire e accrescere il grado di civilt delle societ.

http://www.dsonline.it/aree/cultura/documenti/dettaglio.asp?id_doc=13978


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