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FORSE EARRIVATO IL TEMPO DI CHIUDERE IL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA CULTURALI
2011-03-03
CGIL
Mail alla Redazione del 3-3-2011

Introduzione di Libero Rossi allincontro promosso nellambito delle iniziative promosse dalla Coalizione Abbracciamo la cultura. Campobasso 2 marzo 2011

Con questo titolo qualche anno fa tornavamo a parlare del comparto ed oggi lo riprendiamo con queste iniziative promosse dalla Coalizione e incasellate allinterno dello slogan Abbracciamo la cultura. Perch vilipesa, abbandonata dalle forze politiche e, soprattutto dal ministro Bondi, resosi invisibile per la troppa vergogna da sopportare dopo che non riuscito a far passare niuna delle sue richieste (ripristino del Fus, Pompei, restauratoriinfine il Consiglio dei ministri dedicato alla cultura). Ma pur sempre viva e con una voglia di capovolgere la mala sorte e far passare la classica brutta nuttata. Oggi ad agitare la bandiera della cultura e contro la sua mattanza sono rimasti, ahinoi, solo gli operatori del settore della scuola, delluniversit, della ricerca, del cinema, del teatro, dellinformazione e infine, ma pi defilati, quelli dei beni culturali.
La Cgil ha dialogato con questi lavoratori offrendo loro le proprie strutture e potenzialit e questo avviene in un momento di attacco alle funzioni del sindacato e ai diritti dei lavoratori con unoperazione tipica della casta dividendo le forze sindacali e isolando la CGIL.
Operazione in pieno svolgimento e alla quale la Cgil resiste con lobiettivo di vanificarla, sconfiggerla.
Le manifestazioni promosse e avviate, insieme alla Coalizione, mirano sicuramente a sensibilizzare la popolazione sullinterruzione delle manifestazioni culturali e sui danni che possono provocare alla crescita dei giovani, del lavoro, del Pil nonch al bel Paese. Un paesaggio di riflettori spenti, di frasi interrotte, spezzate incombono sulle nostre citt sempre pi preda dellhomo televisivus e della assordante violenza che tutte le pervade. Qualche anno fa allorch ospitammo dei giovani irakeni impegnati nella ricostruzione del museo e della biblioteca di Bagdad, ci ricordavano come la cultura rimanga strumento principe di conoscenza, di educazione, di dialogo, di integrazione e come solo i popoli di tradizioni millenarie (e la loro e la nostra lo sono) possano capire luniversalit dei beni culturali e guidare il processo di dialogo e di pace. Sono tornati nel loro Paese in guerra e un paio di loro sono stati assassinati ma ci nonostante gli altri continuano a profferire le stesse parole. Oggi sono da amplificare, visto le violenze che si stanno consumando nel Maghreb, nel mondo.
Dunque la cultura. Questo inutile orpello che i ragionieri del centro destra stanno demolendo deve ritrovare lattenzione della gente che rappresentiamo e di quegli sparuti volenterosi delle forze politiche con il fine di ribaltarne logiche. Non possiamo pretendere oggi di riuscire a precisare gli obiettivi, alleanze da costruire, individuare le risorse necessarie, quanto piuttosto enucleare alcuni punti e su questi cercare le soluzioni praticabili.
Do per acquisiti quelli contenuti nel documento della Coalizione per soffermarmi su altri fenomeni legati al Ministero dei beni e attivit culturali.

Un Ministero in continua riforma

Un processo iniziato nel 1998 con Veltroni e che si protratto fino al 2009. E non detta lultima parola. Ben 11 anni di riforme sotto legida dei governi di destra e di sinistra e, in entrambi i casi, hanno creato pi problemi di quanti miravano a risolvere! Verrebbe da dire: quante risorse, energie, tempo e aspettative bruciate. Oggi dobbiamo prendere coscienza che il MiBac una struttura che ha perso completamente il senso del proprio ruolo e delle proprie finalit. Ai tagli delle risorse sono seguiti quelli del personale livellato e non. Mancano i dirigenti rapportati agli Istituti (conseguenza una marea di interim), e perdippi mancano i vertici pensanti. Siamo alle salmerie di gollista memoria, mezze figure animate da logiche retributive, non pi di partito semmai di fazione allinterno dello stesso partito. Invece di riforme strutturali per adeguare la tutela ai tempi moderni e ai mutamenti della societ contemporanea, solo dannosi giri di valzer e giri di poltrone. E la nomina di Commissari per cercare di ovviare - dicono loro - allimmobilismo di una struttura ormai decotta. Senza nessuna verifica dello stato di trasformazione introdotto dai diversi provvedimenti legislativi succedutisi; nessuna analisi comparata sui livelli defficienza prima e dopo la riforma. Tutto sulla carta in un gioco di abbinamento fra uffici e i soliti inguardabili nomi che girano nel ministero. In sostanza cambiamenti capaci solo di calcificare una situazione caotica ed ingestibile. arrivato il tempo di chiudere il Ministero per i beni e le attivit culturali. Non sembri una boutade, una provocazione, una guasconata di carattere sfascista. , forse, lunico modo per riprendere il cammino della tutela nel punto in cui si perso il sentiero e di sottrarre la tutela e i beni culturali allinflusso mortifero della politica e dei suoi incompetenti ministri, sottosegretari e portaborse. Se cancelliamo il MiBac non ci sar alcuna appetibilit per occupare poltrone ed incarichi: non ci saranno n poltrone n incarichi. Da pi parti stata avanzata unipotesi simile. Il Mibac nasce nel lontano 1974 con lobiettivo di realizzare una struttura nuova, differente dagli altri ministeri; un organismo tecnico scientifico con forti nuclei periferici e una serie di uffici tecnici di eccellenza al centro. Niente a che vedere con i vecchi modelli ministeriali. Con il passare degli anni e con essi un gruppo di ministri fra i pi variegati e disparati da Vizzini, Bono Parrino, Facchiano, Fisichella, Paolucci, Veltroni, Melandri, Urbani, Buttiglione, Rutelli, Bondi - le logiche burocratico-ministeriali hanno preso il sopravvento e hanno riportato il MiBac sullo stesso piano degli altri ministeri. Il momento decisionale della tutela, posto in capo ai Soprintendenti di settore, presenti in ogni regione - una sorta di decentramento che ha preceduto di circa quaranta anni le spinte localistico-regionali e la costituzione delle Regioni - con queste riforme stato pressoch cancellato e con le nomine operate definitivamente perduto. Un certo immobilismo pervade tutta la struttura amministrativa incapace come di coordinarsi, di massimizzare le risorse e di utilizzare al meglio il ridotto personale e ci nonostante che nella struttura organizzativa siano presenti organismi a ci deputati come le direzioni regionali e centrali.
Le DD.RR. sono uffici di gestione e di spesa con funzioni di tutela con possibilit di delega alle Soprintendenze di Settore, cancellando, per solo sulla carta, le Soprintendenze di settore i cui dirigenti hanno un ruolo subalterno al Direttore Regionale. Mentre le Direzioni generali costituiscono un inutile orpello funzionale e organizzativo mantenuto in piedi solo per gratificare qualche dirigente o famiglio. Lattuale gestione del Ministro Bondi decisamente fallimentare e in pi rimarcata da oltre tre mesi di assenza dallo scranno del Mibac. Bondi, ministro in attesa di una diversa collocazione mentre il Ministero frana: LAquila, la Domus Aurea, Pompei, le mura di Santa Balbina costituiscono oggi le stazione del calvario Italia e Mibac. (Al quadro andrebbero aggiunti almeno la disoccupazione giovanile e il precariato). In questi fatti misuriamo per intero linsipienza di tutta la classe politica e tecnica che ha gestito e rappresentato il Ministero.

Pompei crolla

Qualche romanticone dir che pure giusto, testimonianza della nostra insipienza e della cattiva gestione, onde per cui forse verrebbe meglio ricoprirla magari con unaltra bella eruzione.
Il tema ben pi serio e richiede menti e progettualit non comuni. Dobbiamo ripensare sicuramente gli aspetti organizzativi cio se stato un bene riunire sotto un solo dirigente due realt una volta unite e poi disunite per ragioni funzional-clientelari che sono state riunite per ragioni di tagli alla dirigenza. Indubbio che nel tempo le soprintendenze si siano organizzate e cristallizzate e che i cambiamenti vengano mal visti e sopportati. In primo luogo dalla dirigenza che vede laggiunta come un orpello prima che gravoso, noioso; le vicende dellarcheologico di Napoli con Pompei molto sono dipese dalla mancata integrazione. (anche Ostia non da meno, per tacere che chi stato messo a dirigere Roma e Ostia continua ad avere linterim dellEtruria meridionale ed alla vigilia del suo collocamento a riposo).
Pompei anche lo specchio delle (poche) luci e delle molte ombre: averla voluta autonoma con un direttore amministrativo che sulla carta avrebbe dovuto coadiuvare lo scienziato (sic!) sulla gestione delle risorse finanziarie e del personale, ha nei fatti creato una conflittualit, immobilizzando somme (la spesa rispetto alle giacenze di cassa non ha mai superato il 20%!) e rendendo pi complicata la vita dellIstituto: pensiamo solo al funzionamento della triade consiglio di amministrazione. Certo si era riusciti ad eliminare lo sconcio degli ingressi e dei biglietti, mettendo due biglietterie (mentre altri varchi restano sguarniti), a costruire un bilancio spendibile, ad aprire al pubblico altre zone della cittmentre restavano inevase le fondanti questioni della sicurezza, delluso, della manutenzione, la perenne conflittualit con il personale, il discusso punto di ristoro, il randagismo ecc. E per quanto siamo venuti dicendo una paurosa assenza di una pratica della manutenzione ordinaria e straordinaria. Con il crollo della scuola dei gladiatori tutto il mondo venuto a sapere che interventi di consolidamento fatti allindomani della seconda guerra mondiale in cemento armato nonostante, col tempo, si conoscessero gli effetti nefandi sulle strutture - non sono mai stati rimossi, oltre alla paurosa assenza dopo che si era smobilitata la squadra di manutentori - di una continua opera di monitoraggio. Le responsabilit pesanti sono state di tutti coloro che dovevano avere a cuore Pompei antica: dirigenti centrali (poi ministri) ma, soprattutto, soprintendenti. Tutti dovevano aver presente che Pompei una citt perdippi antica con le proprie vulnerabilit; dalle strutture rose, fatiscenti, al rischio antropico; che richiedevano una attenta opera di conoscenza del degrado e di manutenzione ordinaria, invece il tutto stato volto verso lab-uso. Le risposte di questi anni sono state altre, come quelle di Commissariare la struttura prima di vedere quali nodi fossero da sciogliere per rendere efficiente la gestione autonoma (per esempio rivedendo composizione e ruolo del consiglio di amministrazione, le funzioni del direttore amministrativo e il suo curriculum, il business plan), invece si ricorso al commissariamento straordinario, alluomo della provvidenza, che ha creato solo problemi di spesa per il proprio funzionamento, innescando conflitti col dirigente e il personale, accentrando le risorse ed esautorando, de facto, la dirigenza dalle scelte strategiche. I cosiddetti uomini del fare pur dotati di poteri illimitati non sono stati poi cos risolutivi: Lunica consolazione che quando questi provengono dal ramo tecnico se non proprio dai ranghi ministeriali (penso al caso di Roma) imprimono una spinta reale alla struttura anche se questultima continua a viverlo come un corpo estraneo privandolo delle risorse esterne. Ci nonostante lesperienza romana condotta dal segretario generale Mibac sta diventando un caso di scuola. Ma non stato cos nelle altre situazioni. Insomma torniamo a richiedere persone capaci e insieme a rivedere gli strumenti della spesa e le norme che la consentono. A fronte a questa situazione lo scomparso Ministro ha pensato, per la sola Pompei per, di ovviare chiedendo lassunzione, in deroga, di 30 architetti e altrettanti archeologi. Una risposta parziale e fuorviante perch non affronta il problema della manutenzione giornaliera, discreta, non invasiva: Certo Pompei (ma direi tutto il Mibac) ha bisogno di professionalit tecniche, ma almeno per Pompei dovrebbero essere seniores! Ma anche questa richiesta finita nel dimenticatoio.




Servizi al pubblico e innovazione tecnologica

Listituzione dei servizi aggiuntivi nei musei e nelle aree archeologiche stata una grande intuizione di Alberto Ronchey. I musei italiani che, fino agli anni 90, ancora non erano stati dotati di libreria, bar, laboratori didattici e personale addetto alle visite guidate e ai servizi di accoglienza, finalmente, con la legge n.4 del 1993, vedono linizio di una nuova stagione. La sfida posta dal legislatore era importante perch chiedeva a dei privati di fare una scommessa imprenditoriale di cui fino ad allora non si conosceva lesito. In merito a ci, si pensava che il settore dei servizi aggiuntivi avrebbe portato introiti importanti nelle casse dello stato, cosa che, a conti fatti, per, non accaduta.
Alcuni imprenditori accettarono la scommessa e investirono grande parte del loro futuro in questo comparto, formando e specializzando personale per accompagnare i visitatori nel loro percorso storico e culturale. Oggi, questi lavoratori assommano a diverse centinaia.
Molte di queste aziende hanno acquisito un know how, hanno creato occupazione stabile e specializzata senza pesare sulle casse dello Stato anzi producendo ricchezza, in termini di canoni e royalties per lo Stato. In pi di un caso, hanno anche investito in innovazione tecnologica nei sistemi di biglietteria, di accesso e di fruizione.
E noto infatti come, in diverse realt, siano stati avviati servizi di biglietteria elettronica, ampliando la rete di vendita soprattutto via web e come siano stati creati siti internet dedicati allinformazione, alla promozione, alla prenotazione ed anche card cittadine o territoriali integrate (musei trasporti - servizi turistici), che consentono di accedere a un intero circuito di visite, evitando le noiosissime code.
Per la didattica, sono stati progettati e realizzati strumenti diversificati per le diverse tipologie di pubblico: audioguide, videoguide, mp3 per ragazzi, scaricabili da internet. Per le scuole, sono stati prodotti percorsi specifici per gli insegnanti e per i ragazzi, laboratori, visite speciali, visite teatrali. Il lavoro creato allinterno del comparto dei servizi, lavoro sicuramente qualificato, con una stragrande maggioranza di personale femminile e giovane; storici dellarte e archeologici che non avevano alternative nel pubblico (v. lassenza di concorsi), hanno cos trovato una grande opportunit di collocazione e di crescita professionale che come sindacato stiamo tutelando.
In questo quadro per, non tutto ha funzionato nel migliore dei modi e, soprattutto, mancata lazione progettuale e propositiva del Ministero. Alcune di queste aziende mancano dei requisiti essenziali sia tecnici che amministrativi. In molti casi, troppi, siamo dovuti intervenire a tutela dei lavoratori che non avevano la bench minima certezza occupazionale e retributiva. La questione sicuramente a monte e riguarda come sono stati scelti i fornitori, la loro qualit e di conseguenza, la loro affidabilit. Oggi siamo alla vigilia delle gare e speriamo che non solo procedano ma che si scelgano aziende che offrono garanzie sul fronte delloccupazione e del servizi da rendere.
Siamo convinti che questi servizi debbano perdere laggettivazione di aggiuntivi per diventare istituzionali e pure con le auspicabili graduazioni delleccellenza! Librerie, ristorazione, oggettistica nonch personale di qualit. Un settore che si potrebbe prestare a fornire occupazione qualificata sotto il marchio dellItalian style.

ruolo della direzione per la valorizzazione

La Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale stata dotata, per diretta volont del legislatore, di numerosi poteri delegati, molti dei quali rischiano per di sovrapporsi al ruolo e alle funzioni delle soprintendenze speciali e delle direzioni regionali, suscitando conflitti di competenze.
Nellattualit, dobbiamo riconoscere che, oltre a condurre campagne di visibilit della Struttura e di invito (un po terroristico, per la verit) a visitare i musei, essa non ha potuto dispiegare la propria mission (anche perch il DG Resca impiegato nellazione commissariale piuttosto che in quella pi direttamente istituzionale). Dopo aver contribuito a incrementare gli ingressi di oltre il 10% nei musei, ci sembra che faccia fatica nel trovare collegamenti con gli imprenditori e operatori del settore turistico che pure nel 2010 ha registrato una flessione che si aggira attorno al 20%.
Al di l delle norme sulla carta confliggenti, crediamo che i tempi siano maturi per chiedere una riorganizzazione dellistituzione museo, nel senso della sua piena autonomia sia economico-finanziaria che gestionale.
Altri compiti, soprattutto quelli relativi alla programmazione e al controllo, trasversali e nazionali, si ritiene possano essere svolti con maggiore professionalit e competenza dalla stessa Direzione Generale, purch essi siano portati avanti con la giusta condivisione fra i diversi settori dellamministrazione che sono coinvolti.
Tuttora scontiamo lassenza di una programmazione delle attivit nazionali di promozione attraverso campagne integrate di informazione, con riferimento a realt territoriali definite o a percorsi culturali integrati e determinati, la cui definizione ed i cui contenuti siano elaborati d'intesa con le direzioni generali competenti, le DDRR, gli EE.LL. e gli uffici periferici cui sono affidati in consegna i vari istituti e luoghi della cultura interessati alle iniziative promozionali. Le campagne informative possono riguardare anche istituti e luoghi della cultura pertinenti ad altri soggetti, pubblici o privati, previa intesa con gli interessati;

Il ministero e le Regioni, riflessioni sulla valorizzazione

Lart. 112 del codice dei beni culturali prevede che lo Stato, le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali debbano assicurare la valorizzazione dei beni presenti negli istituti e nei luoghi di cultura.
Tale valorizzazione si pu attuare in tre modi:
1. Stipula di accordi per definire strategie ed obiettivi comuni di valorizzazione;
2. Costituzione, nel rispetto delle vigenti disposizioni, di appositi soggetti giuridici misti pubblico-privati cui affidare l'elaborazione e lo sviluppo di tali piani. In questa ottica, andr rivisto ruolo e funzioni della stessa Ales Spa;
3. Stipula di accordi tra enti pubblici e i privati interessati, per regolare servizi strumentali comuni destinati alla fruizione e alla valorizzazione di beni culturali.
Attualmente lo Stato ha siglato accordi di valorizzazione con alcune in regioni (Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Campania). Il ritardo con il quale le altre regioni, tra cui il Lazio, stanno procedendo, sta producendo la disarmonia e la diseconomia degli interventi pubblici e privati. C una enorme incertezza sul cosa valorizzare, sul chi valorizza, sul come valorizzare; il Codice, infatti, non fissa criteri di ripartizione delle competenza tra Stato, Regioni, enti locali e nuovi soggetti come i consorzi; amplia la scena ma non attribuisce i ruoli. Quindi lassenza di un piano integrato di valorizzazione crea sovrapposizioni istituzionali e acuisce la mancanza delle politiche di governo del territorio, rendendo inefficiente la maggioranza del sistema delle gestioni. Inoltre, la mancata valorizzazione limita l innalzamento culturale delle comunit, lintegrazione anche intellettuale fra le popolazioni, i territori e, soprattutto, fra citt e campagna.
necessario coniugare esigenze di tutela e di valorizzazione, fino a vincolare la programmazione delle azioni di tutela ai piani di valorizzazione integrata, che includano anche la realizzazione delle necessarie infrastrutture del territorio (cio, gli Accordi Quadro devono contenere soprattutto i progetti di sviluppo);
necessario individuare nei piani, le funzioni e le modalit di coinvolgimento di tutti i soggetti coinvolti, quali attori dello sviluppo locale, includendo anche livelli di governo pi bassi nonch i soggetti privati;
necessario perfezionare ed ampliare la partecipazione dei privati specializzati, tenendo presente che i servizi che operano su scala territoriale, cio con una gestione condivisa su pi musei e monumenti di uno stesso sistema territoriale, richiedono una soglia economica individuale di attivazione pi ridotta e quindi consentono la costituzione di un sistema pi diffuso.
Da riconsiderare il ruolo del Ministero nellesercizio della vigilanza e tutela dei beni eventualmente assegnati a terzi. Nellattuazione degli artt.115 e 117 del Codice va sperimentata una forma integrata e in loco del servizio di tutela dei beni assegnati..


La mattanza del Mibac

Nellarco che va dal 2004 al 2011 assistiamo ad una riduzione costante della spesa del Mibac che passa da 2miliardi e 196milioni a 1 miliardo e 429miloni. Una cifra rispetto allintero bilancio dello stato che passa dallo 0,34 allo 0,19%. In termini assoluti i tagli deliberati e subiti nel quinquennio 2008-2013 saranno pari a 2 miliardi e 851miioni che andranno ad incidere sia sulle spese di funzionamento che su quelle dinvestimento. Da qui a poco dovremmo rassegnarci alla chiusura degli Istituti per impossibilit di assicurare le norme igieniche, lenergica elettrica, telefoni ecc.
E se pensiamo agli sfratti? Diversi nostri istituti sono ubicati in edifici privati e per questo paghiamo canoni di affitto di una certa consistenza.
Certo possiamo dire che si sconta lassenza negli anni passati di un raccordo con gli uffici del Demanio che forse avrebbe permesso di trovare sedi egualmente prestigiose o meglio adeguate.
Tuttavia dobbiamo continuare a registrare forti residui passivi (soldi non spesi nei vari esercizi finanziari), che sulla contabilit speciale superano ben oltre il mezzo miliardo di euro! Quindi un Ministero che ha poco e quel poco non lo riesce a spendere!
Una situazione a dir poco schizofrenica, che viene registrata e documentata ma sulla quale i direttori generali centrali e periferici poco fanno per renderla accettabile. Finalmente su richiesta del Consiglio superiore si cominciato a mettere a fuoco su come ovviarvi nellimmediato e a legislazione invariata. Progettando quindi semplificando e accelerando le procedure e controllando lo stato dei lavori. Insomma il solito uovo di colombo.


N sul piano del personale le cose hanno funzionato meglio:





anno Dotazione organica % di riduzione Personale in servizio
1997 25.175
2001 24.978 0,78
2004 24.900 0,31
2006 23.060 7,39
2007 23.043 0,07
2009 21.232 7,86
2010 21.232 19.928
2011 18.839 11,27

La consistenza secondo i profili:
area tecnico-scientifica 6.335 32%
area amministrativa 4.541 23%
area della vigilanza 7.983 40%
area di supporto 1.069 5%


Per quanto riguarda i dirigenti la situazione la seguente
Dirigenti di prima fascia 29
Dirigenti di seconda fascia 163

Diventano con le attuali riduzioni diventano
Dirigenti di prima fascia 30
Dirigenti di seconda fascia 158

A fronte di 179 posti di funzione da ricoprire.

A questi dati andranno aggiunte le considerazioni su come le riduzioni organiche abbiano generato un ruolo soprannumerario al quale dovremo poi aggiungere il personale che proviene dalla soppressione dellETI poi quello dei Monopoli, della NATO; una forza che supera le 1600 unit e che dovr essere riassorbita con le cessazioni se vogliamo continuare a parlare di assunzioni utilizzando i risparmi che ci vengono dal turn over.
Questa situazione imporrebbe una rivisitazione delle modalit di erogazione dei servizi, una riconsiderazione dellorganizzazione del lavoro fino agli orari di apertura al pubblicoma ci non sar possibile perch la materia grazie al famigerato decreto Brunetta non materia di confronto con le rappresentanze dei lavoratori. Salvo poi esternalizzare parti o ridurre aspetti dei servizi (pensiamo al tentativo in atto di eliminare il controllo della Soprintendenza sulle ristrutturazioni degli immobili storici o con vincolo).
Insomma, continuando su questo binario, quello che viene messo in discussione il modello istituzionale di gestione pubblica della tutela, conservazione e dei musei.
Dobbiamo ribadire che questo modello non ha alternative credibili. Dopo lubriacatura di un efficientismo, ahinoi, di facciata, affidato allimprenditore privato ci siamo resi conto che neanche questo riesce a far quadrare i costi con i ricavi, almeno!
Le risposte esperite e tentate hanno riguardato finora un massivo ricorso agli affidamenti dei compiti propri del Mibac come la catalogazione, la ricerca, la comunicazione, linformazione oltre allovvio restauro con un intervento di un privato avido di soldi ma poco incline a rischiare del proprio. Gli esempi possono essere di scuola: le Associazioni temporanee di impresa (ATI), la spa Ales in house, ma interamente pubblica, Ales, la societ Arcus, la Fondazione Egizio e il massiccio ricorso nei lavori pubblici agli affidamenti diretti, i pronti interventi, e da ultimo ma non ultimo, un bacino di lavoro precario (partite IVA, co.co.pro, interinalema anche stagisti, servizio civile, volontariato) oggi licenziato dal governo. Per ognuna di queste tipologie potrebbe aprirsi un capitolo al cui inizio dovremmo mettere linsipienza dei politici e a seguire quella degli amministratori. Le Ati e Ales, sono nate quale risposta alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili che fin dal 1992 lavorano al Mibac, dovevano entrare nel mercato per offrire servizi ma cos non avvenuto e oggi si sta discutendo della loro dismissione, naturalmente salvaguardando i posti di lavoro allinterno dellAles. Cos ci stato assicurato la scorsa settimana dal Capo di gabinetto del missing Bondi. Vedremo nel concreto la praticabilit della soluzione prospettata per risolvere il problema degli occupati.



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