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A LAquila la Repubblica ha abdicato al dovere di ricostruzione
2013-05-06
ITALIA NOSTRA onlus
6 maggio 2013

I Comunicato stampa



Il governo dia subito alla citt i finanziamenti promessi



Con il tricolore ammainato sul centro dellAquila diventa visibile ci che abbiamo detto ieri. LArt. 9 della costituzione a LAquila da 4 anni sospeso. Questa la dimostrazione pi evidente che la Repubblica ha abdicato al dovere di ricostruzione. E il commento di Tomaso Montanari, lo storico dellarte ideatore della manifestazione LAquila 5 maggio a cui ieri hanno partecipato pi di mille persone chiedendo una ricostruzione civile per la citt martire del patrimonio artistico europeo, che a 4 anni, continua a essere una citt fantasma, sepolta, una Pompei del XXI secolo", come lha definita Salvatore Settis nel suo applauditissimo intervento. E oggi il sindaco Massimo Cialente ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in cui annuncia di rinunciare da oggi alla fascia tricolore e di dare 15 giorni al Governo per dare risposte certe sui mancati finanziamenti per la ricostruzione. Se entro 15 giorni non arriveranno i fondi per la ricostruzione attesi di dicembre me ne andr. All'Aquila vengano Napolitano, Letta e i sottosegretari a parlare con la gente, noi non ce la facciamo pi. Non possiamo che condividere il grido di allarme lanciato oggi dal sindaco. Il Cipe promette i finanziamenti e dopo non li da. Ricostruire LAquila non solo un dovere, ma allo stesso tempo una grande opera strategica per il Paese che significa rilancio e lavoro dichiara Marco Parini, presidente di Italia Nostra, tra i promotori della manifestazione di ieri a LAquila e da quattro anni impegnata a chiedere con forza il riconoscimento della citt come unico monumento storico da ricostruire come era e dovera. Circa 15 mila pratiche giacciono inevase perch in mancanza di finanziamenti, i progetti non vanno avanti. Chiediamo che la cultura diventi un punto programmatico fondamentale dellazione di governo. Al ministro Bray dico: Lei oggi responsabile di un dicastero che pu avere una potenzialit enorme per questo Paese, non relegando ad un bilancio risibile il dicastero che forse pi rappresenta questo Paese a cui lintero mondo riconosce un grande patrimonio. Oggi noi abbiamo una possibilit che ci avvenga. In ogni nazione si sta chiedendo che la cultura diventi azione programmatiche di governo. Quale opera di interesse opera pubblica rispetto a qualche km di alta velocit, di autostrade, quale finanziamento pi utile di far rinascere unintera citt? afferma Parini.

Gli storici dellarte chiedono che il Governo dia subito una risposta alle richieste di Cialente e rendono pubblico un documento, consegnato ieri al ministro per i Beni Culturali Massimo Bray, con le loro richieste per LAquila.


Gli storici dellarte per lAquila
Gli storici dell'arte riuniti all'Aquila intendono scuotere con forza tutte le istituzioni e ogni cittadino italiano. Vogliamo ricordare che non ha paragone al mondo la tragedia di un simile centro monumentale abitato che ancora giaccia distrutto, a quattro anni dal terremoto che l'ha devastato e a quattro anni dalle
scelte politiche che l'hanno condannato a una seconda morte. La prima cosa che vogliamo dire che l'Aquila una tragedia italiana, non un problema locale. questo il senso della nostra presenza fisica, questo il senso della volont di guardare con i nostri occhi i monumenti aquilani in rovina. L'articolo
9della Costituzione impone alla Repubblica di tutelare il patrimonio storico e artistico della Nazione attraverso la ricerca: ecco, oggi la comunit nazionale della storia dell'arte all'Aquila. Per dire che il centro dell'Aquila un unico monumento di assoluto valore culturale che appartiene alla Nazione: e che ora la
Nazione deve essere al servizio dell'Aquila. Mai come oggi, mentre finalmente i primi ventitr cantieri iniziano a prendersi cura di alcuni tra gli edifici monumentali del centro, vitale che il sapere critico, la ricerca, l'insegnamento, la professionalit degli storici dell'arte siano a disposizione degli organi di tutela
pubblici. E noi ci siamo. Siamo anche profondamente consapevoli del valore civile della storia dell'arte, e non accettiamo la riduzione della nostra disciplina a leva dell'industria dell'intrattenimento 'culturale' al servizio del mercato. Ed per questo che affermiamo con forza che la ricostruzione della citt di pietre non basta. Per questo la nostra giornata intitolata alla ricostruzione civile. Gli storici dell'arte sanno che la citt di pietre ha senso
solo se vissuta, giorno dopo giorno, dalla comunit dei cittadini. E questo legame vitale all'Aquila stato volontariamente spezzato. Cos, anche ammesso che, tra vent'anni, riusciamo ad avere l'Aquila com'era e dov'era, avremo una generazione di aquilani che non cresciuta in una citt, ma nelle cosiddette new
town: cementificazioni del territorio senza alcun progetto urbanistico, e anzi immaginate come somme di luoghi privati. Senza spazio pubblico, senza arte, con un paesaggio violato. Dunque, gli storici dell'arte riuniti all'Aquila chiedono con forza:

1) Che il restauro del centro monumentale dell'Aquila, inteso come un
unico e indivisibile bene culturale da proteggere, sia la prima urgenza della politica nazionale del patrimonio culturale. Che il flusso del finanziamento sia costante, e che l'andamento dei lavori sia pubblico, e totalmente trasparente. Che questo processo riguardi anche tutti gli altri centri storici del cratere, parti di un unico sistema ambientale, paesaggistico, urbanistico, storico-artistico.
2) Che l'Aquila risorga com'era e dov'era. Che non si ricorra a demolizioni, e non si ceda all'assurda tentazione di improprie 'modernizzazioni' del tessuto urbano che violino la Carta di Gubbio. Che il significato civile e sociale di ogni monumento, del suo aspetto storico e della sua connessione con tutto l'organismo urbano che lo accoglie sia considerato il primo, pi importante, inderogabile valore.
3) Che si rinunci ad ogni progetto di trasformare l'Aquila in una sorta di Aquilaland, cio in un parco a tema che estremizzi quella perdita di nesso tra monumenti e cittadini che consuma giorno per giorno citt come Venezia e Firenze. Per questo diciamo no ai progetti di realizzare parcheggi sotterranei, centri commerciali, richiami turistici a spese del tessuto storico monumentale e abitativo.
4) Che il restauro del centro sia progressivamente accompagnato dal ritorno degli abitanti. Non possiamo aspettare venti anni
per far trasferire gli aquilani dalle 'new town' nelle loro vere case: bisogna immaginare una politica di incentivi che acceleri questo processo, e che faccia progressivamente rivivere il centro. Per far questo, la ricostruzione deve inserirsi in una pianificazione urbanistica governata dalla mano pubblica, e non
deviata da interessi privati. A questa pianificazione spetter anche decidere del futuro delle 'new town': alcune dovranno essere abbattute, per ripristinare il paesaggio, altre potranno forse trovare un uso proficuo, ma solo all'interno di un piano preciso. Non c' pi tempo: il momento di restituire l'Aquila e i suoi
monumenti ai cittadini aquilani e alla nazione italiana ora.



ITALIA NOSTRA - Ufficio stampa
Maria Grazia Vernuccio cell. 335.1282864 - mariagrazia.vernuccio@gmail.com



Maria Grazia Vernuccio
Tel. +39 3351282864
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