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IL PALAIS LUMIERE A VENEZIA
2013-06-29
Italia Nostra

Marco Parini, presidente di Italia Nostra: "soddisfazione per la rinuncia al progetto, Venezia e la Laguna non possono essere stravolti da un enorme grattacielo"
"Apprendiamo con soddisfazione della rinuncia alla realizzazione del Palais Lumiere da parte di Pierre Cardin. Italia Nostra - afferma Marco Parini, presidente dell'Associazione - che ha aperto la battaglia contro quel progetto in una conferenza alla stampa estera di Roma, che ha visto grandi testate internazionali scrivere della grande sorpresa per un cos impropria proposta di edificazione su un territorio fatto di acqua e di terra storicizzato e famoso in tutto il mondo come Venezia, ribadisce che un insieme cos non pu essere modificato da un gigantesco grattacielo. E non si giustifica nemmeno con quanto in passato realizzato a Marghera la cui riqualificazione territoriale non pu avvenire attraverso questo tipo di intervento di enorme e grave impatto sul paesaggio storico di Venezia e della sua Laguna. Va poi aggiunto poi che, probabilmente, ci si resi conto, dai parte dei proponenti e da parte di Pierre Cardin, che proprio dalla Laguna proviene, che non era questo l'intervento utile a Venezia e alla riqualificazione di territorio di terra ferma. E quindi la rinuncia al progetto un fatto altamente positivo. Confidiamo che impegno e risorse vengano comunque destinate a Venezia".

L'annunciata rinuncia al progetto del Palais Lumire da parte di Pierre Cardin stata la conseguenza, tra le altre cose, anche della ferma opposizione di Italia Nostra, sia locale sia nazionale, a un progetto che andava contro quella "tutela del patrimonio artistico e culturale della nazione" che il principale scopo statutario della nostra associazione. Italia Nostra ha lavorato con grande investimento di energie e di competenze per opporsi a quello che in modo fin troppo ovvio era un progetto che faceva a pugni con il contesto naturale, paesaggistico, storico e perfino socio-economico dell'area proposta. In questo l'Associazione si trovava in pieno accordo con decine di grandi architetti e storici dell'arte che si sono pronunciati nello stesso senso con pubblicazioni e convegni di grande rilievo internazionale.
La rinuncia da parte di Cardin cosituisce, dunque, un fatto altamente positivo per chi ha a cuore l'Italia come paese progressista, capace di curare con amore il proprio immenso patrimonio culturale e di capire come lo sviluppo economico si possa e debba accompagnare proprio alla conservazione ed esaltazione di quel patrimonio. Tuttavia, al sollievo per lo scampato pericolo, si accompagnano ragioni di grave preoccupazione.
Anzitutto, il modo in cui l'intero processo si svolto. Pierre Cardin e il nipote Basilicati non hanno torto quando lamentano due anni e mezzo di "tortuosit burocratiche" di fronte alle quali alla fine hanno dovuto arrendersi. Il fatto che la legge parlava chiaro fin dell'inizio: entro trecento metri dalla gronda lagunare non sono lecite costruzioni (primo motivo dell'abbandono come annunciato) e per costruire occorre prima la Valutazione ambientale strategica della Regione (seconda causa dell'abbandono). Ma questo era ben noto fin dai primi giorni (su questo Italia Nostra aveva fondato la sua opposizione legale). Ma il sindaco di Venezia e il presidente della Regione avevano subito manifestato il loro appoggio al progetto e forse lasciato illudere i proponenti che quegli "ostacoli burocratici" fossero superabili. L'appoggio di tanto alte autorit aveva forse fatto illudere Cardin che la Soprintendenza e la Regione avrebbero ceduto. Un no netto e chiaro fin dall'inizio avrebbe fatto risparmiare tempo e denaro a Cardin, alle amministrazioni e anche alle associazioni di cittadini. In questo senso il no al progetto stato una prova di seriet e integrit da parte delle amministrazioni incaricate, che non si sono lasciate convincere o intimidire dai consensi di alcuni potenti personaggi.
La seconda importante ragione di rammarico riguarda il futuro di tutta l'area di Marghera, nella quale doveva sorgere il Palais Lumire. Quell'immensa area ex-industriale costituisce una ricchezza incalcolabile per l'Italia, che non dovrebbe aver bisogno di progetti bizzarri come quello di Cardin per realizzare il proprio potenziale di sviluppo. Partito Cardin, l'area rimane orfana di iniziative, salvo quelle di una generica "messa in sicurezza" dei terreni di fronte all'inquinamento. Rimane a disposizione di singole imprese che abbiano il coraggio di insediarvisi, godendo della prossimit all'aeroporto e alla gronda lagunare. Ma l'area ha bisogno di un grande piano nazionale per la riconversione a centro produttivo. Marghera pu essere (com' gi stata una volta) la salvezza anche di Venezia dal destino di parco turistico, se il governo nazionale riuscir a preparare un piano per attrarre nelle sue zone ex industriali quelle aziende del futuro sulle quali si pu e deve fondare la sopravvivenza del Paese di fronte alla concorrenza internazionale. La citt insulare deve diventare il contro residenziale di chi in quelle aziende lavora e produce. Altri Stati hanno operato riconversioni simili con grande successo: perch hanno avuto una classe dirigente nazionale capace ed efficiente, che ha saputo dire no quando necessario e farsi propositiva di soluzioni lungimiranti.



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