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MIOPE E AUTOLESIONISTA, STRATEGIA SENZA FUTURO PER VENEZIA
2013-09-20
Italia Nostra Venezia
Mail alla Redazione del 20-9-2013

20 settembre 2013 I Comunicato stampa

Lidia Fersuoch, presidente della sezione di Venezia di Italia Nostra, interviene sulla polemica tra il sindaco Orsoni e Anna Somers Cocks sul destino della citt
E intanto domani 12 giganti del mare con i loro oltre 30mila passeggeri invaderanno il bacino di San Marco

L'articolo di Anna Somers Cocks comparso sulla New York Review of Books del 20 giugno e poi ripubblicato nel quotidiano italiano la Repubblica del 18 giugno e nel "Giornale dellarchitettura" del giugno 2013 ha suscitato molto interesse a Venezia e anche molto risentimento in ambiti economici e politici direttamente colpiti dalle riflessioni ivi esposte. In qualit di presidente della sezione di Venezia di Italia Nostra, la pi antica Associazione nazionale di tutela del patrimonio culturale e naturale della nazione, legalmente riconosciuta dalla Stato italiano, mi sento di dover intervenire a sostegno delle posizioni di Somers, largamente condivise a Venezia, in particolare dopo la risposta del sindaco di Venezia, in settembre, che cerca di controbatterle.

Toccher i punti essenziali dell'articolo di Somers, partendo dal Piano di gestione del sito Unesco, recentemente elaborato di concerto con le amministrazioni locali e sentiti gli operatori economici e politici, ovviamente soggetti a pressioni finanziarie ed elettorali, ma senza consultare i locali "portatori d'interesse", associazioni locali e nazionali (come Italia Nostra, il WWF e altre presenti e attive sul territorio). Come sostiene Somers its authors have funked the big issues. Il sindaco invece difende il Piano di gestione, in quanto non si tratta di un vero piano urbanistico come il PAT (Piano di Assetto Territoriale), approvato di recente dal Consiglio comunale. Credo che su ci non possano esserci dubbi. Quel che invece molti (anche l'associazione culturale che rappresento) hanno rilevato che nel Piano dell'Unesco non si spende una parola sulle forti criticit di gestione di Venezia e della sua Laguna. Un esempio: tutti a Venezia sanno che la Laguna sta perdendo i suoi caratteri morfologici per diventare una banale baia marina. Ebbene, secondo il Piano di gestione le cause risiedono nella crescita del livello del mare, nella pesca distruttiva ai molluschi, nel moto ondoso provocato dal vento e dalle imbarcazioni a motore. Tutti elementi politicamente poco "pericolosi", contro i quali facile dichiarare una volont di intervento. Si tace invece la causa veramente determinante: l'erosione indotta dai grandi canali di navigazione che dalle bocche di porto solcano la Laguna per consentire alle grandi navi cargo di approdare nella zona industriale di Marghera, di fronte a Venezia. una verit scientificamente assodata, ma nel Piano di gestione scompare, cos come scompare il conflitto ormai insanabile tra la sopravvivenza della Laguna e le ragioni del porto. E la cosa ancor pi grave se pensiamo che il sito Unesco si chiama Venice and Its Lagoon: quando l'Organizzazione mondiale iscrisse la nostra citt nei siti patrimonio dell'umanit, riconobbe l'unit di Venezia e della Laguna, confermando successivamente che la "barena" (salt march) che caratterizza il paesaggio lagunare need as much protection as the palaces and the churches. Questa mancanza di coraggio spiegabile con i pesantissimi interessi economici in gioco, che si riflettono anche a livello politico.

Infatti il sindaco, seppur contrario al passaggio delle grandi navi da crociera a Venezia, nella sua risposta a Somers sostiene che il contributo all'economia della citt dato dal crocerismo sia significativo. Recenti studi compiuti a Venezia (Universit Ca' Foscari, dipartimento di Economia) e in Croazia rovescierebbero la situazione, concludendo essere pi i costi, interamente sopportati dalla popolazione, che i benefici. La maggior parte delle soluzioni finora prospettate, anche quella del sindaco, individuano altre strade per portare a Venezia le navi da crociera, escavando nuovi canali in Laguna o allargandone di antichi, non tenendo dunque in minimo conto quanto sostenuto dagli ambienti scientifici: e cio che l'erosione prodotta dal dislocamento di imponenti masse d'acqua nel grandi canali di navigazione a ogni passaggio di nave sta provocando la sparizione della Laguna stessa. Non si tratta di trovare, come dice il sindaco, a different route, ma di lasciare fuori da Venezia e dalla sua Laguna gigantesche navi incompatibili, applicando il decreto del governo (per ora sospeso) secondo il quale in Laguna debbono entrare navi di stazza non superiore alle 40.000 tonnellate. Non si deve piegare la necessit di conservazione della citt e della Laguna alle esigenze settoriali degli operatori del porto ma viceversa, senza bloccare l'economia e invece guidandola.

Il suggerimento di Somers relativamente alla necessit di limitare nei numeri il turismo un altro punto di contrasto con il sindaco, che sostiene: Tourism is vital to the well-being of Venice. singolare che il sindaco non rilevi come il turismo sia ormai a livelli ingestibili: una ricerca del 1998 dell'Universit di Venezia, firmata tra l'altro da Paolo Costa (poi sindaco di Venezia e ora potentissimo Presidente dell'Autorit portuale), stimava la capacit di carico turistico di Venezia in 7,5 milioni all'anno (12 milioni come limite massimo). Oggi il numero degli arrivi raggiunge i 30 milioni, a fronte di meno di 58 mila residenti, in vertiginoso costante calo. Le ultime amministrazioni (con Provincia e Regione) hanno lasciato che il turismo costituisse la principale risorsa, ma questa monoeconomia ha disgregato il tessuto sociale, espellendo i residenti. Il turismo impedisce alla citt di scegliere ha detto con lucidit l'assessore alle attivit produttive, mentre al contrario si deve avere il coraggio di privilegiare le attivit pi deboli per ricreare la complessit della citt.

E qui veniamo al punto di partenza dell'articolo di Somers, il famoso progetto del Palais lumire, proposto dallo stilista Pierre Cardin, ora definitivamente tramontato per volere dello stesso Cardin, resosi conto delle insuperabili difficolt di costruire il grattacielo pi alto d'Italia in riva alla Laguna, visibile da ogni dove, come giustamente sottolinea Somers. Nonostante la levata di scudi da parte di molti intellettuali e architetti italiani, che consideravano il mostruoso progetto pi consono a Dubai che a Venezia, il sindaco lo ha sempre sostenuto, adducendo, come ora nella risposta a Somers, motivazioni non condivisibili. Egli riteneva che il grattacielo, al di l delle ricadute economiche, avrebbe riqualificato una zona profondamente degradata dell'area industriale di Marghera, consentendo la creazione di molti posti di lavoro. Anche in questo caso la posizione di retroguardia: quel che si dovrebbe auspicare per Marghera non un ennesimo intervento di terziario, che comporti un ulteriore aumento del carico turistico, ma la riconversione dell'area, fortemente infrastrutturata e ancora capace di una funzione produttiva. La creazione di un parco scientifico-tecnologico, come gi si sta facendo presso il complesso del Vega, va in questo senso.

Per ultimo, il problema del MoSE, le barriere che il Consorzio Venezia Nuova sta costruendo contro l'acqua alta. Nell'articolo Somers scrive: What the barriers cannot do is save the city from the effetcs of the rising water level. Somers parla del MoSE anche in un altro testo, apparso nel marzo scorso su The Art Newspaper: The mobiles barriers were never conceived to deal with chronic sea level rise and cannot do so. Un giudizio severo. Non bisogna poi ignorare i pi avanzati documenti scientifici contrari al MoSE, commissionati dallamministrazione comunale e reperibili nel sito web dello stesso Comune. Mi riferisco, tra i molti, alla consulenza di Principia, societ leader nelle tecnologia offshore cui il sindaco precedente, il filosofo Massimo Cacciari, aveva richiesto di paragonare i due pi importanti progetti di barriere, MoSE e "Paratoia a Gravit": secondo tale studio (www2.comune.venezia.it/mose-doc-prg/.../Trad_VeniceReport.pdf) i due progetti non erano comparabili in quanto il MoSE risultava dinamicamente instabile e a rischio di risonanza. La relazione venne accantonata e non riusc a scalfire la granitica sicurezza dei nostri politici e governanti. Qualche dubbio (anche verso i nostri politici) comincia ora a farsi largo nella popolazione e nei commentatori a seguito dei recentissimi arresti per creazione di fondi neri e presunta corruzione di Piergiorgio Baita, presidente di una delle pi importati imprese di costruzioni italiane che fa parte del Consorzio Venezia Nuova, nonch dello stesso Presidente del Consorzio, Giovanni Mazzacurati.

Lidia Fersuoch
presidente della sezione di Venezia di Italia Nostra


Italia Nostra, ufficio stampa
Maria Grazia Vernuccio cell. 335.1282864 | mariagrazia.vernuccio@gmail.com



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