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La riforma Franceschini e lo Sblocca Italia
2014-10-07
Associazione Bianchi Bandinelli
Mail alla Redazione del 3 ottobre 2014

La riforma Franceschini si articola in due provvedimenti: il decreto legge n. 83/2014 (cosiddetto art bonus) convertito con legge n. 106 del 29 luglio 2014, e la riorganizzazione del Ministero, applicazione delle misure di contenimento della spesa pubblica note come spending review, approvata dal Consiglio dei Ministri del 29 agosto. E a questi va associata la forte incidenza sul sistema di tutela del decreto legge n. 133 del 12 settembre 2014, meglio noto come Sblocca Italia.
Per necessit di sintesi e in assenza di un testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, non possiamo fare qui, come avremmo voluto, unanalisi dettagliata del provvedimento di riorganizzazione. Rimane inoltre ancora da valutare quale sar limpatto del previsto bando di concorso da mezzo miliardo di euro per laffidamento a privati della gestione di musei nazionali e locali.

tuttavia possibile estendere alcune delle considerazioni gi esposte in precedenti documenti dellassociazione, a partire da LItalia dei beni culturali: i nodi del cambiamento dove si assume come fondamentale la continuit dei finanziamenti ordinari.
Con la riorganizzazione si indeboliscono invece le strutture della tutela diradandone il gi scarso personale, si rendono pi lunghi e lenti gli interventi di vincolo, si rende la struttura del ministero uno strumento sempre meno rispondente alle sue finalit scientifiche e sociali e sempre pi influenzabile dal potere politico. Si dividono le raccolte museali dal territorio. Sui musei si profila il provvedimento allo studio del ministero economico, mezzo miliardo di appalti di gestione ai privati. Sul territorio ci si appresta a far dilagare unondata di cemento tra grandi opere e edilizia incontrollata. Per il ministro, lamministrazione dovr essere pi snella, efficiente e meno costosa attraverso: lammodernamento della struttura centrale e la semplificazione di quella periferica; il ministero ammette lulteriore sacrificio richiesto a unamministrazione gi ridotta allosso. La semplificazione significa ridimensionamento drastico delloperativit, meno funzionari sul campo, laddio allidea del patrimonio come un insieme organico e complesso che integra storia e paesaggio. Meno costosa lo sar di sicuro; ma il problema principale del patrimonio storico italiano sono la sua complessit e la sua diffusione. Siamo certi che unulteriore cura dimagrante delle strutture di tutela permetter di garantirne lintegrit?
La nuova funzione istituzionale del Ministero deve essere considerata lintegrazione fra cultura e turismo; ne discende che il patrimonio culturale debba essere considerato principalmente in relazione alla sua redditivit. Tutela e valorizzazione restano distinte; la prima rimarrebbe affidata alle soprintendenze, la seconda destinata a produrre reddito - riservata ai musei e ai siti aperti al pubblico. Sembrano cancellati totalmente il valore civile delle istituzioni culturali e le loro finalit di istruzione e di godimento, in sostanza la loro primaria funzione sociale. Fra le istituzioni che pi hanno sofferto di questa impostazione sono gli archivi e le biblioteche, meno suscettibili di essere apprezzati in rapporto agli introiti ricavati dagli ingressi.
Questa politica dei beni culturali ha un riscontro diretto nelle politiche intraprese dal governo in materia di assetto del territorio, opere pubbliche ed edilizia. Anche in questo ambito ai beni pubblici - ambientali, paesaggistici - si riconosce valore solo in quanto sono fonte di reddito. Come conseguenza, sono annunciati un piano edilizio e la ripresa di grandi opere che affrancano la volont del governo dal codice dei beni culturali, e che avranno come presupposto la sospensione di vincoli e piani urbanistici e paesistici.
Anche le aperture che si possono accogliere favorevolmente, come il ritorno a una collaborazione fra amministrazione e universit, rimangono vaghe, non sono affatto chiari i modi in cui si pu configurare questa rinnovata collaborazione. Per di pi, i termini in cui questa collaborazione prospettata lasciano il dubbio che con lattivit degli studenti universitari si voglia almeno in parte compensare unulteriore diminuzione di personale tecnico scientifico del Mibact.
Le nuove direzioni generali, come quella per lEducazione e la ricerca e quella per lArchitettura contemporanea e le periferie, appaiono appena abbozzate nelle loro finalit e nella definizione dei rispettivi compiti. I fini e gli obiettivi pratici della direzione per larchitettura contemporanea e alle periferie urbane sono particolarmente oscuri. certo che nessun progetto di sviluppo razionale e produttivo pu trascurare la realt fisica e storica di un territorio; per, mentre si crea questa struttura, si fa in modo come si visto che i pareri e le osservazioni emessi dalle soprintendenze siano pi facilmente aggirabili da tutti gli altri attori dei processi e dei progetti di sviluppo, soprattutto dagli enti locali. Inoltre le grandi opere da riavviare e il piano per ledilizia del ministro Lupi lo stesso, ricordiamolo, della terrificante proposta di riforma del 2005 (non approvata solo grazie allanticipata conclusione della legislatura) che prevedeva la definitiva privatizzazione dellurbanistica permetteranno di costruire anche fuori o contro il dettato di vincoli e piani.
Decreto di riorganizzazione: non una riforma, lennesimo ridimensionamento
Il personale
Luso del termine riforma per il Dpcm regolamento di organizzazione del Mibact improprio. Una riforma per definizione ha dei costi, disegna delle prospettive. Ci viene proposto invece ladeguamento della struttura del Mibact alle finalit di contenimento della spesa pubblica, note col nome di spending review. Finalit del provvedimento spendere meno, non fare di pi. Identificare un rilancio, un nuovo inizio in quello che un programma di tagli una contraddizione; lo ancor pi sottrarre risorse a una struttura mentre la si definisce il pi importante ministero economico dItalia (Franceschini). Un rilancio dimpresa presuppone investimenti, non lennesimo impoverimento.
Va ricordato che negli ultimi dodici anni il bilancio del ministero stato quasi dimezzato (passando da 2,7 miliardi di euro nel 2001 a 1,5 nel 2013); per il patrimonio pi esteso del mondo lo Stato italiano spende lo 0,2 per cento del suo bilancio, appena un quinto di quanto non gli riservi la Francia. anche noto che il personale, falcidiato dai pensionamenti a tutti i livelli, sempre pi insufficiente e che occorrerebbe incrementarlo con nuove assunzioni. Si fa lopposto: si lascia diminuire il numero degli addetti e si preferisce ricorrere a contratti a termine (si veda il bando di Ales per Pompei del giugno scorso).
Inoltre, questoperazione di contenimento di spesa non rinuncia a creare nuove direzioni, centri amministrativi e operativi: 3 nuove direzioni generali, 17 poli museali regionali e 18 musei autonomi; non possibile che questo non avvenga con una ridistribuzione del gi scarso personale. Ed altrettanto difficile che la soppressione e laccorpamento delle funzioni delle soprintendenze ai beni storico-artistici con quelle ai beni architettonici non abbia come conseguenza proprio il trasferimento a nuovi incarichi di personale qualificato, indebolendo la tutela attiva sul territorio, comera gi avvenuto al momento della costituzione delle direzioni regionali e dei poli museali. Ma, per quanto concerne la riduzione numerica delle soprintendenze, il problema da rimarcare un altro, di natura culturale e storica: il vulnus inferto al patrimonio artistico e parliamo del patrimonio artistico del Belpaese di cui si decreta non la contestualit, ma la subalternit a un altro settore di beni, negando insieme la specificit delle competenze indispensabili a conoscerlo, conservarlo e valorizzarlo, mentre proprio la peculiarit delle competenze disciplinari costituisce storicamente il principio fondante dellazione di tutela in Italia. Per la stessa ragione inammissibile che, malgrado la ratifica della Convenzione Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, non si faccia nemmeno cenno al patrimonio etnoantropologico nella denominazione della direzione generale e delle soprintendenze territoriali, ormai riferite alle Belle Arti, mentre lIstituto centrale per la demoetnoantropologia rimane affidato a uno storico dellarte e il territorio resta totalmente sguarnito della professionalit specifica.
Da parte del governo sembra esservi qualcosa di pi: lintenzione di ridimensionare a tutti i livelli ruolo e funzione del personale tecnico scientifico interno al ministero. I funzionari tecnico-scientifici sono stati esclusi dai comitati tecnico-scientifici, dove potranno sedere solo persone di nomina politica senza che vi siano pi rappresentanti eletti dal personale.
La gestione territoriale: pi gracile la struttura, pi farraginosa lamministrazione
Lart bonus (dl 83/2014, convertito in legge 106/2014) rende pi complicata e macchinosa lamministrazione, prolungando liter degli atti emessi dalle soprintendenze: per questi atti lart. 12 prevede la possibilit di una revisione da parte di commissioni apposite composte di dirigenti dello stesso ministero. Questo incide sui rapporti fra le soprintendenze e le altre amministrazioni pubbliche, soprattutto quelle locali; appesantisce i passaggi e riduce la capacit delle strutture ministeriali di intervenire sul governo del territorio, indebolisce quindi le istanze che le soprintendenze rappresentano: la difesa dellinteresse pubblico e la garanzia di uno sviluppo sociale ed economico equilibrato.
Negli ultimi tempi le soprintendenze sono state ripetutamente descritte fra gli altri, dal presidente del Consiglio come strutture perennemente in conflitto con altri poteri, locali o nazionali, nei confronti dei quali eserciterebbero pesanti vessazioni: istituzioni fuori dal tempo e dalla realt. Di qui la presunta necessit di garantire le altre istituzioni dello Stato dalla loro prepotenza. Va da s che questa rappresentazione quanto meno tendenziosa: spesso le soprintendenze lavorano insieme alle amministrazioni locali, con risultati pi che positivi.
Nel momento in cui si sta per imporre al paese un piano di opere pubbliche la cui realizzazione presuppone la pi completa libert da vincoli storici e ambientali, ed quindi destinata a produrre un contrasto durissimo con le ragioni della tutela, linsieme di provvedimenti che disarmano i funzionari sul campo risulta inquietante. Verrebbe da pensare che non sono i presunti eccessi dei soprintendenti che si vuole colpire, ma la loro indipendenza intellettuale e una libert di giudizio soggetta solo alla deontologia professionale. In questi giorni la vicenda siciliana della revoca improvvisa degli incarichi dei soprintendenti da parte del Presidente della Regione, segnalata in tono preoccupato dal presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, dimostra cosa pu produrre lassoggettamento di incarichi tecnico scientifici al potere politico.
Biblioteche e archivi
Biblioteche e archivi hanno subito lennesimo pesante ridimensionamento: eppure costituiscono un insieme sembra assurdo doverlo rammentare che non ha riscontro in altri paesi per ricchezza di materiale e importanza delle sedi.
Per le biblioteche il Mibact dovrebbe svolgere in particolare il compito storico di gestire e sviluppare i servizi nazionali con le Biblioteche nazionali e la rete del Servizio bibliotecario nazionale SBN, nonch coordinare i progetti di digitalizzazione. Pi in generale il Ministero dovrebbe promuovere le biblioteche come strumento di crescita culturale e sociale, un sistema integrato che deve assicurare servizi agli utenti a diversi livelli, dalla scuola alluniversit, per il cittadino come per lo studioso.
Nellambito della riorganizzazione del Ministero, le due biblioteche nazionali di Roma e Firenze dovrebbero lavorare insieme come una sola Biblioteca nazionale (lItalia lunico paese che ne ha due). Per quanto riguarda la prevista creazione di poli bibliotecari cittadini per Roma e Firenze, mentre appare condivisibile la proposta per questultima, le cui biblioteche presentano caratteristiche sufficientemente omogenee, del tutto improprio appare laccorpamento delle biblioteche romane, diversissime fra di loro, in un unico polo. Sembra pi efficace un riassetto che preveda il collegamento delle biblioteche storiche di conservazione con la Nazionale e la creazione di un polo per le altre.
Parallelamente deve essere inoltre affrontato il tema delle altre biblioteche pubbliche statali, per le quali nella riforma sembra mancare ogni ipotesi riorganizzativa, prevedendo anche forme integrate di gestione fra istituti presenti in una stessa regione.
significativo del clima attuale e delle prospettive del settore, e merita una seria riflessione ci che avviene allArchivio Centrale dello Stato di Roma: il Mibact di recente ha ipotizzato di utilizzare un'ala dell'ACS per mostre; dopo aver speso cifre esorbitanti per adattamenti in un edificio che non propriet' del Ministero bens dell'ente EUR, si progetta ora di trasferire i documenti a Pomezia, da dove per consentirne la consultazione sar necessario un trasporto su navetta: una soluzione improponibile in qualunque paese civile.
I musei
1. le tre fasce
La riorganizzazione suddivide i musei in fasce in base a motivazioni difficili da decifrare e che nemmeno i pi convinti sostenitori delloperazione hanno saputo indicare: non in base al numero di visitatori, n in base alla qualit delle opere o allestensione delle raccolte, n in base a criteri di prossimit topografica si separano amministrativamente persino raccolte nelle quali sono ripartite per generi le medesime collezioni, caso emblematico quello di Palazzo Pitti e degli Uffizi.
Separando musei e territorio si contraddicono decenni di studi che hanno saputo ricondurre raccolte e testimonianze ai contesti dorigine, e si compie unoperazione incredibilmente regressiva rispetto a quanto di meglio la ricerca scientifica ha realizzato dallUnit a oggi. Chi mai separerebbe oggi i reperti archeologici dal sito di provenienza? E un museo dal suo contesto storico o naturale? Da pi parti stata richiamata la necessit per lamministrazione di fare sistema, di un approccio organico, olistico alla tutela e alla gestione dei beni culturali; tuttavia sembra che nei fatti si proceda decisamente nella direzione opposta, staccando i musei dal contesto urbano e ambientale di cui fanno parte, dividendo raccolte complementari fra loro e lacerando un tessuto storico unitario.
La proposta ha suscitato proteste e rivendicazioni giustificate dalla percezione netta del pericolo che la riorganizzazione rappresenta, finalizzata come a una riduzione di risorse; e dalla consapevolezza che nella circostanza rimanere indietro pu essere fatale. Del resto, il ministro stesso ha pi volte prospettato la chiusura di musei che non abbiano un numero di visitatori sufficiente a giustificarne lesistenza.

2. musei e turismo
Tutta impostata sulla integrazione fra cultura e turismo, la proposta del ministro Franceschini azzera conoscenze acquisite e la funzione didattica del patrimonio, per suddividerlo in funzione di un turismo consumistico e non certo sostenibile.
Si asseconda infatti un turismo potenzialmente distruttivo per i beni, rinunciando a orientare i visitatori in modo da dar loro una visione pi completa e meno parziale del patrimonio storico e naturale, indirizzandoli verso mete non famose ma significative. Si lascia che sia esclusivamente il mercato a regolare i flussi, continuando quindi a convogliare unenorme pressione su poche sedi e pochi monumenti, ponendo seri problemi di conservazione senza peraltro offrire unidea corretta dellinterazione arte citt ambiente. Proprio mentre si istituisce una direzione generale per leducazione, si rinuncia a orientare il pubblico, come sarebbe anche pi conveniente economicamente, su localit e siti importanti ma fuori dai circuiti pi frequentati.
Si lascia ampiamente nel vago la definizione dei circuiti regionali che dovrebbero comprendere musei nazionali, provinciali o comunali e non si spiega perch mai un circuito dovrebbe integrare solo i musei e non anche i monumenti, le architetture, i centri storici, lambiente.
3. musei: cambiare direttori o cambiare organizzazione?
Il decreto art bonus ha proposto una novit: a dirigere i musei pi importanti potranno andare personalit della cultura che non siano nei ruoli del ministero per i beni culturali. Agli aspiranti tuttavia Franceschini richiederebbe un master in gestione: evidentemente la sola competenza specifica nella discipline del patrimonio non ritenuta sufficiente.
A parte lestrema vaghezza su competenze e modalit di selezione degli eventuali aspiranti alla direzione di musei, non convince limpostazione del problema. I nostri musei sono indietro non per mancanza di idee da parte degli addetti ai lavori, ma per mancanza di risorse. Sotto questo aspetto, il ministro sembra preferire alla sostanza la dichiarazione deffetto, lesibizione mediatica. La conduzione di un museo resa innovativa innanzitutto dalla sua organizzazione: a cosa serve cambiare un direttore, magari chiamando qualcuno che abbia esperienza in qualche sede importante dellestero, se non si cambia anzitutto il modo di ripartire compiti e attivit allinterno delle strutture? Chiunque capisce che se si vuole migliorare lattrattiva e le iniziative di un museo la soluzione non ingaggiare delle star, ma migliorare lorganizzazione e le condizioni del lavoro. Una selezione internazionale per scegliere il direttore che lasci al vincitore lattuale situazione difficilmente produrr differenze apprezzabili. E difficilmente risulter appetibile per un aspirante direttore, quale che ne sia il compenso.
A impedire ai nostri funzionari e direttori di realizzare un rinnovamento nella gestione non stata la penuria di idee, ma lassenza delle risorse necessarie perch non rimanessero sulla carta. Ancora adesso i funzionari dei beni culturali riescono a realizzare solo a fatica e in minima parte ci che vorrebbero. Con mezzi sempre pi limitati sono spesso riusciti a migliorare lofferta e ad accrescere linteresse per i monumenti che sono loro affidati, sebbene debbano farsi carico di aspetti gestionali e amministrativi dei quali i loro omologhi delle grandi istituzioni estere sono esenti.
Proposte serie, avanzate, di avanguardia, sullinnovazione dei musei i soprintendenti e i direttori di musei italiani ne hanno prodotte nel tempo moltissime. Va ricordato, a questo proposito, che lidea dellautonomia dei musei nata con lo scopo di rendere ogni museo pi capace di perseguire i propri scopi educativi e didattici. Era insomma unautonomia funzionale che si perseguiva con la finalit di stabilire un rapporto sempre pi efficace con la societ, di adeguarsi alla sua evoluzione. Da trentanni in qua, invece, per autonomia si inteso il perseguimento di introiti finanziari: se unistituzione non rende non merita e va chiusa. Ma gli ospedali rendono? E le scuole? E gli istituti di ricerca quali profitti diretti producono?
Viceversa, si continua a equivocare sullefficienza e sulla redditivit dei musei, pensando di affidare parte della gestione e dei servizi dei musei a privati. Procedendo sulla strada sbagliata aperta tanti anni fa dalla legge Ronchey, il Ministero delleconomia sta per istituire un bando di gara da mezzo miliardo di euro per appaltare a privati servizi di gestione integrata e valorizzazione dei luoghi di cultura. Attualmente allesame della Consip, la societ del tesoro che si occupa di beni e servizi per lamministrazione pubblica, se ne prevede luscita in ottobre; il ridimensionamento del personale del ministero forse la premessa di questa colossale devoluzione, senza precedenti per le sue dimensioni. Ha un significato che nelle tante occasioni recenti in cui ha esposto le idee del governo sul futuro dei beni culturali il ministro Franceschini non abbia trovato modo o tempo di anticipare o accennare a questo provvedimento?
Il contesto. Edilizia senza vincoli e Sblocca Italia
Lidea che i beni pubblici abbiano valore solo se possono essere tradotti in denaro anche alla base dei provvedimenti in materia di urbanistica e di opere pubbliche che il governo ha appena emanato: il decreto Sblocca Italia, che resuscita le Grandi opere, e la Direttiva quadro territoriale presentata dal ministro per le Infrastrutture Lupi; questultima si presenta come un piano nazionale delle infrastrutture, nel quale il paesaggio subordinato al governo del territorio, che annulla lo strumento del piano comunale, sul quale prevalgono accordi fra pubblico e privato, e che prevede interventi sulle citt in assenza o in difformit dello stesso piano urbanistico (art. 17).
Simpone a questo punto una domanda: in questo quadro dinsieme, quali reali competenze potr avere la nuova direzione generale per lArchitettura contemporanea e le periferie?
Gli interventi che il governo intende promuovere muovono interessi enormi, rispetto ai quali le finalit della tutela risultano un intralcio. La riorganizzazione del Mibact va quindi considerata nel contesto di unazione di governo che individua come principale linea di sviluppo il consumo di suolo pubblico, fuori da ogni pianificazione o interesse pubblico. Rimettono in moto il meccanismo dei grandi appalti riservati a pochi, predispongono misure straordinarie per sospendere garanzie, vincoli, diritti di chi vive nei luoghi interessati. Con la possibilit che regioni ed enti locali seguano o accentuino la tendenza. In questi giorni la regione Campania ha eliminato norme che regolamentano lassetto del territorio, spalancando di nuovo le porte allabusivismo, anche nelle aree a rischio vulcanico.
Gli interventi sulle soprintendenze sembrerebbero propedeutici a questo assalto.
Dal dopoguerra a oggi lItalia ha subito questa idea distorta di sviluppo e lattuale governo sembra porsi sulla stessa linea; si distingue semmai perch ha pubblicamente identificato dei nemici nei funzionari dei beni culturali. A ciascuno i suoi: Berlusconi aveva pi volte individuato degli avversari nella scuola e nelluniversit, Renzi e i suoi tra chi lavora nelle soprintendenze.
Tutela partecipata?
Nel dibattito di questi giorni stata opportunamente evocata come frontiera pi avanzata e progressista della tutela quella che prevede la partecipazione di cittadini al governo e alla tutela del territorio attraverso comunit locali, comitati di base. Invece il governo sembra andare nella direzione opposta: predispone atti imposti dautorit, grandi stanziamenti di denaro pubblico riservati a una platea sempre pi ristretta e che hanno ripercussioni sulla vita di molti. Un esempio: nel decreto Sblocca Italia non si fa distinzione fra i cantieri fermi per impedimenti burocratici e quelli invece interrotti per lintervento di comitati locali e movimenti di opinione. Lazione del governo nega o contraddice ci che dovrebbe essere la tutela partecipata prefigurata da Salvatore Settis nel suo Azione popolare; qui al contrario sembra piuttosto di vedere cose molto pi consuete: dirigismo e inappellabilit delle decisioni prese dai vertici della Stato.
Proposte
Recuperare la consapevolezza della funzione sociale e civile dei Beni culturali, che anche quella di mantenere il senso forte di appartenenza a una comunit che non lasci indietro nessuno.
Rivedere il concetto di valorizzazione, intenderlo come attuazione dei diritti di cittadinanza e allistruzione.
Estendere quanto pi possibile gli ingressi gratuiti particolarmente odiosa la cancellazione recente di quelli per i pensionati sullesempio di quanto si fa in altri paesi europei: in Inghilterra tutti i musei nazionali sono gratuiti, ma non il solo modello dal quale si possa imparare, anche sul piano economico.
Come prospettiva, progettare un sistema dei beni culturali che sia la base per una prospettiva di progresso sociale ed economico.
Linsieme sedimentato nei secoli delle espressioni e dei prodotti culturali deve essere considerato patrimonio pubblico: la propriet pubblica dei beni culturali del Paese, che si formata storicamente, non ha nulla a che vedere con la propriet giuridica dei singoli beni. Il tentativo di ricavare risorse dallo sfruttamento di questo patrimonio oltre a metterlo in pericolo ne mortifica persino le potenzialit economiche.
Ricerche ben note dimostrano, oggi come in tante fasi del nostro passato storico, quanto lo sviluppo economico sia direttamente proporzionale al livello culturale della popolazione, da costruire attraverso la promozione della ricerca e dellistruzione. Daltra parte, limportanza del patrimonio culturale per la societ pu e deve essere valutata anche sotto il profilo economico in ragione della sua capacit di creare e mantenere posti di lavoro.
1. Un New Deal per il Patrimonio
Qualunque proposta di vero miglioramento presuppone loperazione opposta a quella messa in atto dal governo: presuppone cio un rifinanziamento del ministero, da anni sistematicamente depauperato finanziariamente e nel personale. Occorre assumere personale a tutti i livelli, da quello di custodia a quello tecnico scientifico, attivando subito i concorsi per il reclutamento. Pi personale e ben qualificato, anche per sostituire chi va in pensione: molte strutture rischiano la chiusura per mancanza di addetti. Assumere finalmente, e non a tempo determinato, persone anche al di sopra dei quarantanni, perch il precariato si estende molto oltre quel limite di et. Il metro per lassunzione pu essere solo quello della migliore competenza possibile, e chi ha studiato e insieme lavorato da precario nel settore per anni ne ha certamente pi di chiunque altro, perch ha competenza, esperienza e passione che non vanno disperse.
Il servizio migliora tenendo aperti quanto pi possibile siti e musei; un dovere istituzionale e rende (Ostia Antica ha superato Pompei nel numero delle presenze semplicemente grazie al prolungamento dellapertura).
Attingere ai fondi che lEuropa destina allItalia per la cultura e altre voci come scuola e ricerca, regolarmente inutilizzati per assenza di un progetto strategico e di cenni alle lezioni apprese dal periodo di programmazione 2007-2013 (lettera della Commissione Europea al governo italiano, luglio 2014).
2. Una tutela attiva
Va ricordato che la tutela non solo difesa di una situazione stabilizzata, di un patrimonio definito e ormai circoscritto, ma anche ampliamento del patrimonio e delle conoscenze relative. unattivit in continuo progresso.
Ricerca, tutela e valorizzazione sono tre momenti di ununica attivit. Non esiste separazione tra processi che sono consequenziali e assolutamente integrati: la realizzazione di un nuovo allestimento in un museo non pu prescindere dalla tutela e dalla conoscenza specialistica, requisiti necessari per modificare lordinamento delle opere, introdurre nuove opere, migliorare le spiegazioni attraverso pannelli, didascalie, supporti vari alla visita. Analogamente, la realizzazione di esposizioni temporanee non pu prescindere da progetti scientifici, adeguati alla struttura museale, ideati e curati da chi conosce la materia e le opere conservate in altri musei italiani e stranieri. La valorizzazione passa solo attraverso queste azioni. Il resto nei servizi, biglietteria, librerie, caffetterie ecc. che sono gi affidati a organismi privati come i concessionari, con i quali si pu attuare un salto di qualit e un miglioramento complessivo dellofferta. Mettere i funzionari in condizione di esprimere le loro capacit, liberandoli di incombenze amministrative che i loro colleghi in altri paesi non hanno e lasciando loro il tempo e mezzi per studiare e realizzare soluzioni nuove per didattica, mostre, restauri. Riconoscere pienamente il loro status di ricercatori, di studiosi, oltre che di custodi della memoria. Un direttore di museo o monumento spesso opera senza neppure un incarico formalizzato, laddove conferire maggiore autonomia a tutti i responsabili scientifici di raccolte museali consentirebbe loro una maggiore capacit diniziativa anche nei rapporti con i privati, le cui donazioni sono spesso condizionate alla realizzazione effettiva e rapida di un progetto.
3. Universit e beni culturali
Una delle poche aperture apprezzabili nella riorganizzazione Franceschini il ritorno a un rapporto pi stretto fra universit e strutture della tutela.
In realt lapporto e la collaborazione tra istituti dei beni culturali e universit sono prefigurati in maniera ancora molto approssimativa. Pi che con riferimento alla direzione generale per leducazione e la ricerca, questa collaborazione prevista fra le attivit coordinate dalle singole direzioni generali.
Su questa strada bisognerebbe insistere, ampliando il pi possibile la partecipazione delle universit alle attivit di tutela e valorizzazione e ricordando che unadeguata formazione universitaria deve essere la sola via per accedere ai ruoli tecnico-scientifici del ministero.
Le convenzioni con luniversit possono essere utilmente istituite prevedendo stage e tirocini in tutti i servizi, da quello di assistenza tecnica a quelli didattici a quelli scientifici, senza pensare di surrogare lattivit istituzionale del Mibact con manovalanza studentesca. Agli studenti va offerta una possibilit di formazione operativa, unesperienza sul campo, non sfruttamento. Nelle biblioteche e negli archivi, tirocini per la catalogazione e la digitalizzazione, da parte di studenti che seguono lo specifico indirizzo di studio.
Occorre evitare che la nuova direzione generale resusciti la tendenza allautarchia gi presente e manifestata nellamministrazione con la costituzione di scuole di formazione interna dei funzionari. Al contrario, occorre predisporre modalit di impegno e di lavoro che costruiscano un rapporto di collaborazione e non concorrenziale fra universit e strutture della tutela.
In questa prospettiva di collaborazione pu essere incentivata la formazione permanente dei funzionari, assicurando loro periodicamente periodi di studio e di aggiornamento sia per quanto riguarda gli aspetti amministrativi del loro lavoro che levoluzione delle conoscenze, nella metodologia e nella critica, nonch la partecipazione attiva di dirigenti e funzionari del Ministero nellinsegnamento universitario di materie tecniche e professionali.
Va incentivato ed esteso il metodo dellarcheologia preventiva, anche con riferimento alla carta geologica, con obbligo di acquisire in via preliminare carta del rischio sismico e idrogeologico.
4. Il ruolo dei privati e delle societ in house
Avviare una ricognizione approfondita, un bilancio degli effetti che lassegnazione a istituzioni private di servizi integrati, didattici, di biglietteria ha comportato negli ultimi trentanni. Rivedere il problema anche alla luce delle esperienze svolte delle pi avanzate istituzioni culturali pubbliche estere che gestiscono in autonomia questi servizi.
Rivedere il ruolo delle societ in house, come gi raccomandava il documento della Commissione DAlberti.




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