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Palermo. La comunit scientifica e le associazioni ambientaliste contro le trivellazioni. Vincolare i Banchi del Canale di Sicilia per salvare un ecosistema unico al mondo
2014-12-10
Sicilia Antica
Mail alla Redazione del 10-12-2014

Comunicato Stampa

Palermo. Far diventare i Banchi del Canale di Sicilia patrimonio dellumanit per salvare un ecosistema unico al mondo contro le trivellazioni e un devastante parco eolico. E questa la sintesi dellincontro di studio che si svolto presso la sede della Soprintendenza del Mare a Palermo a cui hanno preso parte docenti universitari, ricercatori ed esponenti di associazioni ambientaliste.

I Banchi sono ecosistemi di eccezionale valore ecologica e ambientale, ma a dispetto della loro importanza naturalistica, economica e culturale, sono oggetto diniziative incompatibili con la loro tutela e la conservazione del loro ruolo, che minacciano lintegrit di questo delicato e importante ecosistema.

Uninsensata corsa al cosiddetto oro nero, con le trivellazioni petrolifere in quel tratto di mare, mettono in pericolo zone di grande pregio marino esponendole al rischio dinquinamento derivante dalle varie attivit, sia durante la fase di ricerca che di sfruttamento, che produrrebbero danni di enorme portata per lequilibrio ecosistemico dellarea e per lintegrit del suo patrimonio culturale.

Inoltre recentemente sono stati definiti progetti per realizzare nei Banchi del Canale di Sicilia parchi eolici che prevedono la realizzazione di centinaia di piloni, alti ognuno circa 60 metri e fissati su basamenti di cemento, difesi da imponenti opere di protezione e interconnessi tra loro da centinaia di chilometri di cavi e rispettiva centrale sui fondali collegata a quella di terra mediante cavi interrati. La realizzazione di queste opere deturperebbe irrimediabilmente la naturalit dei luoghi compromettendo irreversibilmente la loro biodiversit, la loro funzione ecologica e condannerebbe le specie e gli ecosistemi protetti che essi ospitano.

Il Canale di Sicilia possiede fondali tra i pi importanti del globo terracqueo, poich vi si trovano conservate le testimonianze della vita delluomo preistorico e un patrimonio immenso di civilt costituito dagli innumerevoli relitti di ogni epoca e origine che sono lemblema del forte carattere interculturale di questarea che ne fa lo spazio di mare pi ricco di storia di tutto il Mediterraneo.

La comunit scientifica e le associazioni ambientaliste chiedono in un documento che venga opposto il vincolo di interesse europeo nellarea e inoltre avviare un coinvolgimento dei paesi transfrontalieri interessati: Tunisia, Libia e Malta per unazione pi adeguata di tutela e salvaguardia.

Tra i firmatari del documento Franco Andaloro, Aurelio Angelini, Fabio Badalamenti, Michele Buffa, Stefano Donati, Giuseppe Giaccone, Antonio Mazzola, Giovanni Tumbiolo, Sebastiano Tusa, e per le Associazioni ambientaliste: WWF, SiciliAntica, Legambiente, ItaliaNostra, Gruppi Ricerca Ecologica, oltre a diverse amministrazioni di comuni rivieraschi.

Il documento vuole essere linizio di un percorso che non si concluder fino a quando non verr salvaguardato un ambiente dal valore inestimabile e che vede insieme comunit scientifica e movimenti civili, come stato affermato durante lincontro: una collettivit che cerca di tutelare la propria terra.

In allegato documento.



I Banchi del Canale di Sicilia

Il Canale di Sicilia caratterizzato da una piattaforma continentale europea ristretta e da una piattaforma continentale africana molto estesa separate da unampia, ma moderatamente profonda, scarpata continentale. I numerosi bassifondi, detti anche secche o banchi, sorgono sia sulla piattaforma continentale europea sia su quella africana.

I pi noti sono:

- Banco Avventura a circa 26 miglia dallIsola di Favignana. Con cappello a 18 metri di profondit. Attualmente anche luogo di ormeggio di una nutrita flotta da pesca tunisina che vi ancora tra una battuta di pesca e laltra. Il banco sorge in acque internazionali.

- Banco Pantelleria a 21 miglia dall'omonima isola. Ha un cappello a 14 metri dalla superficie, che sorge su fondale pianeggiante ricco di vegetazione, e prosegue con lenta pendenza sino a 25-35 metri di profondit dalla quale inizia la caduta.

- Banco Skerki equidistante dalle coste siciliane, sarde e tunisine ed caratterizzato da una biodiversit ricchissima di pesci, invertebrati e vegetali; secondo alcuni autori potrebbe essere unarea di riproduzione mediterranea dello squalo bianco, di cui sono stati avvistati anche giovanili. Il Banco risale da circa 200 metri di profondit fino ad arrivare a pochi centimetri dalla superficie in un punto noto, per questo, ai pescatori come zero e segnalato sulle carte nautiche come Scoglio Keith. Il Banco, per, molto vasto, misurando 18 chilometri di lunghezza con molti altri cappelli pi profondi.

- Banco Talbot si trova a 38 miglia da Skerki, in direzione sud-est, troviamo un fondo piatto, anche questo d'origine vulcanica. Tutto intorno la secca degrada con lunghe creste parallele fra loro. Particolarmente ricca la parte vegetale caratterizzata da posidonia e laminarie.

- Banco Terribile sorge tra Sciacca e Pantelleria; la sua sommit si trova a circa 20 metri di profondit. Con il banco Graham e Nerita, costituisce un ampio rilievo sottomarino a forma dirregolare ferro di cavallo aperto verso Nord-ovest, che si innalza sul pavimento marino profondo, da 250 a 500 metri circa, dominando la piattaforma continentale siciliana prospiciente Sciacca.

- Banco Graham composto da diversi cappelli e pinnacoli associati, la parte pi nota Ferdinandea, sorta tra Pantelleria e Sciacca, nel 1831, che, dalla sua nascita alla sua scomparsa, fu seguita e studiata dai pi illustri scienziati dell'epoca. Adesso si ritiene che quello che resta dell'Isola, sia un cono vulcanico nella parte sud-est del banco Graham, con una base ampia circa 500 metri che arriva a circa 9 metri dalla superficie.

Vi sono altri banchi meno famosi nello Stretto di Sicilia, noti ai pescatori, ai biologi, ai geologi e agli oceanografi marini per il loro ruolo ecologico nellecosistema del mediterraneo centrale, alcuni di questi sono: Tetide, Anfitrite, Galatea, Nerita, Cimotoe, Birsa, Alcil, El Baobuch, Pinne Marine, Alga, Nameless, Madrepore.


PER IL PARCO DEI BANCHI DELLO STRETTO DI SICILIA
RISERVA DELLA BIOSFERA

Lo Stretto di Sicilia rappresenta un settore del bacino Mediterraneo di elevata rilevanza sociale, economica ed ambientale. I popoli che abitano in questa regione possono vantare grandi tradizioni storiche e culturali di diversa origine (araba, berbera, greca e latina-occidentale) che, nel corso dei secoli, hanno convissuto e raggiunto insieme grandi traguardi, testimoniati dalle tradizioni culturali e marinare che permangono ancora ai nostri giorni attraverso insigni realizzazioni nel campo della cultura materiale e immateriale.
Lo Stretto di Sicilia , inoltre, oggi unanimemente considerato il principale hotspot della biodiversit mediterranea. In questo tratto di mare tra Sicilia, Malta, Libia e Tunisia sono presenti tutte le specie marine protette del Mediterraneo capodogli, balene, tursiopi, stenelle, delfini, globicefali, grampi, squalo bianco, cetorino, mobula, tartaruga comune (caretta caretta), tartaruga liuto, foca monaca, Posidonia oceanica, Pinna nobilis, Lithophagaspp., laminarie, maerl, corallo rosso, ecc..
Nellambito dei piani di monitoraggio dellOsservatorio Regionale sulla Biodiversit della Regione Siciliana, stata condotta dallISPRA una campagna di ricerca svolta, dal 18 al 29 luglio di questanno a bordo della nave oceanografica Astrea. I piani di monitoraggio sono rivolti a colmare vuoti conoscitivi sulla biodiversit dei mari, che circondano lIsola, con particolare riferimento ai Banchi dello Stretto di Sicilia e alla biodiversit delle aree idrotermali e vulcaniche sommerse. I banchi sino a oggi osservati sono stati il banco Avventura, il banco Terribile, il banco Pantelleria e il banco Graham con Ferdinandea e altri 8 coni e pinnacoli minori. I risultati preliminari, analisi delle acque superficiali e profonde, hanno gi evidenziato oltre 100 specie animali e vegetali e 10 diversi habitat, di cui almeno 13 specie e 7 habitat sono protetti, in varia misura da accordi e normative internazionali.
Lo Stretto di Sicilia rappresenta attualmente anche la pi importante zona di pesca di specie maggiori e minori di grandi pelagici, di specie demersali e sono presenti nellarea anche stock di piccoli pelagici come le acciughe, gli sgombri e le sardine che hanno consentito, sin dallantichit, linsediamento delluomo sulla costa.
Un ruolo essenziale, unico e irreplicabile per la biodiversit e la produttivit dello Stretto di Sicilia, giocato dai banchi o bassi fondali (Graham, Skerki, Avventura, Talbot, Terribile, Alluffo, banco di Pantelleria, ecc.) che rappresentano ambienti fragili ma indispensabili alla diversit biologica e alla produttivit dellintera area.
La rilevanza ecologica e naturalistica di questi peculiari biotopi ha indotto gli stati costieri che si affacciano nello Stretto di Sicilia a valutare la possibilit di realizzare nellarea dei banchi una zona protetta transazionale che rappresenti un santuario della biodiversit per tutelare le specie protette e gli ecosistemi sensibili e impedire la pesca illegaleed altre attivit che rischiano di alterare irreversibilmente lhabitat ed il patrimonio ivi esistente. Per la protezione degli habitat, soltanto lungo le marine e le coste della Sicilia occidentale gi si contano 26 S.I.C. oltre 7 Z.P.S. e 7 A.M.P.
Linteresse culturale, ambientale ed economico di proteggere, con il coinvolgimento insieme allItalia dei paesi sia transfrontalieri (Malta) che di prossimit (Libia, Tunisia) lo Stretto di Sicilia ha nella tutela dei banchi unimportanza preminente.
In particolare, i banchi dello Stretto di Sicilia rappresentano un ecosistema di incredibile rilevanza ecologica per precisi motivi scientifici poich creano una discontinuit naturale sulla monotonia di fondali mobili esercitando attrazione da corpo solido (tigmotropismo positivo) per molte specie per le quali diventano un meeting point in mare aperto.
Inoltre i suddetti banchi:
realizzano una discontinuit batimetrica e di substrato accogliendo fauna e flora non insediabile sui fondali in cui il banco sorge; la biodiversit dei banchi risulta essere estremamente alta e mostra una elevata variabilit rispetto alla sua natura, alla profondit ed allesposizione.
giocano un ruolo ecologicamente rilevante poich gli ecosistemi di basso fondo del largo sono molto diversi dagli analoghi costieri essendo sottoposti a minore impatto antropico (overfishing, inquinamento, turismo) e naturale (apporto terrigeno e di nutrienti da parte di corsi dacqua, sedimentazione costiera).
offrono rifugio o tana ad adulti di molte specie marine diventando cos aree di riproduzione in grado di sostenere gli stock ittici e il sistema ambientale dello Stretto di Sicilia nel suo complesso (nasello, triglia di scoglio, triglia di fango, pagello fragolino, scorfano rosso, scorfano di fondale, seppia, polpo, moscardino muschiato, gattuccio, scampo, gambero rosa, gambero rosso, gambero viola, mostella). Tradizionalmente in essi, infatti, sono state prevalentemente incentrate le attivit di pesca di Mazara del Vallo che hanno consentito fatturati annui anche di circa 200 milioni di euro.
rappresentano aree di nursery per molti organismi marini naturalmente difese dalla pesca industriale.
sviluppano un livello trofico aggiuntivo in ambiente pelagico offrendo risorse alimentari addizionali a specie di grandi predatori quali mammiferi marini e squali.
ospitano biocenosi sensibili e fragili come posidonieti, coralligeno del largo, merl (alghe calcaree), oggi protette dalle convenzioni internazionali ed integre solo in ambiente di banco, essendo state seriamente compromesse in ambiente costiero.
favoriscono la costruzione di un micro-sistema completo, sviluppando rapporti ecosistemici ed una biodiversit unica e non replicabile.
consentono la fissazione dellenergia ed il suo trasferimento trofico creando biomassa che viene esportata nelle aree vicine.
Inoltre, la fruizione ricreativa e culturale dei banchi dello Stretto di Sicilia pu rappresentare una prospettiva rilevante di didattica ambientale, di offerta sostenibile del paesaggio sommerso fruibile sia dal turismo subacqueo che da una utenza diffusa, attraverso sistemi di visione remota.
Questi sono solo alcuni tra i motivi che rendono i banchi dello Stretto di Sicilia degli ecosistemi di estrema importanza ecologica e ambientale per il Mare Mediterraneo la cui tutela necessaria sia nel rispetto della conservazione della diversit biologica raccomandata da numerosi strumenti internazionali (Countdown 2010, Convention on BiologicalDiversity, Mediterranean Action Plan, Convenzione di Barcellona, Direttiva Habitat, ACCOBAMS, Convenzione di Bonn, ecc.) sia al mantenimento del loro ruolo produttivo a livello di bacino (Precutionaryapproach to fishery (FAO), Code of Conduct for a ResponsibleFishery (FAO), Reikjavichdeclaration ecc.).
Nello Stretto di Sicilia si conserva anche un eccezionale Patrimonio culturale sommerso. La Dichiarazione di Siracusa del marzo 2001 e la Convenzione internazionale UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale sommerso (Parigi novembre 2001) entrata in vigore il 2 gennaio del 2009, hanno posto la necessit di tutelare e valorizzare il patrimonio culturale ancora presente nei fondali del mare Mediterraneo poich bene comune dellumanit. Lo Stretto di Sicilia possiede fondali fra i pi importanti del globo terracqueo, poich vi si trovano, conservate le testimonianze della vita delluomo preistorico (dal paleolitico inferiore al neolitico) in una delle aree pi interessanti di contatto tra continenti, essendo stato in gran parte emerso fino alla fine del Pleistocene e gli inizi dellOlocene. Numerosi insediamenti abitati preistorici si trovano oggi sotto metri dacqua nella vasta area tra la Sicilia la Tunisia e la Libia.
Alla fine del Pleistocene e inizi dellOlocene (Paleolitico superiore e Mesolitico) risalgono le prime raccolte di molluschi marini rintracciate nelle grotte costiere. Allinizio del Neolitico risalgono le prime esperienze di pesca. A epoca greca romana risalgono le prime installazioni per la pesca e la lavorazione del pescato rese evidenti da elementi e complessi architettonici diffusi lungo le coste della Sicilia, della Tunisia e della Libia.
Con la scoperta delle qualit intrinseche dellossidiana avvennero le colonizzazioni neolitiche di Malta, di Pantelleria, delle Pelagie, delle Eolie ed anche di molte isole dellEgeo.Con il commercio dei metalli gli scambi mediterranei e le relative rotte si organizzarono e divennero frequenti creando i primi sistemi mercantili, cretesi e micenei.Nei primi secoli del I millennio a.C. si ripresero i commerci con la diaspora fenicia e la colonizzazione greca verso oriente e verso occidente. Con lo sviluppo del commercio, richiesto dallesistenza di grandi agglomerati urbani, comparvero grandi aziende commerciali e le prime grandi imprese di trasporto marittimo.
I fondali dello Stretto di Sicilia conservano un patrimonio immenso di civilt costituito dagli innumerevoli relitti di ogni epoca e origine che sono lemblema del forte carattere interculturale di questarea.La ricerca archeologica ha permesso di tracciare i flussi e sistemi commerciali del Mediterraneo sia in senso Est-Ovest che Nord-Sud, gi dalla seconda met del II millennio a.C. Viaggiavano merci di ogni tipo. Dal grano al vino ed allolio, ma anche frutta e pesce secchi. Inoltre in varie localit del Mediterraneo sono stati documentati trasporti marittimi di materiali lapidei eelementi da costruzione fin dal I secolo a. C. Oltre i convogli e le rotte marittime dellantichit e della classicit, si annoverano anche le rotte marittime militari di et fenicio-punica, greca e romana, medievale e moderna.
Lo Stretto di Sicilia certamente lo spazio di mare pi ricco di storia di tutto il Mediterraneo. Unipotesi storiografica tuttaltro che fantasiosa pone il metaforico limite delle Colonne dErcole proprio tra la Sicilia e il Nord Africa almeno fino allet arcaica e classica per poi spostarsi verso Gibilterra durante lellenismo.
Numerosi relitti testimoniano luso delle rotte commerciali nel Mediterraneo nelle varie et e in buona parte interessano le aree dello Stretto di Sicilia; da Pantelleria (Scauri) a Porto Palo di Menfi, a Marausa (Trapani), alle Egadi e tracce consistenti di relitti di epoca greca - romana si hanno perfino a Lampedusa, nella vicina Linosa e nello scoglio di Lampione. Una grande concentrazione di relitti antichi, in acque profonde, si trova a nord-ovest della Sicilia, lungo una via di comunicazione tra Roma e il Nord Africa: nei pressi del Banco Skerki a circa 800 m di profondit, sono stati rinvenuti otto relitti di varia epoca. Sulle coste tunisine e libiche annoveriamo decine di relitti tra cui ricordiamo quello ricco di oggetti darte scultoria in bronzo e marmo di Madhia presso lomonima cittadina costiera tunisina.
Una grande statua bronzea raffigurante un satiro in atteggiamento di danza vorticosa, un vero capolavoro dellarte greca della fine del IV secolo a.C. attribuito a Prassitele, stata recuperata tra Pantelleria e capo Bon. In et medievale e moderna le navigazioni commerciali e militarisintensificarono lasciandoci ulteriori testimonianze nei gi ricchi fondali dello Stretto.
Su tali trame commerciali e sul retaggio di quelle pi antiche si costruita la civilt mediterranea che interpreti del calibro di Braudel, Pirenne, Matvejević, e Abulafia ci hanno mirabilmente descritto. Una civilt unitaria ma fortemente articolata e ricca di tradizioni, credenze, consuetudini, miti e leggende che sono alla base della nostra esistenza di cittadini del Mediterraneo.
Anche la storia pi recente conserva negli abissi di questo mare le sue pagine pi significative attraverso la presenza dei tanti relitti risalenti al secondo conflitto mondiale.Dal giugno del 1940 al settembre del 1943 vi si svolse quellinsieme di operazioni aero - navali ufficialmente definito''Difesa del Traffico", ma pi noto come la Battaglia dei Convogli". In quegli anni in questa zona del Mediterraneo si confrontarono da una parte le unit militari e mercantili italiane, impegnate a rifornire di uomini e materiali i fronti d'oltremare, e dallaltra parte le forze navali britanniche che a tali azioni si opposero, prima, e, da alleate, poi, le protessero.Tutti quegli eventi hanno prodotto affondamenti, e dunque relitti, che hanno assunto valore storico e sacro poich cimiteri di guerra. A ci si aggiungano i numerosi inabissamenti registrati durante la prima guerra mondiale, soprattutto per siluramento dei micidiali u-boot tedeschi, tra i quali si ricorda quello del piroscafo Ancona che portava in America tanti nostri poveri connazionali in cerca di fortuna.
A dispetto della loro importanza naturalistica, ecologica, economica e culturale, i banchi dello Stretto di Sicilia sono gi oggettidiniziative incompatibili con la loro tutela e la conservazione del loro ruolo ecologico, paradossalmente giustificate e addirittura motivate da presunte quanto inverosimili attenzioni per lambiente.
E, pertanto, urgente e necessario disciplinare la pesca a strascico e altre attivit consimili, individuando zone dinterdizione poich continuare tali tipi di attivit al ritmo attuale significherebbe la distruzione pressoch totale sia della biodiversit che del patrimonio culturale sommerso.
Recentemente sono stati definiti progetti per realizzare nei banchi dello Stretto di Sicilia parchi eolici che prevedono la realizzazione di centinaia di piloni, alti ognuno circa 60 metri e fissati su basamenti di cemento, difesi da imponenti opere di protezione e interconnessi tra loro da centinaia di chilometri di cavi e rispettiva centrale sui fondali collegata a quella di terra mediante cavi interrati.
La realizzazione di queste opere, non solo deturperebbe irrimediabilmente la naturalit dei luoghi ma distruggerebbe attraverso i lavori di scavo, posa, messa in uso e attivit lambiente dei banchi interessati compromettendo irreversibilmente la loro biodiversit, la loro funzione ecologica e le specie e gli ecosistemi protetti che essi ospitano. La realizzazione dei parchi eolici nei banchi infliggerebbe altres una profonda ferita alla sensibilit ed allintelligenza di quanti ancora pensano sia possibile coniugare sviluppo ed ambiente.
Ma un altro pericolo incombe sullintegrit di questo delicato e importante ecosistema. Si tratta della ripresa di uninsensata corsa al cosiddetto oro nero nei mari italiani, con le trivellazioni petrolifere offshore. Zone di pregio marine e costiere sono esposte al rischio dinquinamento derivante dalle varie attivit connesse sia inerenti la fase di ricerca che di sfruttamento. L'uso dell'air-gun nella ricerca geologica, luso di fanghi e fluidi durante le attivit di ricerca e perforazione, il rilascio delle acque di produzione e i possibili rischi dincidentinelle piattaforme offshore costituiscono rischi imprevedibili quanto possibili che produrrebbero danni di enorme portata per lequilibrio ecosistemico dellarea in questione e per lintegrit del suo patrimonio culturale.
Quanto previsto risulta ancora pi assurdo se si pensa che tale ripresa delle attivit estrattive potrebbero produrre una quantit di petrolio (9,778 milioni di tonnellate) che, stando ai dati sui consumi nazionali (59 milioni di tonnellate consumate in Italia nel 2013), sarebbe sufficiente a risolvere il nostro fabbisogno petrolifero per sole 8 settimane, appena due mesi (fonte Legambiente).
La pressione per laccelerazione di tale attivit talmente forte che con la legge 134/12 sono stati fatti salvi tutti i procedimenti autorizzativi aperti al giugno 2010 e buona parte di questi prevedono impianti all'interno della fascia marina delle dodici miglia. Si assiste, dunque, alla riapertura delle istanze di permesso di ricerca in precedenza rigettate.
Nello Stretto di Sicilia sono gi in attivit 5 piattaforme che a fine 2013 hanno estratto ben 301.471 tonnellate di greggio (42% della produzione nazionale a mare) e gi sono state avanzate altre 3 richieste di concessione e altre 10 istanze di ricerca. Tra Gela e Ragusa, si trovano le piattaforme Gela, Perla (ad appena 13 chilometri dalla costa, di fronte a una delle raffinerie pi grandi del paese), Prezioso, Vega A, per un totale di 33 pozzi. E gi pronta la nuova piattaforma Vega B, a poco pi di 12 miglia dalla costa, che dovrebbe garantire 16,7 milioni di barili di petrolio tra il 2016 e il 2037.Le piattaforme Perla e Prezioso (entrambe di propriet dellENI) dai primi anni ottanta raccolgono il petrolio estratto da una decina di pozzi per poi mandarlo in raffinazione all'impianto costiero di ENI a Gela. Vega A, con 15 pozzi, di propriet Edison, ha prodotto quasi 170 mila tonnellate nel 2011.Un progetto che gli investitori definiscono importante per il nostro Paese ma che lascia molti dubbi per quanto riguarda la tutela ambientale e la tutela dello Stretto di Sicilia, gi ampiamente minacciato da 14 nuove richieste di permessi di ricerca e concessioni di coltivazioni.
Il dossier del WWF "Trivelle in vista" mette in evidenza, inoltre quanto.." i canoni annui per le licenze sono risibili e non incidono assolutamente sui costi di produzione, visto che il prezzo del petrolio va alle stelle e il margine di guadagno per i petrolieri sale esponenzialmente".
Certamente la cultura ecologica e non solo, ha gi creato abbondante sensibilizzazione nellopinione pubblica e certamente si avverte come imperativo il coniugare cultura, partecipazione e diritti, nelle forme delle tutele dei beni indispensabili al migliore sviluppo delle condizioni di vita per questa e per le generazioni future.
Pertanto invitiamo le Istituzioni, gli Enti pubblici, le Associazioni, i circoli intellettuali, la pi vasta opinione pubblica e tutti coloro che nella tutela dei beni pubblici individuano e verificano il sussistere dellinteresse culturale, ambientale, sociale ed economico a mettere in atto iniziative mirate a sensibilizzare lopinione pubblica ed i centri decisionali a desistere dallintraprendere siffatte attivit che, inevitabilmente ed irreversibilmente, arrecherebbero danni ingenti allecosistema dei banchi ed al loro patrimonio culturale.
Sono da difendere numerose specie marine protette del Mediterraneo e stock ittici di particolare importanza commerciale. Lo sviluppo della pesca delle specie selvatiche, con procedure artigianali e sportive, sviluppo del turismo culturale e scientifico, non sono contemplati nei business plan delle societ petrolifere.
Auspichiamo, pertanto, interventi mirati e tempestivi al fine di sottrarre alla possibile distruzione e preservare per future generazioni uno degli ultimi lembi di Mediterraneo con un ambiente culturale dove si conservano livelli di naturalit comparabili a quelli che avrebbero potuto osservare, migliaia di anni fa, i primi navigatori di questo mare e che ancora oggi giocano un ruolo determinante nelleconomia dellintero Mediterraneo centrale.
Il dibattito culturale sul tema si intensifica di giorno in giorno, non soltanto le opposizioni di politici e cittadini ma ora anche la Scienza prova a spiegare al Governo perch le scelte adottate in materia energetica rappresenterebbero un grave ostacolo allo sviluppo economico del nostro Paese. Risulta significativa, a tal proposito, una lettera firmata da 22 scienziati dove contenuto l'appello accorato a ritirare le disposizioni per le trivellazioni off shore nei mari italiani.
LItalia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria manifatturiera, un settore dove il nostro Paese sempre stato allavanguardia. Sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie a esse collegate il nostro Paese ha unoccasione straordinaria per trarre vantaggi in termini economici (sviluppo occupazionale) e ambientali dalla transizione energetica in atto.
Gli scienziati ricordano che la vera fonte di energia risiede nel risparmio energetico purch sia adottato come strategia nazionale e non solo come iniziativa del singolo cittadino. Nella riqualificazione energetica degli edifici, nella riduzione dei limiti di velocit sulle autostrade, nel sostegno dell'uso delle biciclette e dei mezzi di trasporto pubblici si trovano inaspettate risorse energetiche da rivalutare e condividere, piuttosto che nelle trivellazioni alla ricerca didrocarburi che rappresentano oramai i combustibili da archiviare e dismettere.Lunica via percorribile per stimolare una reale innovazione nelle aziende, sostenere leconomia e loccupazione, diminuire linquinamento, evitare futuri aumenti del costo dellenergia, ridurre la dipendenza energetica dellItalia da altri Paesi, ottemperare alle direttive europee concernenti la produzione di gas serra e custodire lincalcolabile valore paesaggistico delle nostre terre e dei nostri mari consiste nella rinuncia definitiva a estrarre le nostre esigue riserve di combustibili fossili e in un intenso impegno verso efficienza, risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili e della green economy.
Le energie rinnovabili non sono pi una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dellenergia elettrica su scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari.La transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili sta gi avvenendo in tutti i Paesi del mondo e l'Unione Europea ha messo in atto una strategia che propone come soluzione al riscaldamento globale, oltre al supporto al Protocollo di Kyoto, il cosiddetto "Pacchetto Clima 20-20-20", che prevede l'aumento del 20% nell'efficienza energetica, la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra e l'aumento del 20% della quota di energie rinnovabili entro il 2020. Nel 2011 la Commissione europea ha, inoltre, adottato la comunicazione "Energy Roadmap 2050" e si impegnata a ridurre le emissioni di gas a effetto serra all80-95% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050. Nella tabella di marcia per l'energia 2050 la Commissione esplora le sfide poste fornendo obiettivo di decarbonizzazione dell'UE e allo stesso tempo garantire la sicurezza dell'approvvigionamento e la competitivit di energia.
Al fine di evitare che i rischi derivanti dalle attivit summenzionate vengano intraprese si propone di realizzare il grande parco dei banchi dello Stretto di Sicilia da inserire nella riserva della biosfera dellUNESCO che conta gi 612 riserve in 117 paesi dei cinque continenti e 9 in Italia. Lesistenza del grande Parco dei banchi dello Stretto di Sicilia potr bloccare per sempre le pericolose attivit summenzionate ed avviare quel virtuoso sviluppo basato sulla valorizzazione delle qualit intrinseche di questo territorio sia nel campo della biodiversit che storico-culturale.



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