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L'ulteriore riforma del Mibact rischia di polverizzare la tutela
2016-02-04
CUNSTA



La Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte esprime viva preoccupazione per la seconda fase della riorganizzazione degli uffici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, che prevede l’accorpamento delle attuali soprintendenze per l’archeologia agli uffici, di recentissima istituzione, che già assommavano le competenze per i beni artistici e per quelli architettonici, con la contestuale creazione di nuovi aggregati dirigenziali; l’istituzione di altri dieci musei autonomi, compresi alcuni parchi archeologici; la configurazione di una nuova Direzione Generale che vede riuniti i beni archeologici, storico-artistici e architettonici, riproponendo di fatto un modello anteriore alla stessa creazione del Ministero.

Le preoccupazioni riguardano in prima battuta il metodo dell’operazione, intrapresa per decreto e annunciata senza un dibattito parlamentare e neanche quel confronto preliminare con i professionisti della tutela che la delicatezza del processo avrebbe reso quanto mai opportuno. La stessa tempistica appare perlomeno inopportuna, considerato che cade nel mezzo di un complicato processo di riplasmazione del Mibact che non era stato annunciato come prima fase di una riforma più ampia, e che dunque ora non potrà andare a regime, paralizzando il già faticoso lavoro degli uffici ministeriali.

Ma ancor più fondata è l’apprensione per il merito della riforma. In linea di principio può infatti ritenersi condivisibile accentrare le funzioni di tutela in un solo ufficio territoriale, purché esso disponga delle risorse necessarie ad affrontare i compiti che gli sono assegnati dalla legge e a fornire un servizio pubblico che è stato recentemente ribadito come “essenziale”. Non si può invece condividere la redistribuzione di competenze, mezzi e personale (peraltro già ridotto all’osso) in annunciate nuove soprintendenze dai confini spesso artificiosi, che sembra debbano rispondere al fine prevalente di armonizzarsi con i territori di competenza delle prefetture - cui saranno di fatto subordinate - vanificando i benefici dell’accorpamento. E che in ogni caso appare arduo impostare e far funzionare a costo nullo, come vorrebbero le direttive ministeriali.

La Consulta teme pertanto che questi ulteriori stravolgimenti finiranno per penalizzare non solo l’efficienza degli uffici, ma anche e soprattutto l’esercizio di funzioni, nella media e lunga durata, che richiedono profili specifici di grande esperienza tecnica e robusto spessore culturale, il cui numero andrebbe considerevolmente aumentato. Il patrimonio della nazione non ha bisogno di nuovi uffici, ma di nuove persone, giovani e preparate. In questa ulteriore fase della riforma, invece, la storia dell’arte e l’archeologia vengono ulteriormente indebolite proprio in quel che per secoli è stato punto di forza della cultura italiana, e punto di riferimento per la comunità internazionale: il rapporto con il territorio, la tutela diffusa, il dialogo tra i musei e il Paese che li alimenta. Sul piano logistico, accorpamenti affrettati e privi di adeguate risorse compromettono, fra l’altro, gli stessi strumenti garanti dell’efficacia di un tale presidio territoriale, quali i consolidati patrimoni di archivi documentari e fotografici.

Anche alla luce delle perplessità manifestate nella prima fase, e in relazione ai comunicati delle altre associazioni professionali, degli organismi scientifici, della società civile, questa Consulta chiede pertanto al Ministro per i Beni e le Attività Culturali di ripensare la riforma in atto, aprendo un dialogo costruttivo con tutte le professioni dei beni culturali, nel quale gli storici dell’arte universitari sono pronti a fare la loro parte: nell’interesse di un patrimonio dalla cui difesa dipende buona parte della capacità di progettare il nostro futuro.

4 febbraio 2016

http://www.cunsta.it/news/articoli-news-cunsta/176-l-ulteriore-riforma-del-mibact-rischia-di-polverizzare-la-tutela.html


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